Finals 2016, Gara3: analisi tecnico/tattica

LeBron regala scudi giocattolo ai suoi compagni e io abbandono controvoglia le gioie dell’espansione di The Witcher 3 per seguire questa gara 3 delle Finals 2016.

ANALISI TECNICO/TATTICA G3

Nelle prime due partite i fattori discriminanti sono stati due: una pessima difesa e un attacco statico da parte dei Cavaliers.
E’ bastato correggere soltanto uno di questi problemi per rimettere in pista LeBron e compagni.
Causa infortunio di Kevin Love i Cavs scendono in campo con un quintetto piccolo, con James da 4 e Richard Jefferson da 3, proprio quest’ultimo a mio avviso una delle chiavi di questo riassestamento difensivo di Cleveland.
Richard Jefferson non è mai stato un difensore superlativo, ma la sua presenza sul campo consente alla difesa di chiudere più rapidamente e più efficacemente i giochi sul perimetro, cosa che Kevin Love non è in grado di fare per stazza e per voglia.
Questo dettaglio, unito ad un visibile atteggiamento più aggressivo su entrambi i lati del campo, permette ai Cavaliers di mettere subito la testa avanti, mentre i Warriors sonnecchiano aspettando di veder passare una tempesta che però non passerà.

AZIONE 1

Ecco il quasi intangibile (statisticamente) contributo di Jefferson in difesa.

A01

Qui i Warriors cercano di costruire un attacco veloce con un blocco pin down per l’uscita di Klay Thompson da 3.
La marcatura della guardia di Golden State è affidata a JR Smith (distintosi per la pessima difesa durante le prime due partite) quindi, anche se si tratta di uno schema “semplice”, è più che legittimo portare l’attacco nelle mani di Klay Thompson.

A02

Green attende che Thompson prenda il blocco di Barnes sul perimetro per passargli la palla, notare come Jefferson (3) sia già sceso per darsi la possibilità di girare intorno al blocco.

A03

Ora Jefferson (3) ha chiuso velocemente, mentre JR Smith (2) rimasto nei paraggi fa il suo. Una difesa del genere non è sufficiente ad infastidire un tiratore come Klay Thompson nei giorni migliori, ma stanotte è bastata a fargli sbagliare questo tiro.
Ci fosse stato Kevin Love, probabilmente il close out sarebbe avvenuto molto più lentamente, o non ci sarebbe stato del tutto.
Questi piccoli dettagli, insieme ad un Irving di lusso che ha punito da qualsiasi distanza, hanno permesso ai Cavs di mettere da subito la testa avanti.

AZIONE 2

Il contributo di Jefferson non si è visto solo nelle rotazioni sui blocchi, ma anche negli aiuti.
Un quintetto piccolo come quello messo in campo da Cleveland per gran parte della partita, deve assolutamente affidarsi alla mobilità in difesa, agli aiuti e a qualche azzardo.

B01

Qui i Warriors giocano uno schema simile a quello visto in precedenza, ovvero un pin down per un’uscita sul perimetro.
Iguodala porta palla, marcato da Jefferson (3), Curry (SC) e Thompson si apprestano a partire, mentre Bogut attende il segnale.

B02

Curry (SC) qui ha già girato intorno a Thompson per perdere la marcatura di JR Smith (2), ora sarà compito di Irving (1) marcarlo.
E’ da notare come Klay Thompson non abbia davvero portato un blocco, ma piuttosto sia stato Curry a sfruttare la sua posizione come “palo” per liberarsi del suo uomo.

B03

Ora il blocco di Bogut toglie dall’equazione anche Irving (1) e la situazione si fa critica per i Cavaliers.

