Live From The Vault, il basket a portata di iPod

Ti svegli la mattina e vai su nba.com per leggere i risultati della notte, vieni su NBA-Evolution per discutere dei fatti salienti, uno sguardo su Elias per le curiosità numeriche e poi una full-immersion sui Social tra foto e video, questa è la giornata standard di un appassionato NBA ma adesso c’è una novità a portata di iPod, da un’idea di Alessandro Mamoli (SKY Sport), Mauro Bevacqua (Rivista NBA) e Ghemon (Rapper) eccovi LIVE FROM THE VAULT (#LFTV), 30′ di NBA spensierata con un sottofondo musicale.

LIVE FROM THE VAULT

Un nuovo blog? Un Podcast? Una rubrica? Uno speciale mensile? Niente di tutto questo, prima di tutto per scoprire tutti i dettagli di LFVT CLICCATE QUI dove troverete anche le info per partecipare attivamente (via crowdfunding) a questa nuova intrigante iniziativa cosa che io ho fatto per testare questo progetto e devo dire che oltre ad essere valido c’entra l’obiettivo del trio; la puntata pilota è, come nelle serie TV, una puntata pilota per illustrare a grandi linee a cosa si andrà incontro, poi ho ascoltato la prima puntata rimanendo piacevolmente soddisfatto, un mp3 che ti porti dietro e ascolti quando vuoi, quando prendi i mezzi per andare a lavoro, quando sei a casa e stai cucinando, quando vuoi sentire parlare di NBA senza troppi fronzoli o dettagli specifici da analisti, il tutto condito con le scelte musicali di un appassionato della palla a spicchi come Ghemon, presente nella colonna sonora di NBA 2K17 con “Adesso Sono Qui”.

Per spiegarvi meglio cos’è Live From The Vault mi sono recato presso gli studi di SKY Sport a Rogoredo (Milano) dove il buon Ale Mamoli mi ha concesso un’intervista per spiegare cosa consiste questo progetto.

Ghemon - Mamoli- Bevacqua - Love From The VaultUn’idea che nasce qualche mese fa ma quando è stato il momento in cui è scoppiata la scintilla che ha dato vita a Live From The Vault?
AM: In realtà ne parlavamo già da tempo con le solite discussioni, abbiamo spinto sempre più, trovato l’intesa, il come farlo, la possibilità tecnica e ci siamo lanciati. Serviva un nome, ce ne erano tanti sul tavolo e abbiamo scelto questo proposto da Ghemon anche perché ha un Hashtag (#LFTV) molto riconoscibile.

C’è stato qualche intralcio nella nascita di Live From The Vault, puoi raccontarci gli step che vi hanno portato fino a questo?
AM: Avevamo inizialmente parlato con un editore, chiamiamolo così, che era interessato ad una cosa di questo tipo, un podcast in cui si sarebbe parlato di pallacanestro, anche con una parentesi sul campionato italiano, secondo noi per la tipologia del programma con le contaminazioni che ci sono era meglio parlare di NBA. In linea di massima restiamo nell’ambito USA, è tramontata questa collaborazione con l’editore anche perché c’erano altre persone coinvolte, non riuscivamo a metterci d’accordo, la persona che rappresentava l’editore ha lasciato e l’idea sembrava essere accantonata. Invece poi ci siamo accordati io, Mauro e Ghemon.

Una puntata ogni 10 giorni, motivo di questa scelta? Impegni lavorativi, personali?
AM: Tutte e due le cose, non può essere una cosa che ci porta via gran parte del nostro tempo perché il nostro lavoro è altro, ci troviamo il giorno in cui registriamo la puntata, Ghemon individua i pezzi musicali da inserire e io mi occupo degli “Up-Sound” a seconda degli argomenti.

Puntata dalla durata 30′, sembrano tanti ma con gli spunti che l’NBA offre in 10 giorni non è facile comprimere tutto, come si sviluppa un episodio?
AM: Ci sentiamo qualche giorno prima partendo da quello che offre l’NBA, a volte partiamo da un’intuizione musicale di Ghemon che magari ci dice “In questo momento è uscito questo pezzo di questo rapper di Atlanta che va fortissimo” quindi cerchiamo di portare il tema verso Atlanta per poi ascoltare questo brano. C’è la possibilità attraverso i raiser, coloro che sostengono il progetto, di scriverci e dirci di cosa vorrebbero che parlassimo essendo loro protagonisti del progetto, c’è una ricompensa in base a come si vuol partecipare che va da un cappellino ad una giornata in redazione o venire a registrare una puntata.
Noi cerchiamo di stare nella zona in attualità, nell’ultima puntata il tema sarà Barack Obama, il Presidente più legato alla pallacanestro, un afro-americano che ha fatto la storia degli Stati Uniti quindi collegamento con Martin Luther King e a sua volta collegamento MLK Day NBA, poi Antetokounmpo, Houston e Joel Embiid che sui social fa sfracelli.

