Perché SI, Perché NO: Damian Lillard!

Oggi voliamo a Portland, a bussare alla porta del leader dei Trail Blazers, Damian Lillard. Un Lillard che in questa stagione ha riconquistato l’All Star Game, nonostante questa non sia stata, fino ad ora, la stagione migliore del prodotto di Weber State University; le due precedenti stagioni sono state, a livello di impatto, molto migliori, anche se Portland rimane saldamente in zona Playoff, obiettivo della squadra di Coach Terry Stotts.

PERCHÈ SI, PERCHÈ NO

Dame, insieme a CJ McCollum, forma una delle coppie di guardie più esplosive e offensivamente pericolose di tutto il panorama NBA, ma sembrano destinati a soggiornare nel “limbo” della Lega, quelle zone di classifica tra il settimo e il nono posto, sempre in lotta per la Postseason, spesso fuori dalla Lottery del Draft, che impedisce un netto salto di qualità ma che previene anche un crollo nelle zone basse della classifica. La causa di questo lungo soggiorno della squadra non può certo essere attribuita solo a Lillard, ma la stella della squadra è sempre il primo ad essere messo sotto i riflettori e nel bene, e nel male; proviamo, dunque, a cercare di capire perché il matrimonio tra Portland Trail Blazers e Damian sia un bene o, viceversa, sia da considerarsi un rapporto “tossico” per entrambe le parti con il nostro ‘Perché Sì Perché No’.

✅ SI ✅

• A livello realizzativo sempre concreto: 25 punti abbondanti di media portati sempre alla causa.
• Ottimo tiratore dalla lunetta capace di migliorarsi ulteriormente in questa stagione, arrivando al 92% dalla linea della carità.
• Playmaker offensivo a tutto tondo: non solo punti, anche 6.5 assist a partita, ottimi per coinvolgere i compagni nella ricerca continua di risultati.
• Offensivamente indispensabile per Portland: Lillard, su 100 possessi, ha un +/- di quasi +7 per quanto riguarda la metà campo d’attacco.
• Non è una considerazione prettamente tecnica o tattica, ma è molto fedele alla sua maglia e vuole provare a vincere in quel di Portland.

🚫 NO 🚫

• Riprendiamo il discorso fedeltà e chiediamoci come mai in questi mesi abbia avuto dei contrasti con la dirigenza, leggeri, ma tali da portare ad un confronto diretto addirittura pensando ad una trade.
• Se offensivamente il suo +/- è di tutto rispetto, difensivamente non si può dire altrettanto: -1.
• Tanti punti, in tanti minuti con percentuali non sempre eccelse: sotto il 45% totale dal campo e solo il 37% da dietro l’arco, con un numero di tentativi in crescita rispetto la scorsa stagione.
• Nonostante abbia un compagno di reparto estremamente pericoloso come McCollum, Lillard conclude circa il 30% dei possessi.
• In generale la cooperazione non è sempre massima con i compagni visto che spesso tende ad abusare del suo uno contro uno tagliando un po’ fuori il resto della squadra, nonostante il buon numero di assist.

CONCLUSIONE

Fedeltà, ma incomprensioni. 6 assist abbondanti, ma spesso troppo egoista. Insomma, Lillard non sembra avere vie di mezzo. Nel finale di partita vuoi che la palla sia nelle sue mani sempre grazie al suo grandissimo sangue freddo ma manca qualcosa di decisivo per uscire dal limbo; le potenzialità per essere uno tra i più grandi dell’NBA moderna e futura ci sono, ma sappiamo che questa è una lega crudele: chi non mette anelli al dito viene additato sempre come l’incompiuto, e finché Dame resterà a Portland…

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Giallo-Viola e Kobeiano convinto ma grande appassionato del basket in generale, con cui entra in contatto a 5 anni. Primo e unico colpo di fulmine della sua vita, ad oggi. Gioca e allena nelle Minors novaresi, nonostante le ginocchia suggeriscano di darsi alla Playstation. Nickname: Simo T.