Le’Veon Bell, dalle stelle allo sciopero!

Andiamo a ricostruire la triste storia di questa vicenda che ha visto il RB dei Pittsburgh Steelers Le’Veon Bell scioperare per tutta la stagione per soli motivi contrattuali…una scommessa che pagherà?

Alla fine, come per tutti, come per ogni cosa, arriva sempre un conto da pagare. Allo stare lontano dalla tua squadra, saltare tutta la stagione e inimicarsi praticamente tutti dobbiamo aggiungere qualcosa come 14 Milioni di dollari: Bell ha deciso di scommettere pesantemente su stesso e solo il tempo ci dirà se la scelta sarà stata quella giusta.

Facciamo un passo indietro per ricapitolare i contorni di una vicenda non così chiara.

Le’Veon Bell esce da Michigan State con la fama di essere un buon running back da terzo/quarto giro al Draft; gli Steelers intravedono invece in Bell il talento che ad altri sembra essere nascosto. Coach Mike Tomlin piazza l’azzardo e seleziona il nativo dell’Ohio già al secondo giro del Draft 2013: non mancano voci critiche per una scelta che sembra troppo “alta” e rischiosa per una squadra, gli Steelers, con necessità in altri reparti. L’opzione di Tomlin comincia però pagare subito i dividendi del caso.

Nella stagione di debutto, nel 2013, Bell infrange il record di una leggenda come Franco Harris per yards guadagnate da “scrimmage” (corse + ricezioni) e il suo nome comincia a farsi strada negli highlights domenicali. Di Bell colpisce soprattutto la capacità di sapere aspettare i blocchi della sua linea offensiva in fase di corsa, di saper “pazientare”, sfruttando il varco giusto e correndo in una maniera che sembra, ai più, priva di fatica e a scarso rischio di tackle pesanti.

Il 2014 è l’anno dell’esplosione. Dicasi 1361 yards su corsa, oltre 800 su ricezione e 11 touchdown totali. L’abilità dell’ex Michigan State in fase di ricezione dal backfield lo rendono un’arma letale per gli schemi di Pittsburgh e arriva la prima prestigiosa selezione fra gli All Pro (il massimo riconoscimento per un giocatore in singola stagione al di là dei premi). Un’infortunio a fine dicembre toglie Bell dai playoff e Pittsburgh affonda con i Baltimore Ravens nel match di Wild Card. Il 2015 è un anno di passaggio: una squalifica gli toglie le prime tre domeniche di regular season (era stato beccato a fumare mariujana con l’attuale back dei Lions Blount) , dopo altre sei il ginocchio cede e arrivederci al 2016.

Il 2016 Bell rientra ed è un ritorno stellare: con tre partite in meno piazza statistiche da record e solo un infortunio durante il Divisional contro i Chiefs gli toglie la chance di competere a pieno regime contro i Patriots. Gli Steelers accusano il colpo e a Foxboro affondano senza ritegno.

E qui comincia la telenovela contrattuale.

Con la fine della stagione 2016 Bell diventa Free Agent e Pittsburgh decide di mettere sul running back il franchise tag (CLICCA QUI per leggere); l’ex Michigan State non la prende benissimo: il tag gli da si uno stipendio annuale molto alto ma è la prova che in riva ai Tre Fiumi non credono abbastanza in lui per blindarlo con un contrattone lungo. Bell mugugna ma la dirigenza giallonera è spaventata sia dalle due squalifiche precedenti, sia da quegli infortuni che, a conti fatti, hanno tolto di mezzo Bell nei momenti topici delle ultime tre stagioni. Cominciano le frecciatine e i momenti di tensione che però non distraggono Bell dalla realtà del campo: la stagione è ancora una volta grandiosa. Arriva la seconda selezione All Pro e se Pittsburgh perde ai playoff con i Jaguars non è certo per il rendimento di Bell che fa il suo durante tutta la partita.