Progetto che da poco a preso il via, dando un’occhiata alle statistiche sul raising è un risultato che vi aspettavate o non ci fate molto caso?
AM: Non pensavamo niente, cerchiamo il sostegno delle persone per capire a quante persone può interessare pur sapendo che non è che se partecipano 50 o 100 persone interessa a 100 persone, chiaramente essendo una partecipazione dove si mette una quota, se questa cosa dovessimo un giorno metterla su una piattaforma FREE avremmo 1000 utenti, sulla partecipazione il numero si restringe ma su questo numero ristretto noi possiamo farci dei ragionamenti per capire se può interessare, se può avere un futuro, di cosa la gente vuol sentir parlare con feedback a seguito dei raiser che sono il nostro punto di riferimento.
Questo per noi è un test, ovviamente non pensiamo di proseguire col crowdfunding, questo ci da la possibilità di sperimentare, idealmente è un progetto a scadenza perché se non raggiungi il 100% si chiude il progetto e si viene rimborsati, noi invece più veniamo sostenuti più andiamo avanti.
Obiettivo 20 puntate, se va male ne registreremo tipo 10 o 5, cercheremo di portarlo a termine anche se non riusciamo a raggiungere l’obiettivo perché comunque i raiser ci danno la possibilità di esistere, di farci conoscere ed eventualmente ad arrivare a degli investitori futuri. Se non parti non puoi. Io nella mia vita ho pensato ad un sacco di progetti che non sono mai riuscito a fare perché ho sempre cercato prima i fondi per provare a farli, invece penso che se avessi avuto già in mano qualcosa avrei potuto convincere degli investitori. In una radio probabilmente saremmo finiti in un palinsesto con un programma musicale da rispettare, invece qui abbiamo libertà totale.

C’è tanta richiesta NBA, qual’è la chiave che può far spiccare LFTV?
AM: C’è troppa ricerca di voglia di scrivere la verità sull’NBA, alcuni persone/siti specializzati (sono molto bravi), trasudano di passione però traspare troppe volte il voler scoprire l’NBA come se fosse una scienza complicatissima sciorinando numeri e statistiche al microscopio. Non so, i Warriors che vincono a seconda del numero dei tocchi che fanno sulla singola azione o dei tocchi che fanno sui possessi.
Sono in tanti che in maniera qualificata parlano di questi argomenti, inoltre lo fanno scrivendo ed ora sta andando di moda il “Long Form”, ossia quegli articoli dove impieghi 15′ di lettura, ecco, quella parte c’è già, noi andiamo per alleggerire andando a riempire invece la parte che non c’è. E non scriviamo, chiacchieriamo..
Ad esempio, se parliamo di Giannis Antetokounmpo io posso dirti che genera 83 triple dei compagni su 83 passaggi ed è nei primi 6 in NBA per assist su triple, ma te lo dico in 2″ all’interno di un discorso generale su di lui con anche un Up-Sound e una canzone dedicatagli, quindi è una maniera spensierata di vivere l’NBA e di non costringerti a stare li a leggere/studiare i dettagli. Un altro esempio, parliamo di J.R Smith da un pezzo giornalistico che Mauro ha scritto prendendo spunto dal New Yorker dove scopri un J.R sensibile che legge un certo libro, che è diverso da parlarti del suo Catch-And-Shot.

Alessandro Mamoli anche ex DJ, parliamo di musica ed NBA, nel 2004 l’NBA vietò ai suoi giocatori di ascoltare la musica nel Pre-riscaldamento (CLICCA QUI per saperne di più), il non poter ascoltare la musica prima di una partita come la vedi? Cosa ne pensi di questo particolare bando?
AM: Penso che sia soggettivo, per qualcuno è rilassante, per qualcuno stimolante, altri si carica, è un bando che non mi piace, è un argomento che approfondirò credo che, conoscendo l’NBA, una decisione così possa esser stata presa per una questione di marketing, può anche essere che vogliano rendere i giocatori più accessibili al pubblico quindi via le cuffie.

