L’orgoglio e lo sguardo di LeBron James

Non è facile decifrare la stagione 2017/18 di LeBron James (33 anni), in campo è il solito LeBron che ogni notte sfiora la Tripla-Doppia (siamo a 13 stagionali) con prestazioni che per il suo standard non fanno notizia quando invece sono straordinarie, quest’anno si trova in una situazione al quanto complicata però qualcosa di strano o meglio, di differente rispetto gli anni scorsi c’è.

I CAVS

In questa Lega non c’è giocatore più agonista di James, non c’è giocatore più ambizioso di James, non c’è giocatore più perfezionista di James, non c’è giocatore più permaloso di James, predente il tutto e immaginatevi la reazione il 30 agosto 2017 quando ha visto la stagione 2017/18 prendere una pesante imbarcata se non segnarla, il suo Closer/alfiere Kyrie Irving vuole l’indipendenza e vola ai Boston Celtics, in una Lega così competitiva perdere un fuoriclasse unico come Kyrie (Classe A+) ti pesa sia a livello tecnico/tattico sia a livello di spogliatoio, soprattutto quando in cambio non ti arriva di nulla di almeno avvicinabile.

La prima versione di questi Cavaliers è stata una tragedia vera, hanno avuto a novembre un bel momento con 13 vittorie consecutive ma il roster neanche con la colla vinilica di Giovanni Mucciacia stava in piedi se poi il sostituto di Kyrie Irving ha passato tutta la sua breve avventura a sparlare a desta e manca pubblicamente alla fine i risultati si sono visti.
Un plauso al GM Koby Altman perché alla Dead-Line, con le spalle al muro, ha preso in mano la situazione e ha rivoluzionato il roster, belle mosse soprattutto quella di cuore nel rimandare (in cambio di niente, almeno che non siate complottisti 😂 CLICCA QUI per leggere) Dwyane Wade a Miami ma di fatto questi nuovi Cavs sono una BUONA squadra con il miglior giocatore della Lega; negli Stati Uniti quando bisogna dare dei voti si usano ancora le lettere, il roster attuale dei Cleveland Cavaliers è un roster da C+ con Kevin Love unico di valore B (la sua assenza sta pesando un macigno) e LeBron categoria a se, A Deluxe.

Sufficienti per vincere l’East?
Probabilmente SI malgrado l’incapacità di Lue, l’obiettivo è il 3° posto perché il duo Toronto-Boston è un pochettino lontano soprattutto dopo le ultime brutte sconfitte soprattutto casalinghe, però battere questo James in “Playoffs Mood” in 2 settimane non è facile per nessuno inoltre i nuovi non sono fenomeni ma sono buoni giocatori che possono aiutare la causa in qualche serata, ma da qui al battere 4 volte squadroni come Houston e Golden State che vantano diversi giocatori da A…siamo realisti, è lui il primo a saperlo, Kevin Durant scarica nell’angolo per Klay Thompson ed esulta prima che Klay alzi la parabola, James scarica per Hood/J.R che sia e prega. Per rendere il concetto.

IT’S LEBRON WORLD

Non so se ci avete fatto caso ma avete notato l’attività Social-Media di LeBron quest’anno? Quanti post su Instagram auto-celebrativi ha scritto quest’anno? Ad esempio vi ricordate quello prima della gara a San Antonio quando gli mancavano solo 7 punti per i 30k in carriera? O quello più recente sul fatto di essere l’UNICO giocatore nella storia a con almeno 30k punti, 8k assist e rimbalzi? Ma anche le stesse giocate come il Buzzer-beater contro Minnesota, la più recente contro i Sixers per non parlare dell’intervista post-parita dopo la vittoria contro i Nets dove il James ha rilasciato il suo ego come mai:

Narcisismo?
NO, BUSINESS!

LeBron James insieme a Tom Brady sono gli unici giocatori AZIENDA nel panorama dello Sport USA di squadra (chiaro che il gota è Floyd Mayweather, ndr), sono dei brand viventi, qualunque cosa dicano/scrivano/facciano non è mai casuale e James sa benissimo che il suo Brand ha un certo impatto nell’economia sportiva statunitense quindi deve tenerlo in vita soprattutto adesso; anche se fisicamente rimante un androide la carta d’identità dice 33 anni e i minuti di media sono 37.1, James Harden sta giocando una pallacanestro stupenda quest’anno, i Warriors sono i Warriors, Kyrie ha già conquistato Boston per non parlare di Russell Westbrook e il suo favoloso mondo, i giovani in crescita come Giannis AntetokounmpoBen Simmons, giocatori che stanno attraendo le luci dei riflettori che contano e lui, giustamente, è la sveglia che parte nel bel mezzo di un sogno alle 5 del mattino: “Bravi, bravissimi però chi è che run the house? Io.“.
Non è un caso che al primo All Star Game con i Capitani abbia vinto la sua squadra con lui MVP, Curry cazzeggiava per il campo mangiando i Pop-Corn in panchina, lui faceva i Time-Out ed allenava in campo: 1° MVP della storia del nuovo formato All Star Game.

Sono convinto che capito che NON c’è trippa per gatti neanche quest’anno (vincere le Finals) stia giocando per se stesso al motto “Se non posso vincere il titolo allora porto a casa tutto quello che posso”. A parte il mese di gennaio dove ha scioperato, da febbraio sta giocando da MVP (Tripa-Doppia di media, ndr), vuole il 5° titolo di MVP e le prestazioni in campo oggi lo giustificano a pieno, il suo problema è James Harden (due anni che suka all’ultimo, prima contro Curry e poi contro Westbrook, ndr) e i suoi Rockets primi nella Lega.