Finita la stagione ricomincia la “Dynasty” giallonera: Pittsburgh rimette il tag su Bell che va su tutte le furie e si rifiuta di firmarlo. Lo stipendio, quasi 15 milioni di dollari per una singola stagione, è stellare per un running back ma la durata del rapporto è il vero nodo della questione. Bell vuole un contratto lungo con molti $$ di “garantito”: ha 26 anni ed è tempo di monetizzare in maniera pesante il suo talento. Dopo un momento di stallo, a luglio arriva quindi un’offerta stratosferica da parte degli Steelers: $70 milioni per cinque anni (con quasi 33-35 milioni “garantiti”) che il running back rifiuta. In questo caso il nodo è sia legato alla cifra annuale ma, soprattutto al “garantito” che, da indiscrezioni, verrebbe pagato nei primi due anni di contratto, dando quindi la chance a Pittsburgh di liberarsi di Bell a costo zero ad inizio terzo anno. Un’altra “tegola” sulla trattativa arriva quando il “collega” dei Los Angeles Rams, Todd Gurley, firma un’estensione da $60 milioni di dollari su 4 anni con un garantito di quasi $45 milioni.

Le parti rimangono quindi lontane e Bell continua il suo holdout che dura oramai dai primi allenamenti primaverili. Va puntualizzata una cosa: a livello generale queste situazioni non sono così rare fra i giocatori che hanno dispute contrattuali ma, nella maggior parte dei casi, il giocatore poi rientra (accordo o non accordo) nei ranghi. Così fa, ad esempio, la FS Earl Thomas dei Seahawks, che raggiunge i suoi compagni dopo un holdout simile (per poi pagare cara la cosa quando si rompe una tibia dopo tre partite contro i Cowboys). Bell invece tiene duro e la stagione comincia senza di lui.

E qui, ad inizio stagione 2018, arriva l’altra variabile di questa situazione paradossale: il sostituto di Bell, James Conner, esplode in una serie di prestazioni monstre, facendo presto dimenticare il riottoso Le’Veon agli occhi dei tifosi. La storia di Conner è anche particolare: ai tempi dell’Università ha dovuto affontare (e superare) il terribile “placcaggio” di un brutto linfoma di Hodgkin: un prodotto locale (Conner è cresciuto a meno di due ore d’auto da Pittsburgh e proprio a Pittsburgh ha frequentato il College) cui i tifosi si affezionano subito anche per la sua storia tipicamente “americana” di riscatto da una situazione di tremenda difficoltà. Tutto il contrario dell’avido (ai loro occhi) Bell.

Le settimane passano e, dopo un iniziale difficoltà nelle prime partite, Pittsburgh ingrana le marce alte: arrivano cinque vittorie di fila condite da uno spirito di squadra che, in qualche modo, sembra crescere anche “grazie” alla vicenda Bell. Il dover rispondere continuamente ai giornalisti riguardo la situazione del loro compagno non innervosisce più di tanto i giocatori in giallonero che trovano, in questa vicenda, uno stimolo per fare ancora più gruppo.

Anche l’idea di una trade sembra poco percorribile visto che Bell dovrebbe firmare il tag prima dell’eventuale scambio, cosa che lo stesso farebbe solo con la garanzia che la squadra futura gli offra ciò che vuole a livello contrattuale. Si fa il nome di Philadelphia come potenziale acquirente. L’infortunio al titolare Jay Ajayi potrebbe far premere il grilletto alla dirigenza biancoverde che decide poi di non spendere (almeno) un secondo giro del draft 2019 per un giocatore fuori da mesi.

Si arriva a settimana scorsa. Bell è ancora fuori e, essendo passate nove settimane di regular season, non può più rientrare nella Lega per quest’anno. Al talentuoso running back non rimane ora che allenarsi e prepararsi in vista della prossima Free Agency (improponibile l’opzione di un terzo tag da parte degli Steelers per motivi di salary cap). Il tutto con uno stipendio di 14 milioni di dollari completamente lasciato andare via….

Come sembrano lontani i tempi in cui, a Febbraio 2013, lo stesso Bell twittava che se non giochi per motivi economici allora significa che, in realtà, non ami quello che fai…

Fabio G

Fabio G

Anconetano doc, seguo da anni gli Sport Americani e la NFL in particolare, con un occhio di riguardo per i Detroit Lions. Da poco collaboro con NBA-Evolution come redattore per la sezione NFL. Nickname: Fabio G