Perché SI, Perché NO: Carmelo Anthony!

Dopo un rookie come Lonzo Ball oggi i riflettori sono puntati su un giocatore che di stagioni NBA alle spalle ne ha 16, uno dei migliori realizzatori sin dal suo primo anno ai Denver Nuggets e che è stato il simbolo delle franchigie per cui ha giocato. Fino a questa stagione, fino a questa nuova avventura ad OKC. Stiamo parlando di Carmelo Anthony.

PERCHÈ SI, PERCHÈ NO

Dopo la lunga telenovela con Phil Jackson a New York, i mal di pancia, la richiesta di scambio, l’interessamento dei Rockets e dei Trail Blazers, che però non avevano merce di scambio appetibile per ingolosire la squadra della Grande Mela, Melo approda alla corte nel neo MVP, Russell Westbrook, insieme a Paul George e andando così a formare un nuovo Big 3 di tutto rispetto in una sempre più competitiva Western Conference.

Ecco, con l’inizio della stagione iniziano però i problemi per i nuovi OK3: il gioco non è brillante e i risultati non certo soddisfacenti, attualmente sotto il 50% di vittorie. iniziano i consueti mormorii dopo tanto clamore estivo così come nascono i primi dubbi sull’ex Syracuse. Riuscirà Melo ad uscire da questa situazione e trovare una sua dimensione in questi Thunder? Andiamo a vedere i motivi per cui può farcela e quelli per cui no.

✅ SI ✅

• Grandissimo scorer: mettetela giù come volete ma nessuno può negare che Melo sia stato, e sia ancora, uno dei migliori realizzatori puri dell’NBA; sopra i 20 di media in tutte le stagioni e che anche in questo inizio di stagione flirta col ‘ventello’ di media. In uno sport in cui chi segna più punti vince Melo è sempre un ottimo affare.
• Un 3 che può essere anche un 4 nell’NBA moderna, dove l’importante è aprire il campo e non aver un ruolo definito ti apre ottimi scenari di gioco.
• A proposito di giocare da 4, un gioco in post di primissimo livello per un giocatore nato come puro esterno.
• Sangue freddo: un giocatore che ha vinto partite tirate, un giocatore con gran killer-instinct e capace di gestire la pressione nei finali punto a punto quando il pallone pesa, in una parola: CLUTCH.
• Molta esperienza in svariati contesti, anche i più difficili a livello di immagine. Se sopravvivi a NY e quella che è la bomba mediatica che comporta puoi sopravvivere ed essere importante in qualunque contesto.

🚫 NO 🚫

• Parlando di esperienza non possiamo citare l’altra faccia della stessa medaglia con cui ha a che fare Melo, ovvero il suo ego. Lui vuole essere la star della squadra, lui vuole essere l’ago della bilancia della squadra e ad OKC non lo può essere con Russ.
• Collegato al discorso ego va affrontato il discorso età: le primavere sono 33 e il declino fisico è inevitabile; la rapidità e l’esplosività non possono essere le stesse degli anni di Denver e nemmeno dei primi anni ai Knicks e alla lunga il logorio fisico si paga anche nella continuità di prestazione.
• Scarsa attitudine difensiva: in un contesto con molti attaccanti è necessario un approccio difensivo di squadra che a Melo manca. Le capacità difensive ci sono, ma sono troppo incostanti e troppo concentrate sul diretto avversario.
• Incompatibilità tattica: è vero che può essere un ottimo 4 per aprire il campo ma il problema è, vuole esserlo? Ad oggi non sembra convinto fino in fondo.
• Eterno incompiuto: mai alle Finals, mai veramente in grado di portare la squadra a giocarsi la Postseason da protagonista. Solo qualche buona annata con Denver ma nessun risultato concreto. E questo inizio ad OKC sembra un altro capitolo di una storia già letta e già vista.

CONCLUSIONE

Sono estremamente scettico sul contesto OK3. Tre ‘Maschi Alpha’: con il neo MVP che ha avuto una stagione in cui le sorti della squadra sono state sempre solo nelle sue mani, un Melo sempre stato la prima bocca da fuoco a livello realizzativo e George che sembra preoccupato più dal non dispiacere a Westbrook che a giocare al suo meglio, che non hanno ancora trovato una chiave in questo inizio di stagione. Tolta la splendida prestazione contro i Warriors di KD, OKC ha perso male troppe partite con piccole squadre e Anthony non è mai riuscito ad essere decisivo. Quando lo è stato la fortuna non è stata proprio dalla sua: contro Minnesota la bomba di tabella di Wiggins che annulla il suo canestro per il vantaggio, e contro gli Spurs un piede di mezzo numero troppo grande che fa valere 2 il tiro che sarebbe dovuto essere da 3.

Contesto sbagliato e poca umiltà per Melo, che sarebbe un ‘sesto uomo’ di altissimo livello con la second unit totalmente al suo servizio, ma un ego e una carriera che lo portano a pensare più a se stesso che ai risultati. Spero di essere smentito. Buona fortuna, Melo!

Simone

Simone

Giallo-Viola e Kobeiano convinto ma grande appassionato del basket in generale, con cui entra in contatto a 5 anni. Primo e unico colpo di fulmine della sua vita, ad oggi. Gioca e allena nelle Minors novaresi, nonostante le ginocchia suggeriscano di darsi alla Playstation. Nickname: Simo T.