In NBA la parola umiltà NON esiste, alcuni esempi? Red Auerbach, Phil Jackson, John Calipari, Barkley, Bird, Wilt, Kobe, MJ, Iverson, Shaq…LeBron James fa bene ad mostrare il suo orgoglio soprattutto in questo momento poco felice, fa bene a far notare che è GRANDE e che rende i mediocri GRANDI, questa Lega è in ostaggio di una squadra ma la baracca la tira avanti lui e FA BENE a ricordarlo come i grandi prima di lui.

Poi c’è anche l’aspetto sociale, le sue Nike EQUALITY sono finite al Smithsonian National Museum of African American History & Culture, è sempre impegnato sia nel locale tra Akron e lo stato dell’Ohio che per quanto riguarda gli interessi del suo paese conscio che la sua voce viene ascoltata da chiunque.

FREE-AGENCY

Ah già, ci sarebbe anche questo dettaglio…e qui ecco l’osservatore che esce, la situazione di Cleveland la conosce e sa cosa si aspetterà da qui a quando finirà la stagione però bisogna pensare al futuro e James sta valutando, sta osservando, sta cercando di capire cosa lui può dare e dove può darlo. Nel 2010 c’era la necessità di andare subito per il titolo e non fu difficile decidere dove portare i suoi talenti, quest’anno è un pochino differente
Los Angeles Lakers: Un brand vivente come lui ad Hollywood è il matrimonio perfetto, squadra giovane con giovani di talento che aspettano solo un leader, inoltre la Sig.ra Savannah gradisce molto il sole della West Coast. Progetto roseo ma a lungo termine perché devi comunque devi sviluppare i giovani e creare una chimica. 
Philadelphia 76ers: Ben Simmons è di fatto il suo clone in stato embrionale, si allenano insieme, si rispettano (vedi anche qui il post su Instagram dopo la sconfitta con i 76ers) e i Sixers stanno giocando una seconda parte di stagione con i fiocchi, il sistema Spurs di coach Brown funziona con i giusti interpreti, la base Embiid-Simmons spaventa in previsione futura. Unica incognita gli infortuni. Progetto roseo con impatto immediato e longevo anche perché sta ad East.
Houston Rockets: Vedi cosa Paul sta combinando al suo primo anno e come si è adattato al sistema D’Antoni un po’ ti stuzzica, della serie “sono io il pezzo mancate se non ce la fanno”, Morey ci proverà, i Rockets oggi sono l’unica speranza/ostacolo che c’è tra la Golden Army e il titolo. Soluzione con effetto immediato.
Cleveland Cavaliers: Parere personale non ne può più dell’ambiente, ha mantenuto la promessa portando a casa un leggendario titolo sotto 1-3 contro i Warriors…onestamente non so cosa i Cavaliers possano garantirgli se non l’ennesimo rebuilding.

Ho messo solo queste 4 squadre perché oltre alle ambizioni e alle valutazioni tecnico/tattiche c’è anche quella economica, non pensate che James venga via per due soldi, vuole il massimo contrattuale, non una questione facile in ottica di costruzione ad esempio Houston avrebbe 3 giocatori al massimo contrattuale e poi chi ti esce dalla panchina? Anche per il suo brnd L.A, Houston e la stessa Philadelphia galvanizzata dal Super Bowl 52 sono piazze congeniali all’immagine del figlio di Akron.
C’è chi timidamente ha buttato sul tavolo la suggestione San Antonio Spurs, arrivato a 34 anni magari vuole per una volta in carriera farsi allenare e da chi se non IL migliore, però come ho scritto è una timida suggestione.

E se si fermasse?
È una considerazione che ho sentito dal solito pungente Colin Cowherd, difficile si realizzi ma la trovo molto stuzzichevole ed intrigante: non dico anno sabbatico, non ce lo vedo tipo Phil Jackson che va nel Montana a scrivere l’ennesimo libro di auto-celebrazione, mettiamo che non lo convincono le contendenti di questa estate però vuol giocare e allora si prende 3 mesi di pausa. Fa i cavoli suoi, si svaga magari recitando qualche cameo in qualche serie TV o film, investe in qualcosa, chiaramente tenendosi in forma e poi alla Dead-Line di febbraio 2019 CHIAMA LUI: “Mi piacete, se volete vengo giù a giocare…“. Una Lega in ostaggio di uno che non gioca. Spettacolo.

Dunque: stiamo arrivando al rush finale della stagione, James per a prima volta negli ultimi 7 anni non è neanche favorito a vincere la sua Conference, si ritrova una squadra con un roster da C+, lui gioca da MVP come sempre, incombe la Free-Agency che potrebbe stravolgere la Lega, il tutto con Golden State che non ha intenzione di fermarsi col nuovo che avanza.

Questo è l’universo LeBron James oggi, nel bene o nel male l’NBA è ancora sua.

F.M.B

F.M.B

Una vita passata nello sport specialmente nel mondo della pallacanestro, praticamente appassionato di tutti gli sport con una predilezione per quelli Made In USA. Non ho una squadra NBA preferita, tendo a simpatizzare quelli snobbati/odiati dalla comunità o i casi patologici, in NFL invece vi basti sapere TB12. Nickname: F.M.B