Lakers dopo la Dead-Line: quali scelte da fare?

Giovedì scorso i Cleveland Cavaliers hanno fatto da padroni alla Trade Dead-Line (CLICCA QUI per leggere) ma la vera squadra ad uscirne vincitrice è stata la Los Angeles giallo-viola, i Lakers si sono assicurati spazio salariale per 2 top players sia in questa Free-Agency che nella prossima, e adesso?

Nello specifico i Lakers avranno $48 milioni questa estate e poi $70 nella prossima, il mercato offre nelle prossime Free-Agencies nomi di altissimo livello come Paul George (27 anni), LeBron James (33 anni), Kawhi Leonard (26 anni) e Klay Thompson (28 anni); il duo Magic Johnson-Rob Pelinka si è mosso bene ma adesso arriva il difficile perché la tavola è apparecchiata ma bisogna scegliere bene onde evitare drammi del passato (Nash-Howard, ndr).

Nella redazione di NBA-Evolution i colori dei Lakers sono rappresentati da ben 3 persone quali Adrien, il Doc.Abbat e la new entry Simone, qui sotto le loro opinioni su come la franchigia della California dovrà muoversi nel futuro per poter tornare ai piani nobili dell’Ovest e della Lega.

DOC.ABBATI

Paul George - LeBron JamesLo scambio di giovedì apre scenari molto interessanti per i Lakers  in uno dei mercati più ricchi dello sport professionistico USA. Chiaro che al termine di questa stagione Thomas e Frye saranno ringraziati per quanto fatto, sempre che facciano qualcosa, e salutati, o sacrificati, sull’altare di qualcosa di più forte. Così facendo Magic e Pelinka avrebbero a disposizione tanto spazio salariale per tentare l’assalto ai due nomi che già dalla scorsa post season girano vorticosamente su ogni bocca da San Fernando fino ad Anaheim.
Il primo è Paul George. George, che ricordiamo proviene da una città della contea di Los Angeles, viene dato come certo in maglia Lakers dalla prossima stagione. Secondo tanti la sosta ai Thunder è semplicemente una tappa di avvicinamento lunga una stagione. L’accoglienza che la guardia ex Pacers ha avuto nell’ultima partita giocata dai Thunder a L.A. da parte dei fans dei Lakers è stata abbastanza esplicativa. Certo tutta questa certezza non si capisce bene da dove possa arrivare. Intanto perché George dovrà valutare alcune cosine, del tipo come andrà a finire l’annata dei Thunder, e che tipo di progetto potrebbe proporgli la dirigenza Lakers, tanto per fare due esempi. Certo la proposta economica, visto lo spazio salariale, sarebbe non pareggiabile da quasi nessuna franchigia, e George ha espresso più volte l’intenzione di volere tornare a casa.
Diciamo che un incentivo a fare rotta verso la California potrebb essere anche il secondo nome della campagna free agency 2018: LeBron James. Anche lui per vie più o meno ufficiose/reali/ipotetiche è stato accostato ai Lakers per la prossima stagione.
Non staremo ad elencare le sopracitate vie ma, restando al reale, James sarà free agent nella prossima post season, e Magic potrebbe presentarsi da lui offrendogli soldi importanti, e magari anche un progetto ben definito su cui lavorare. Certo stiamo parlando della Western Conference di questo periodo, in cui c’è una squadretta qualche miglio più a nord di Los Angeles, che ha l’idea di voler dominare per un po’ di tempo. E per batterli, specie a “casa” loro, un progetto giovane e futuribile potrebbe non bastare. Certo per come alcuni di questi ragazzi sta giocando questa parte di stagione senza dei veri leader con anni di esperienza nella lega nel roster fa ben sperare per il futuro, specie se due all star del calibro di James e George dovessero venire insieme alla corte di Luke Walton. I vari Ingram, Randle, Ball, Kuzma e Hart, tanto per citare le scelte degli ultimi tre draft, sono ottimi giocatori, che possono crescere, e che hanno bisogno di padrini di un certo livello per maturare ulteriormente e diventare dei vincenti.
Ed è chiaro che se i due dovessero arrivare, verrebbero per vincere, e subito anche. Altrimenti?

