Sean Kilpatrick, un diamante dalla spazzatura

Avremmo potuto vederlo in quel di Torino invece oggi Sean Kilpatrick (26 anni), dopo esser stato snobbato al Draft 2014, dopo anni nelle fosse delle D-League e dopo 20 giorni con i Nuggets nel 2015 adesso è la punta di diamante dei Brooklyn Nets, il nostro amico Andrea Centra ha voluto scrivere un post sulla storia di questo uomo con la valigia adesso è l’eroe sull’altro lato dell’East River.

“Hai qualcosa dentro”

L’inizio al College di Cincinnati è durissimo, la sua mano sinistra è indisciplinata e gli fa perdere troppi palloni. Si allena per un anno senza poter giocare neppure una partita, il coach non lo ritiene ancora pronto; ma lui ha qualcosa dentro. Per questo diventerà il secondo miglior marcatore dell’intera storia della squadra.
L’anno successivo trova spazio, coach Cronin non può fare a meno di notare la determinazione di Sean, la sua voglia di lavorare duro. Avrà più di 20 minuti a partita per dimostrare che la sua mano sinistra è in continuo sviluppo e metterà 10 punti di media per ricordare a tutti che la destra non vuole smettere di far canestro.

Le stagioni seguenti saranno una scalata verso sogni che non possono essere nominati; il ragazzo che ha cresciuto i suoi fratelli, poco più piccoli, insieme alla madre (il padre è morto di cancro) non può permettersi di staccare i piedi per terra; tutto quello che ha fatto l’ha ottenuto lavorando. Le cifre della stagione da Senior, al quarto ed ultimo anno, sono da capogiro 20,6 punti a partita, 33 minuti di impiego e quasi il 40% da oltre l’arco; ma Sean nel suo ultimo anno al College vuole anche far felice mamma Regina e come un qualsiasi bravo ragazzo si laurea.

Arriva la sera del 26 Giugno 2014, la notte del Draft, la notte che può realizzare il sogno di Sean. A lui non interessa essere chiamato alla fine del primo giro o nel secondo, lui vuole solo far parte del mondo chiamato NBA.
Il primo giro passa ed alla fine del secondo è undrafted. La sua stagione da Senior non era bastata, gli apprezzamenti dei media non contavano più nulla. Le franchigie NBA non credono in lui, ritengono che a 24 anni sia un giocatore senza margini di miglioramento, ma non sanno che lui ha qualcosa dentro, qualcosa che deve ancora mostrare.
Sean non vuole lasciare andare il suo sogno, partecipa alla Summer League con i Philadelphia 76ers, ma nonostante buone prestazioni non trova spazio per partecipare ai training camp. Ad accoglierlo a braccia aperte c’è la D-League, nella quale fa quello per cui è nato, canestro; le squadre NBA continuano ad ignorarlo, lui continua a segnare, a difendere, con il cuore.

Il primo anno nella lega di sviluppo gioca per i Santa Cruz Warriors per poi venire scambiato ai DelaWare 87ers, durante questa stagione gioca 44 partite facendo registrare 14 punti di media, tirando con il 35% da tre ed il 90% ai liberi. Per Sean la stagione da Rookie tra i professionisti è positiva, lui sta lavorando sodo, aspettando solo il momento perfetto per tirare fuori quello che ha dentro.
Non smette di crederci mai, arrivano dei piccoli contratti da 10 giorni, dove fa bene e nei quali assaggia il campionato più bello del mondo, per poi tornare alla durissima realtà.

Nell’estate 2015 Torino è innamorata di questo giocatore e Sean ci pensa, ci pensa davvero. Partecipa alla Summer League con i Bucks conditi da 18,2 punti a partita ed i Lakers lo invitano a partecipare ai workout. Potrebbe essere la sua stagione, quella per regalarsi un sogno; Torino ha bisogno di sapere, il campionato è alle porte, il ragazzo si prende più tempo possibile per poi decidere di non smettere di sognare, perché lui ha qualcosa dentro.
Ma anche questa volta, dopo essersi illuso le porte del Paradiso gli si chiudono davanti. Nessuno lo capisce, nessuno crede che possa competere ai massimi livelli, nessuno vede quello che ha dentro.
Torna in D-League e continua a lavorare durissimo, nella seconda stagione con i DelaWare le sue cifre sono clamorose, in ventotto partite decora il tabellino personale con 26,4 punti per gara, tirando con il 43% dai 7,25 e catturando più di 4 rimbalzi. La sua determinazione non può essere ancora ignorata, il suo modo di trattare il pallone, la capacità con il quale riesce a costruirsi tiri dal palleggio ed accarezzare la retina non possono passare inosservati, il suo talento non può rimanere nel dimenticatoio.

28 Febbraio 2016, il suo sudore viene ripagato.Brooklyn. Probabilmente la squadra più disastrata e meno talentuosa della lega decide di puntare su di lui.

Lui risponde come al solito, con canestri e cuore. Il ragazzo ha qualcosa dentro e finalmente può farlo vedere. Il contratto è da dieci giorni, Coach Brown si innamora della tenacia e dell’energia che il ragazzo mette sul parquet; il primo contratto diventa anche il secondo, sempre da dieci giorni per poi venir confermato. Il sogno si realizza, Sean firma un contratto biennale.
Nelle ventitre partite giocate non smette nemmeno per un secondo di ringraziare i Nets, rende loro omaggio nell’unico modo che conosce, mettendo 14 punti a partita in 23 minuti d’impiego. La nuova stagione per la squadra parte anche meglio del previsto e complice di questo inizio c’è il ragazzo di New York con la valigia in mano, che viaggia a 16 punti e 5 rimbalzi di media.
I Clippers stanno facendo una delle migliori partenze di stagione di sempre, ma Sean ha qualcosa dentro che deve uscire, Sean non lo può più fermare.

La sua partita è da Predestinato: 38 punti, 14 rimbalzi e vittoria di squadra.

Sean ha vinto.
Si è preso il suo sogno nonostante fosse l’unico a crederci.

F.M.B

F.M.B

Una vita passata nello sport specialmente nel mondo della pallacanestro, praticamente appassionato di tutti gli sport con una predilezione per quelli Made In USA.
Non ho una squadra NBA preferita, tendo a simpatizzare quelli snobbati/odiati dalla comunità o i casi patologici, in NFL invece vi basti sapere TB12.

Nickname: F.M.B

  • Hanamichi Sakuragi

    bellissimo articolo e bellissima storia non la conoscevo

  • 8gld

    Si’, ben fatto. Solo piccolo appunto: mi piace quel “ha qualcosa dentro” ma rimane troppo utilizzato nel numero di righe scritte.
    L’avevo notato ma non sapevo questa parte.