Il coraggio di John Tuggle

Anno 1986. In una tipica giornata estiva californiana, tre amici si recano in spiaggia per un pomeriggio di mare: le ore scorrono via veloci fra risate, divertimento e sci nautico. Al tramonto i tre si salutano e ritornano alle proprie vite. Sembrerebbe una classica giornata di un qualsiasi gruppo di amici. Ma per John Tuggle, l’organizzatore della giornata, non è così. Facciamo un passo indietro di tre anni.

Siamo nell’aprile del 1983 e, come in ogni primavera, gli appassionati di Football sono già in crisi d’astinenza da palla ovale: all’inizio del campionato mancano ancora quattro mesi e il draft del 26-27 Aprile serve a compensare un po’ la mancanza di lanci, ricezioni, corse e placcaggi. Il draft di quell’anno è denso di personaggi che, di lì a qualche anno, riscriveranno la storia del gioco vincendo titoli, stabilendo record ancora imbattuti e, generalmente, avendo un impatto profondo sulla Lega più famosa degli USA.

John Elway, Dan Marino, Jim Kelly, Eric Dickerson; ma anche Richard Dent, Bruce Matthews, Darrell Green. E ci limitiamo a citare solo quelli finiti in Hall of Fame. I New York Giants vengono da una stagione poco positiva (4-5 di record in una Regular Season azzoppata da un lungo sciopero dei giocatori) e la squadra viene affidata, per la stagione 1983, all’ex defensive coordinator Bill Parcells. Al draft di quell’anno i Giants puntano forte sul rinforzare la difesa e le prime due scelte vengono spese per la safety Terry Kinard e per il defensive end Leonard Marshall; Big Blue detiene, fra l’altro anche l’ultimo pick disponibile, il 335esimo. La scelta del coaching staff di New York vira su John Tuggle, fullback di California, che diventa così il “Mr. Irrelevant” di quell’anno: questo titolo, affidato ogni anno a chi viene scelto per ultimo, è stato fino al 1983 foriero di scarsa fortuna per chi è stato selezionato in quella posizione. Nessun “Mr. Irrelevant” è mai riuscito a superare le “selezioni” estive e a guadagnarsi un posto in un roster NFL.

Tuggle si fa però subito notare in allenamento per due caratteristiche particolari: la ferrea dieta con cui tiene sotto controllo il proprio peso e la passione per il body building che gli fa guadagnare massa e robustezza per resistere ai placcaggi dei difensori avversari. Vistosi chiuso nel reparto running back/fullback, Tuggle riesce a convincere il coaching staff con le sue giocate negli Special Teams e a conquistare un posto nel Roster che si appresta ad affrontare la Regular Season.

La stagione di New York non prende la piega migliore e il record di 3-12 (e 1 pareggio) è più che deludente. Tuggle trova però modo di segnare un touchdown nella partita con i Philadelphia Eagles e si guadagna il titolo di miglior giocatore degli Special Teams dei Giants per la stagione 1983. Il rendimento di Tuggle va al di là delle previsioni e all’alba della stagione 1984, c’è la speranza, per John, di poter risalire la china anche nella “chart” dei running back/fullback della squadra. La offseason del #38 prende però una piega inaspettata: arriva innanzitutto il divorzio dalla moglie cui fa seguito un infortunio al ginocchio che gli impedisce di partecipare ai training ufficiali della squadra.
C’è poi un costante dolore alla spalla sinistra che, inizialmente trascurato, non sembra andarsene. Dulcis in fundo, all’alba della stagione 1984 e sulla via del recupero dall’infortunio al ginocchio, di ritorno da una visita alla Pace University, John e due compagni di squadra hanno un incidente in auto. La cosa non ha grosse conseguenze per i tre, ma John sbatte violentemente la spalla: i controlli al Memorial Sloan-Kettering Hospital di New York rilasciano una diagnosi ferale: il fullback californiano è affetto da un angiosarcoma e la situazione richiede un immediato ricorso ad un paio di interventi chirurgici e diversi cicli chemioterapia. La notizia, che avrebbe steso chiunque, non abbatte John, che decide di combattare la malattia nell’unico modo che conosce: cercando di evitarne il “placcaggio” per raggiungere la end zone e il touchdown.

Nel 1985, dopo un anno di pesanti trattamenti medici, John torna ad allenarsi con continuità. Proverbiali rimangono le sue sedute in sala pesi dove, per lo sgomento dei compagni, Tuggle sembra ancora più in forma di prima. Nessuno si lamenta più di una caviglia dolorante o di un fastidioso mal di schiena: la sfida che sta combattendo il loro compagno è più grande di qualsiasi loro inconveniente.

Il cancro però non gli da tregua e, dopo che i medici della squadra non gli accordano l’autorizzazione per scendere in campo in Regular Season, il combattivo fullback deve sottoporsi ad altri interventi chirurgici.

A inizio 1986 John Tuggle viene tagliato dai New York Giants: il suo fisico è provato dai trattamenti cui si sta sottoponendo da due anni e il conto arriva pesante sulla sua tenuta fisica. Il management della franchigia newyorchese decide comunque di sostenerlo, facendosi carico delle spese mediche per le cure cui John deve sottoporsi.

In una breve storia andata in onda su Espn e intitolata “ESPN Shorts 30 for 30: The Irrelevant Giant“, Bill Parcells racconta un aneddoto di quell’estate del 1986. Intento nel suo ufficio a sistemare alcune carte in una giornata come tante, Parcells viene interrotto da una persona che piomba nel suo ufficio con una bottiglia di champagne. Per un attimo il leggendario coach non riconosce il suo interlocutore ma il sorriso che ha di fronte scaccia subito qualsiasi dubbio: dietro quegli occhiali e quel cappello c’è proprio John Tuggle. John si siede, stappa la bottiglia di champagne e alza un brindisi al suo vecchio coach, ringraziandolo per avergli dato la possibilità di coronare il sogno di giocare in NFL. Un emozionato Bill Parcells non può fare altro che ringraziare lui John Tuggle per l’esempio che ha dato a lui e al resto della squadra in quei tre anni nel team.

Sarà l’ultima volta che i due si incontreranno; il cancro si è oramai diffuso in altre parti del corpo e la diagnosi non lascia scampo al combattivo californiano che muore nel sonno in una clinica messicana di Tujiana il 30 Agosto 1986 a soli 25 anni.

Sono passate solo due settimane da quella spensierata giornata di mare con gli amici.

I Giants onoreranno la memoria di Tuggle avendo il #38 “appiccicato” sui loro elmetti da gioco e, ispirati dalla vicenda del tenace running back che aveva sempre accettato a testa alta il proprio destino combattendo un avversario più forte di lui con tutti i mezzi possibili, domineranno la Regular Season di quell’anno. Ai playoff cadranno in serie i 49ers di Joe Montana e i temibili Redskins. In finale, guidati dal quarterback Phil Simms e dal defensive end Lawrence Taylor, New York avrà la meglio sui Denver Broncos e potrà così festeggiare il primo Superbowl vinto.

Fabio G

Fabio G

Anconetano doc, seguo da anni gli Sport Americani e la NFL in particolare, con un occhio di riguardo per i Detroit Lions. Da poco collaboro con NBA-Evolution come redattore per la sezione NFL.

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