Hard-Drive Team 2018/19: Portland Trail Blazers

Sembrerebbe quasi programmato, ma esattamente il giorno dopo in cui abbiamo scritto di una squadra il cui gruppo storico è all’ultima chiamata, ne arriva una della western praticamente nella stessa condizione o quasi. Nel lontano nord ovest ci si incomincia ad interrogare su quale possa essere il futuro di questi Portland Trail Blazers, soprattutto se un futuro ce lo possano avere, valutando in che conference sono, e le squadre che sono in essere. La franchigia dell’Oregon viene da cinque stagioni consecutive in cui, sotto la guida di coach Terry Stotts, sono stati raggiunti i playoffs, compresa la scorsa in cui si è chiuso con un 49-33 che sembrava precursore di una grande post season.

Damian Lillard - Portland Trail BlazersInvece è arrivato un terrificante sweep contro i Pelicans, risultato che ha fatto sorgere parecchi dubbi sulla vera forza di questo roster. Ed anche sull’idea che si possa pensare che, vista l’impossibilità a diventare vincenti, si debba pensare al futuro, magari lasciando andare dei giocatori forti in altri lidi. Ma quest’idea non ha nemmeno lontanamente sfiorato il cervello del G.M. Neil Olshey, anzi, si è cercato di rinforzare il roster provando a portarsi a Portland altri giocatori di altissimo livello. Esperimento tutto sommato abbondantemente fallito, ed il management è riuscito solo a firmare giocatori complementari ed anche abbastanza marginali per le rotazioni dei Blazers.

Coach Stotts sa perfettamente che anche quest’anno ci si affiderà al solito noto nativo di Oakland, sperando che qualcuno degli altri, e non solo il vicino di ruolo, possa tornare utile, sia in regular season che, soprattutto, nei playoffs. Dovrà riuscire ad ampliare le rotazioni, dando minuti a tanti nel roster, che potrebbero tornare utili quando chiamati in causa. E’ abbastanza chiaro che vincere sarà comunque praticamente impossibile, ma pensare di poter fare meglio si deve.

A cominciare da Damian Lillard. Che sia un grandissimo giocatore, una superstar pochi dubbi. Diciamo che ha fallito quando inizia a fare caldo un paio di volte di troppo. Comunque questo gruppo di giocatori nasce o muore con lui, che ne è il leader supremo, l’uomo che li prende per mano ogni sera e che lo farà anche quest’anno. Anche lui, in fin dei conti, sa bene che per vincere serve qualcosa di grosso in più, e si deve tirarlo fuori. Di fianco a lui a formare una coppia di guardie tra le più produttive della lega, c’è CJ McCollum, con le sue caratteristiche di attaccante puro, di tiratore notevole, e che sta continuando a crescere ogni stagione. Altro giocatore da cui ci si inizia ad aspettare di più è Al Farouq Aminu. La scorsa stagione è stata di alti e bassi, se si vuole fare il passo successivo, qualcosa di affidabile, oltre al tiro perimetrale, deve iniziare a farlo. Così come Evan Turner pare essere entrato nella fase calante della sua carriera. Qui c’è davvero bisogno che il prodotto di Ohio State la smetta di fare solo il compitino e torni ad indossare abiti più consoni al suo talento.

Se Maurice Harkless smetterà di essere ospite dell’infermeria allora il suo apporto, fatto di tanta importante sostanza vicino a canestro, tornerà ad essere importante. Così come Meyers Leonard e Jake Layman devono cercare di ritagliarsi minuti di qualità, dando tanto nello spazio che gli verrà lasciato. Seth Curry sembrava essere messo sulla buona strada nella sua prima stagione ai Mavericks. Poi un serissimo infortunio lo ha fermato un anno fa, adesso sembrerebbe essere guarito e potrà far vedere di saper giocare nella NBA per meriti suoi e non per le parentele importanti. Zach Collins sarà seguito con grande interesse. Al secondo anno nella lega, con quel fisico e quelle mani deve diventare un qualche cosa in più di un corpo da mettere nelle rotazioni.

Nik Stauskas è un altro in cerca di rilancio. Sulla carta tiratore micidiale, viene da stagioni in cui ha giocato poco e nemmeno bene. Una mano come la sua potrebbe tornare utile in questo contesto tecnico. Dal draft con la #24 è arrivato Anfernee Simons, che vista la giovanissima età e l’altrettanto scarsa esperienza avrà bisogno di un tempo di apprendimento più lungo prima di mettere in mostra le sue indubbie qualità. Con la #37 via trade è arrivato Gary Trent Jr., che sembrerebbe essere molto più pronto dell’altro rookie dei Blazers per questo livello. Guardia tiratrice viene dalla scuola di Duke, e questo è sempre un bel biglietto da visita.

Due parole le spendiamo su Jusuf Nurkic. Il ragazzo ha tanto talento cestistico, mani incredibili per il ruolo in cui gioca e la dimensione fisica che si porta in giro, e movimenti notevoli vicino a canestro. Deve convincersi solo che può osare di più, e coach Stotts dovrebbe creare giochi specifici per le sue caratteristiche.

% Playoffs: 50%- Non sarà così facile ma i playoffs sono raggiungibili, non fosse altro che per la presenza in squadra di un fenomeno come Lillard. Certo che anche per lui è la chiamata decisiva in Oregon.

Arrivederci a domani con gli Indiana Pacers

HARD-DRIVE
30) Phoenix Suns
29) Memphis Grizzlies
28) Atlanta Hawks
27) Dallas Mavericks
26) Orlando Magic
25) Chicago Bulls
24) Sacramento Kings
23) Brooklyn Nets
22) New York Knicks
21) Los Angeles Lakers
20) Charlotte Hornets
19) Detroit Pistons
18) Los Angeles Clippers
17) Denver Nuggets
16) Miami Heat
15) Oklahoma City Thunder
14) Milwaukee Bucks
13) Minnesota Timberwolves
12) Washington Wizards
11) Portland Trail Blazers

Doc. Abbati

Doc. Abbati

Il diversamente giovane del gruppo, appassionato di motociclismo e, soprattutto, dello sport made in USA , fan dei Lakers, dei Raiders e dei Mets rigorosamente in quest’ordine, seguo il basket NBA fin dagli anni 70 Nickname: Doc.Abbati