Perché SI, Perché NO: D’Angelo Russell

Oggi siamo a Brooklyn per indagare su D’Angelo Russell, speranza e prospetto futuro per la rinascita dei Nets, e per il loro ritorno su palcoscenici importanti dopo anni difficili a seguito di quella trade con Boston.

PERCHÈ SI, PERCHÈ NO

Stagione difficile per i Nets, l’ennesima dopo il fallimentare progetto del 2013 in cui approdarono a Brooklyn Paul Pierce, Kevin Garnett, Jason Terry e Joe Johnson, costando una quantità di scelte al primo giro mai vista prima, la squadra di Coach Kenny Atkinson ha provato a rifondare come ha potuto; D’Angelo Russell è l’emblema di questa rifondazione un po’ “disperata”. Russell arriva dai Lakers portandosi dietro 16 milioni di troppo, quelli di ‘Timo’ Mozgov, ma con anche un buon bagaglio di belle speranze: nelle due stagioni in maglia giallo-viola, Russell ha mostrato tante qualità, qualche sprazzo di talento veramente puro e non certo comune a tutti, ma anche tanti difetti. Può quindi essere l’uomo giusto per riportare i Nets ai Playoff? Proviamo a scoprirlo.

✅ SI ✅

•Talento offensivo fuori dal comune, ottima capacità di costruirsi un tiro.
•Giocatore di striscia, se si scalda ha sempre punti nelle mani.
•Talento naturale per il passaggio. Ha tecnica, visione ed estro creativo per finire sempre nella clip dei migliori assist della notte NBA.
•Ancora acerbo, può solo trarre beneficio dall’ambiente Nets, non invadente come quello Lakers, e dalla convivenza con Spencer Dinwiddie, giocatore dall’indole più altruista; binomio perfetto per mettere le basi di un sistema di gioco interessante.
•”Ice in my veins” racchiude lo spirito di D-Lo: a volte arrogante, ma senza paura e consapevole di avere qualcosa di speciale da mostrare. Nei finali di partita vuole la palla nel bene e nel male, ed è riuscito a fare svariate cose buone.

🚫 NO 🚫

•Pigro, troppo e troppo spesso. Tende ad affrontare le partite quasi omettendo la fase difensiva.
•Talento naturale per il passaggio ma meno di 5 assist a partita: troppo poco ricorre a questo fondamentale.
•Ancora acerbo anche in senso negativo; non è ancora capace a mischiare aspetti del gioco e affrontare le partite a 360°: o segna 25 punti o smazza 10 assist, raramente è riuscito a trovare la giusta via di mezzo per essere davvero letale.
•Non è un playmaker ma una guardia. Questo punto può essere visto sia in senso negativo sia in senso positivo. La mia lettura è negativa semplicemente perché viene ancora considerato a tutti gli effetti un playmaker, limitandolo un po’ alla lettura classica che si da ai giocatori in questo ruolo di “smista assist”. Russell è troppo egoista per essere un vero playmaker e forse Coach Kenny Atkinson è stato il primo a considerarlo veramente come guardia affiancandoci il sopracitato Dinwiddie.
•Le scelte di tiro spesso sono pessime e provocano scarse percentuali dal campo, altro aspetto da migliorare per esplodere definitivamente.
Ps:•Taglio di capelli assolutamente rivedibile. Ma questi sono gusti totalmente personali.

CONCLUSIONE

Giocatore ancora indietro nel processo di maturazione ma dal potenziale per essere davvero tra i migliori a livello realizzativo. La strada è davvero lunga e passa soprattutto dal suo approccio alle partite: spesso pigro, come detto, ma anche in attacco perché tende ad accontentarsi del suo tiro invece di costruire per gli altri o di costruirsi un tiro migliore. Certo, Russell ha già affrontato qualche fastidioso infortunio in questi tre anni e di certo non sono fattori che aiutano la crescita di un giocatore, ma credo che i Nets abbiano ricevuto un diamante grezzo e che debbano pazientare.
Questa stagione è una fase di transizione: l’esperimento Russell-Dinwiddie è solo all’inizio e ai Nets mancano tasselli importanti nei restanti ruoli, salvo forse Jarrett Allen, ma la base, per la prima volta, è promettente.
D-Lo è un giocatore che può essere molto ‘divisivo’: ha talento ma è un po’ supponente, in attacco è capace di cose meravigliose mentre in difesa è da mani nei capelli, insomma o lo ami o lo vorresti cacciare immediatamente dalla tua squadra del cuore. Ecco, razionalmente sarei portato ad “odiarlo”, soprattutto per l’atteggiamento, eppure non posso che amarlo pazzamente: da tifoso Lakers sono spesso saltato sulla sedia vedendo alcune sue giocate, lo avrei visto bene insieme a Lonzo e mi si è spezzato il cuore a vederlo scambiare, nonostante sostanzialmente abbia permesso l’arrivo di Kuzma. Perciò mi rivolgo ai tifosi Nets che appartengono alla categoria di chi lo vorrebbe cacciare: dategli una possibilità, una possibilità vera, fategli un piccolo spazio nel vostro cuore e saltate sulla sedia con me.
Good luck, D-Lo!

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Simone

Simone

Giallo-Viola e Kobeiano convinto ma grande appassionato del basket in generale, con cui entra in contatto a 5 anni. Primo e unico colpo di fulmine della sua vita, ad oggi. Gioca e allena nelle Minors novaresi, nonostante le ginocchia suggeriscano di darsi alla Playstation. Nickname: Simo T.