B04

Ricezione rapida e tiro in sospensione, ma sia Tristan Thompson (5) che Richard Jefferson (3) sono riusciti a chiudere molto rapidamente costringendo Curry ad un rilascio un po’ affrettato.
Anche in questo caso si tratta di un tiro che in condizioni “normali” Curry avrebbe messo, ma la pressione difensiva e l’intensità messa dai Cavs sembra aver destabilizzato l’attacco Warriors, sopratutto nella parte iniziale di questa partita.
C’è da dire che la spaziatura di Iguodala non è delle migliori, visto che dopo il passaggio avrebbe dovuto allargare per portarsi via l’uomo. Così come Bogut, marcato da Irving avrebbe potuto ruotare verso il pitturato e chiamare il passaggio.

Nel mentre l’attacco dei Cavs non brilla per fantasia o coralità, ma piuttosto per fisicità e furbizia. Degno di nota il fatto che siano riusciti ad indurre Stephen Curry a caricarsi due falli prima della fine del primo quarto. Curry ha avuto problemi di falli sin dall’inizio di questa serie, e potrebbe essere per Cleveland uno di quei punti da sfruttare a proprio favore.

AZIONE 3

Nel secondo quarto, con la panchina in campo, Golden State riesce ad accorciare le distanze. Senza Curry e Klay Thompson in campo, le priorità difensive di Cleveland sono meno definite, e la loro aggressività meno pronunciata.
La partita non è particolarmente bella da vedere, i Warriors non riescono girare come vorrebbero, costretti dalle maglie strette della difesa avversaria, mentre i Cavs si guadagnano i propri punti a morsi e spallate, offrendo uno spettacolo più gladiatorio che cestistico.
La tenuta difensiva, e fisica, di Curry viene messa ulteriormente a dura prova, mentre sull’altro lato del campo non riesce a produrre come vorrebbe, con molte palle perse e percentuali basse. Il nervosismo aumenta e il numero 30 si guadagna il terzo fallo prima della chiusura del quarto.
Nel mentre i Cavaliers continuano a difendere decentemente, con addirittura qualche prestazione d’ensamble come questa:

C01

Qui Curry (SC) è difeso da LeBron James (4), che gli concede visibilmente lo spazio di penetrare sulla destra.

C02

La guardia dei Warriors non se lo fa ripetere due volte e si butta dentro.
Notare come il nostro Richard Jefferson (3) sia già indietreggiato per essere presente in aiuto.

C03

Intrappolato tra tre uomini Stephen Curry realizza di essersi cacciato in una brutta situazione. Il problema vero è che nessuno dei suoi compagni sul lato forte si è mosso liberando una linea di passaggio.
Klay Thompson per esempio è inspiegabilmente ancora fermo coperto dal suo uomo e da Barnes che avrebbe potuto (dovuto?) muoversi in angolo.

C04

Palla persa e contropiede Cavs.

In definitiva questa partita non riapre necessariamente la serie delle Finals, il livello di fisicità ed energia che Cleveland ha dovuto portare in campo per vincere questa gara (anche se con ampio margine) non è sostenibile per tutto il resto della serie.
Il lavoro fatto per contenere Klay Thompson e Stephen Curry è sorprendentemente efficace, ma Golden State ha dimostrato di poter ottenere grandi prestazioni da chiunque, ha la panchina molto lunga e sopratutto molto ben accessoriata, mentre i Cavs hanno ricevuto dalle loro seconde linee un contributo quasi trascurabile, con LeBron che questa partita ha accumulato addirittura 40 minuti di utilizzo (cifra enorme se si conta che l’ultimo quarto ha avuto un ampio momento di garbage time con le riserve in campo).
Visto il successo ottenuto con questo quintetto piccolo molte domande sorgeranno al ritorno di Kevin Love, e coach LeBron dovrà prendere delle decisioni importanti.
Sì, ho detto coach LeBron.

Adrien

Adrien

Il basket dei playground milanesi gli regala esclusivamente infortuni, relegandolo ad una vita di solo NBA League Pass e cibo del discount. Cuore giallo-viola con Bargnani sempre in cima ai suoi pensieri…ma non quelli nobili Nickname: Adrien

  • Shady

    Complimenti per le analisi che rate dopo ogni gara, puntuali e comprensibili anche da “plebei” del basket come sono io e penso anche altri