Favre-Rodgers e quel passaggio di testimone…

La domanda più di moda fra gli addetti ai lavori NFL di questo periodo è quella legata a chi debba essere il quarterback dei Dallas Cowboys: il rookie fenomeno Dak Prescott che ha guidato la squadra nell’ultimo periodo ad un lusinghiero record di 5-1 (primo posto in NFC East) o il veterano Tony Romo al rientro dall’infortunio che lo ha tenuto sulla sideline per queste prime settimane di Regular Season?
La risposta sembra ovvia (Prescott, ndr) ma gli equilibri di una squadra di football americano (dove, ricordiamo, solo il roster dei giocatori attivi conta 53 giocatori a cui vanno aggiunti quelli della Practice Squad e tutta una pletora di coach e tecnici vari) sono molto delicati e determinati passaggi di consegna vanno ponderati in maniera approfondita.

any-given-sundayIn qualche modo, la vicenda ricorda quella della pellicola “Ogni Maledetta Domenica” dove Jack “Cap” Rooney (Dennis Quaid), quarteback veterano dei Miami Sharks e vincitore di due campionati, si infortuna durante una partita ed è costretto a lasciare il posto allo sconosciuto Willie “Alien” Beamen (Jamie Foxx) che rivoluziona il gioco e guida la squadra alla post-season. Ed è proprio questa situazione a caratterizzare uno dei temi di questo film: il passaggio di consegne fra un veterano e il suo successore e di quanto questa fase possa essere traumatica per i protagonisti diretti e indiretti della vicenda.

Sulla questione Dak Prescott-Tony Romo ha voluto dire la sua anche Brett Favre, leggendario ex quarterback dei Green Bay Packers: l’indimenticato #4 ha sottolineato come Romo dovrebbe, secondo lui, vivere con tranquillità la vicenda e tenersi pronto perchè Prescott potrebbe faticare nel corso della stagione e il suo momento potrebbe tornare presto. Quella di Favre sarebbe uno dei migliaia di punti vista sulla vicenda se non fosse che lo stesso Favre ha già vissuto, anni fa, una situazione simile. E non è proprio filata via liscia…

Favre – Rodgers

Brett Favre - Aaron Rodgers - Green Bay Packers - NFL - Training-CampNel Draft del 2005, due sono i quarterback sulla cresta dell’onda e universalmente riconosciuti da tutti come i migliori prospetti in circolazione: Alex Smith da Utah e Aaron Rodgers da Cal. I San Francisco 49ers scelgono il primo e Rodgers deve aspettare ore prima di essere scelto dai Green Bay Packers con la numero 24 (è rimasta celebre la faccia di Rodgers che, stupito per il mancato interesse di altre squadre, si “cuoce” letteralmente da solo in attesa della scelta). Se Smith a San Francisco diventa subito titolare, a Green Bay, Rodgers trova davanti a se un monumento vivente. Brett Favre.
L’ex Southern Mississippi è un idolo per tutto il Wisconsin: la sua voglia di vincere e la sua determinazione in campo sono proverbiali, la sua tenacia e resistenza lo portano a stabilire il numero di partite consecutive giocate in NFL e il suo talento guida i Packers alla vittoria nel Superbowl XXXI (il primo titolo dall’epoca d’oro di Vince Lombardi).

Nell’autobiografia dello stesso quarterback “GUNSLINGER: The Remarkable, Improbable, Iconic Life of Brett Favre” in uscita ora negli USA, viene raccontato come Rodgers, considerato al tempo disinvolto ai limiti dello sbruffone, al primo incontro con Favre, lo salutò con un ironico “Buongiorno nonnino” che lasciò nel gelo più assoluto Brett. I rapporti fra i due non furono mai idilliaci e in un’intervista alla ESPN Favre dichiarò come nel suo contratto non ci fosse scritto che deve insegnare qualcosa a Rodgers e che, semmai, sarebbe stato lui ad dover apprendere qualcosa da lui. Il primo anno per il rookie da Cal fu veramente difficile con gli stessi compagni di squadra che mal sopportavano, inizialmente, l’atteggiamento troppo sicuro di se di Aaron rimanendo schierati dalla parte di Favre.

Quest’ultimo, dal canto suo, dalla stagione 2005 cominciò un lento declino (in termini di prestazioni) e un rapporto conflittuale con la dirigenza gialloverde che, resasi conto delle qualità sul campo di Rodgers, avrebbe voluto accelerare il passaggio di consegne. Ma una specifica clausola nel contratto di Favre rendeva difficile questa operazione e solo dopo la stagione 2007, Favre decise di annunciare il proprio ritiro. Per Rodgers arrivò finalmente il tempo di prendere in mano le chiavi dell’attacco dei Packers. Il resto è storia.

Con il #12 al centro dell’attacco, Green Bay continuerà ad essere una perenne candidata al post season, vincerà il Superbowl XLV contro gli Steelers e Rodgers catturerà il premio di MVP della Lega nel 2011 e nel 2014. Favre invece deciderà di stupire ancora tutti e dopo un’esperienza ai Jets approderà ai Minnesota Vikings (arci-rivali dei Packers) conducendoli ad un NFC Championship contro i New Orleans Saints, ad un passo (lancio?) dal Superbowl. Poi il definitivo addio all’ovale, il ritiro del suo leggendario #4 a Green Bay (dopo la riappacificazione con i tifosi che, nel ricordo degli anni passati insieme, “dimenticano” il periodo in Minnesota) e l’ingresso nella Hall of Fame.

Fabio G

Fabio G

Anconetano doc, seguo da anni gli Sport Americani e la NFL in particolare, con un occhio di riguardo per i Detroit Lions. Da poco collaboro con NBA-Evolution come redattore per la sezione NFL. Nickname: Fabio G