SIMONE

Paul George ai Lakers in estate” sta diventando un tormentone, tanto che perfino allo Staples Center si sente cantare “We want Paul” dai tifosi Giallo-Viola; tutto bellissimo, ma un po’ di cautela non guasterebbe. L’appeal dei Lakers è migliore di quello degli anni passati grazie a buone mosse di Magic e Pelinka che hanno rattoppato il disastro della precedente gestione, se tendete le orecchie e ascoltate con attenzione si sentono ancora le imprecazione per i 64 e i 72 milioni sganciati rispettivamente a Timo Mozgov e Luol Deng, sacrificando alcuni pezzi futuribili come D’Angelo Russell, ma anche scegliendo bene al Draft e trovando, oltre a Ball, anche Kuzma e Hart. Ora serve fare un salto di qualità a livello progettuale: Clarkson e Nance Jr. spediti a Cleveland in cambio di due contratti in scadenza e una scelta al primo giro sono un ottimo punto di partenza per cercare effettivamente Paul George se dovesse uscire dal contratto con OKC. E poi? LeBron? Troppo presto. Metterebbe troppa pressione ai giovani il suo arrivo, rischierebbe di bloccare la naturale crescita di Ingram e aggiungere ulteriore pressione mediatica a Lonzo, cose di cui i Lakers non hanno bisogno.
Allora chi? Cousins? Prima che saltasse il tendine avrei detto assolutamente sì, ora ho parecchi dubbi; troppo delicata la sua situazione per come potrebbe tornare, senza contare che da infortunato i Pelicans giocano in casa per riconfermarlo.
La verità è che lascerei tempo al tempo e questa estate mi “accontenterei” di PG per salire di livello ma non essere considerati subito una ‘contender’; nella free agency del 2019 guardarsi intorno e valutare a chi dare il secondo “contrattone”. Leonard è inaccessibile visto che San Antonio è una fortezza e una certezza nel blindare giocatori al centro del progetto. Klay Thompson potrebbe essere una possibilità qualora Golden State decidesse di non spendere l’inspendibile per altri anni; Klay potrebbe davvero essere l’ultima tessera del puzzle per puntare davvero in alto, più di Leonard, più di Butler e, sul lungo periodo, anche più di LeBron, ma per arrivare a provarci bisogna superare una serie di ostacoli e trappole, a partire da Isaiah Thomas, in scadenza questa stagione, che se dovesse far bene potrebbe ingolosire Magic e Pelinka e riuscire a strappare lui uno dei due Max Contract. Non fatevi tentare, avete puntato su Lonzo Ball come Playmaker.
Un’altra trappola sarà Julius Randle, in scadenza ma come ‘restricted’; non svenduto, giustamente, per una misera seconda scelta, non può però essere confermato a cifre che potrebbe prendere altrove, né tantomeno andranno pareggiate le offerte che arriveranno.
Pazienza, all in su Paul George, e attesa fino a provare ad arrivare a Klay per puntare ad essere conender alla prima vera possibile flessione di Golden State. Chi troppo vuole nulla stringe, e i Lakers, spesso, hanno voluto troppo e stretto niente.

ADRIEN

Guardiamo la realtà dei fatti: il progetto Lakers è ancora embrionale, qualche giocatore giovane con del “potenziale” e nessuna star, Magic Johnson ha certamente il talento, il carisma (e il passato) per poter aggiungere una moneta nella trattativa e far basculare la bilancia dalla sua parte … ma solo se sulla bilancia c’è già qualcosa.
Resta la città di Los Angeles come unica vera, sostanziosa, attrattiva per vestire la maglia giallo-viola.
Ma questa è un’arma a doppio taglio poiché i giocatori seri, che guardano al titolo e alla costruzione di una dinastia approderanno certamente in realtà più solide e “avviate” (Durant anyone?), lasciando un gruppo di candidati poco rassicuranti composto da quelle superstar molto attratte dagli asset mondani che la California ha da offrire, piuttosto dal onorare gli dei della pallacanestro sul campo dello Staples Center.
Questa però è l’NBA, e tutto è possibile, quindi non escludo a priori nessun evento.
Non mi metto neanche ad analizzare l’efficacia della squadra se tizio o caio firmasse, con tutte le permutazioni del caso, perché la verità è che la squadra non esiste, non c’è nessun sistema da integrare, e chiunque arrivasse domani imporrebbe necessariamente di fare tabula rasa.
Quali che siano i possibili intestatari degli onerosi contratti la mia opinione rimane comunque invariata: meglio senza.
Preferirei di gran lunga vedere i Lakers impegnarsi a ricostruire una cultura di dedizione alla causa, un sistema affidabile con uno staff il più possibile invariato nel tempo e composto di professionisti.
Non cambiamo coach ogni 6 mesi, prendiamo giocatori in grado di essere utili alla causa (e qui la cessione di Larry Nance Jr si farà sentire, mark my words), cerchiamo di far crescere i giovani che già sono presenti nel roster invece di intasarci con superstar egocentriche, diamoci altri due anni per creare una squadra competente che attiri una superstar interessata a vincere, piuttosto che accumulare figurine invano.
Lo hanno fatto anche i Warriors, nessuno si ricorda che Steph Curry e Klay Thompson, appena entrati nella lega erano considerati poco più che buoni giocatori, il mondo stava guardando altrove (ai Miami Heat dei Big 3, per essere precisi), e si sono dati il tempo di costruire.
Vorrei davvero che Magic Johnson non sentisse l’urgenza di vincere subito perché, in primo luogo, non è possibile, e rischia seriamente di fare danni a lungo termine di proporzioni equiparabili alla gestione Knicks di Isiah Thomas.

E voi da che perte state?

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Adrien

Adrien

Il basket dei playground milanesi gli regala esclusivamente infortuni, relegandolo ad una vita di solo NBA League Pass e cibo del discount. Cuore giallo-viola con Bargnani sempre in cima ai suoi pensieri…ma non quelli nobili Nickname: Adrien