Playoffs SUKA Award 2016 (Semifinali Conf.)

Back-To-back dei San Antonio Spurs che dopo aver sukato al 1° turno degli scorsi Playoffs all’ultimo secondo contro i Los Angeles Clippers (CLICCA QUI per leggere) anche quest’anno si aggiudicano il nostro “SUKA Award” dopo esser stati eliminati dagli Oklahoma City Thunder alle Semifinali di Conference…parlare degli Spurs non è mai facile per via della campana di vetro che li ha sempre protetti in questi anni però è arrivato il momento di tirare una/due martellate col Mjolnir di Thor a questa barriera.

SAN ANTONIO SPURS

Questo è un FALLIMENTO, forse il più eclatante dell’era Popovich-Duncan.

Possiamo discutere che Oklahoma City ha giocato meglio, ci ha messo più grinta, più fisico, aveva più fame, che ci sono stati episodi sfortunati, ma gli Spurs erano stati costruiti per VINCERE quest’anno con obiettivo minimo minimo la acclamata finale di Conference contro i Warriors, quella su cui tutti ci hanno scartavetrato le palle come la vera finale di questa stagione.
La miglior franchigia della Lega per coaching-staff, organizzazione, giocatori e GIOCO (aspetti impossibili da criticare) eliminata dai massimi rappresentati dall’anti-Cristo della pallacanestro (i cosiddetti Heroesball) andando, perché oltre il danno c’è pure la beffa, a fare compagnia ai cugini dei Dallas Mavericks 2006/07 come uniche franchigie a non raggiungere le Finali di Conference con almeno 65 vittorie in stagione regolare. Pesante, se si pensa al cammino nell’arco della Regular Season.

C’è sempre stata una sudditanza mediatica nei confronti dei nero-argento quando bisognava criticarli, alla fine in un modo o nell’altro si risolveva tutto col più classico dei “Eh va bè però in fondo tutto sommato peccato ma si dai…“, snervante ritornello che in NFL ho udito per anni quando di mezzo ci finiva un giocatore; vivere nella casa dei Dallas Cowboys (Texas) ha sempre giovato agli speroni ed è un fatto innegabile e indiscutibile, perché alla fine anche quando finiva male c’era sempre tutta la stampa col mirino puntato su Jerry Jones-Tony Romo-Jason Garret, questa tranquillità ha aiutato Gregg Popovich ad erigere quel castello che oggi tutta l’NBA invidia per solidità, organizzazione, serità ed efficienza. Un lusso che davvero pochissime franchigie del panorama americano possono vantare.
Voi potete replicare che il Texas non è gli Stati Uniti, vero, ma i Cowboys furono e sono ancora oggi soprannominati “America’s Team”, volente o nolente avranno sempre i riflettori della Nazione addosso e tutto quello che li circonda (Mavericks, Rockets, Spurs, Astros, Rangers, Texans, Stars) non conta, volete un esempio? Secondo voi in questi giorni di che cosa si sta parlando: dell’eliminazione degli Spurs o della scelta di Ezekiel Elliot?

Tutta questa intro per evidenziare che i San Antonio Spurs in questi Playoffs erano la squadra con MENO PRESSIONE rispetto a Golden State, Cleveland e la stessa Oklahoma City, allora come è potuto succedere questo clamoroso upset? Andiamo con la lente d’ingrandimento sul roster.

QUINTETTO

Escluso l’Eterno Tim Duncan che in una serie totalmente inadatta a lui come questa ha dato tutto con l’eleganza, l’intelligenza, la tecnica e la classe che solo lui può vantare in NBA, adesso vi analizzo gli Spurs come se fosse una qualunque squadra da titolo che ha fallito il suo obiettivo:
Kawhi Leonard: Stagione formidabile, “D.P.O.Y” ancora una volta stra-meritato ma era nell’aria che sarebbe arrivato nell’elitè della Lega per rimanerci in pianta stabile, quel 4° periodo di Gara4 da -18 di +/- è pesato sull’economia della serie contando il momento di quella partita, della serie (2-1 SAS) e che lui è il Go-to-Guy della squadra, contro Durant non poteva nulla perché quello è Kevin Durant e le persone troppo spesso si dimenticano chi è e cosa può fare, ci si aspettava più personalità.
LaMarcus Aldridge: 41 punti in G1, bravissimo, immarcabile…e poi? Se Tim Duncan a 40 anni è stato l’unico di tutti gli Spurs a contenere/disturbare le sfuriate di Westbrook c’è qualche domanda da porsi, Aldridge è stato costantemente in ritardo su tutti gli aiuti, male nelle ultime 2 partite ma non è una novità, giocatore che sotto pressione non sempre risponde bene.
Danny Green: Chi l’ha visto?
Tony Parker: Riporto alcuni commenti di voi lettori “È quello messo peggio tra Duncan e Ginobili” e “È un cadavere”, si mormora che San Antonio proverà a prendere Mike Conley in estate, è da EuroBasket 2015 che Parker NON è più il giocoliere che era e l’assenza del suo contributo si è sentita.

PANCHINA e qui arriva il bello, hanno dato ad R.C Buford il riconoscimento di “Executive Of The Year” per aver preso:
Un inconcludente come David West.
Un finito come Andre Miller che in questa pallacanestro anche se dotato di immensa intelligenza tattica non può giocare.
Un pistolero da singola serata come Kevin Martin inadatto a squadre di sistema.
Gli snobbati come  Boban Marjanovi e Kyle Anderson, giocatori sul quale si poteva lavorare di più durante la stagione per svilupparli
Patty Mills che ha sbagliato la tripla del possibile 2-0, l’amatissimo Professore Boris Diaw (fantasma).

Patti chiari, potrà finire domani l’era Popovich-Tri Amigos ma non finirà l’era Spurs perché le basi per restare nei piani alti ci sono a partire dal papabile successore del Pop (qualora decida di dedicarsi già dall’anno prossimo solo a Team USA) ossia Ettore Messina, la stella e l’alfiere ci sono (Leonard-Aldridge) oltre al pacchetto ambiente+organizzazione che affascina sempre i Free-Agent, quindi me li aspetto ancora li in alto magari con qualche sconfitta…ma questo rimane il capitolo più doloroso e buio della loro storia che per fortuna tutti se lo dimenticheranno al 1° intercetto di Tonino…o meglio, pare già esser stato cancellato, beati loro!

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Quindi cari amici di San Antonio…

* Il SUKA Award è stato introdotto su NBA-Evolution l’anno scorso, è il riconoscimento che assegniamo a quella squadra o giocatore che rosicano ardentemente, un award che si sta espandendo tanto che a SKY Sport Formula 1 il grande Leo Turrini ha il suo chiamato “Rododendro”.

F.M.B

F.M.B

Una vita passata nello sport specialmente nel mondo della pallacanestro, praticamente appassionato di tutti gli sport con una predilezione per quelli Made In USA. Non ho una squadra NBA preferita, tendo a simpatizzare quelli snobbati/odiati dalla comunità o i casi patologici, in NFL invece vi basti sapere TB12. Nickname: F.M.B