Tastiamo i tuoi gusti musicali, se tu fossi il proprietario di un franchigia NBA, che canzone sceglieresti come Walk-On?
AM: Come ingresso non so, dovrei pensarci, ma per la presentazione userei un pezzo dalla colonna sonora di “Kill Bill”, “Battle Without Honor or Humanity” di Tomoyasu Hotei, uno dei pezzi nella scena del combattimento contro gli 88 pazzi al ristorante nel primo film, canzone che usai quando qualche anno feci da speaker al torneo 3-Vs-3 World Tour.

Danilo Gallinari ha espresso il desiderio di giocare un match di Regular-Season NBA in Italia, io ti chiedo: NBA Global Games in Italia PRO e CONTRO
AM: Si può fare perché è uno dei mercati più forti che hanno, lo ha detto pure il Commissioner Adam Silver che per loro il mercato italiano è fortissimo, dal merchandising al League Pass passando per la partecipazione anche mediatica, c’è interesse.
Il contro sta che in Italia non c’è un palazzetto all’altezza per una manifestazione di questa portata, c’è il Forum di Assago che l’ex Commissioner David Stern due anni fa disse “è un palazzo che ha la mia età”, c’è il PalaOlimpico di Torino dove si disputarono i Pre-Olimpici l’estate scorsa, quello potrebbe essere adatto. PRO grande passione, CONTRO dove si gioca? Non abbiamo un’arena come la O2 si Londra o Berlino, so che c’era l’idea di costruire un’arena simile qui a Milano vicino a Rogoredo, se ne è parlato molto ma poi non se ne è fatto nulla.

Quale sarà secondo te il prossimo step rivoluzionario dell’NBA generalmente parlando? Siamo già arrivati all’orlo?
AM: No, l’NBA è una macchina da Pop-Corn, in un mondo in cui c’è molta contrazione economica l’NBA continua ad allargarsi, investe molto su se stessa vedi il Basketball Without Borders o anche l’andare a fare camp in ogni angolo del mondo, non lo fanno solo per dire “Siamo l’NBA e ci conosci” ma anche perché se dall’Africa, Australia Filippine esce fuori uno da 30 punti di media o diventa icona, specialmente del mondo Asiatico, la lega vive di rendita. Vogliono diventare sempre più globali

Avremo una franchigia fuori dagli USA?
AM: Prima o poi si! Messico è facile, credo che arriveremo prima ad avere una franchigia NFL in Europa, si gioca una volta a settimana e quindi per i trasporti è più facile, puoi fare benissimo Londra-Los Angeles, l’NBA gioca 3 partite in 4 giorni quindi vorrebbe dire rivedere il sistema, fare una Division Europea o orientale, delle squadre si sfidano tra di loro. Non è facile, stiamo parlando di 30 franchigie abituate ad 82 partite, un abitudine che esiste da anni. Se vogliono ampliarsi non basta vendere il loro prodotto ad ogni angolo del mondo, devono trovare un posto dove stabilirsi.

Chiudiamo parlando di te, SKY Sport, Ciabasket e adesso Live From The Vault, come si gestisce tutto questo?
AM: Sembra che faccia molte cose ma in realtà i miei sforzi principali sono per SKY, il 90% di quello che faccio è qui, Ciabasket è assolutamente un divertimento, si esce (con le ciabatte) e si va a fare la spesa, che io la faccio davvero, tirando due cazzate con gli amici il martedì sera alle 0:30, LFTV si tratta di 2 ore in un giorno. SKY è l’azienda per cui io lavoro , nel momento libero uno fa quello che vuole, ho chiesto la deroga al vincolo di esclusiva a SKY per LFTV ed è stata autorizzata, loro lo sanno e non va in conflitto, non è una cosa che faccio in video ma solo audio .

F.M.B

F.M.B

Una vita passata nello sport specialmente nel mondo della pallacanestro, praticamente appassionato di tutti gli sport con una predilezione per quelli Made In USA. Non ho una squadra NBA preferita, tendo a simpatizzare quelli snobbati/odiati dalla comunità o i casi patologici, in NFL invece vi basti sapere TB12. Nickname: F.M.B