Simon Playbook: Houston Rockets

Appuntamento del giovedi con la nostra rubrica di analisi sul modo di giocare delle squadre NBA; questa settimana andiamo in Texas a casa degli Houston Rockets.

A pochi possessi dalle Finals NBA la scorsa stagione, penultimi in questo momento nella Western Conference. Rockets, che diavolo vi è successo?
Ok, perso Ariza in free agency, giocatore che dava un equilibrio alla squadra, aggiunti James Ennis e Carmelo Anthony principalmente. Gli altri interpreti sono gli stessi, e anche il modo di giocare è rimasto lo stesso dello scorso anno. Cosa non funziona allora?

Sicuramente il ritmo, troppo basso anche per gli standard di James Harden che, nonostante 11 sconfitte ad oggi, sta comunque mettendo a referto una serie di buone prestazioni individuali; contro Washington 54 punti e 13 assist, questa notte contro Dallas tripla doppia da 25-11-17 con l’aggiunta di 6 recuperi. Come si fa a parlare di ritmo basso se è così funzionale per il Barba? L’indice sono le troppe palle perse proprio dal Barba, palle perse frutto di attacchi esageratamente statici e che vanno a concludersi quasi sempre lasciando 5-6 secondi sul cronometro dei 24.

Una chiave è sicuramente il minor numero di tiratori in campo che porta Harden a cullare il pallone per 18 secondi e risolvere, o provare a risolvere, l’azione con un pick and roll per attaccare il ferro per concludere o scaricare non dando però a chi riceve lo scarico un tempo necessario per costruire un tiro migliore. L’ultimo passaggio è quasi sempre risolutivo, senza possibilità di fare altro se non scoccare il tiro da dietro l’arco o di finire appeso al ferro se ti chiami Capela.

Voi mi direte: ma è lo stesso identico modo di giocare della scorsa stagione dove sono arrivati a tanto così da battere Golden State e probabilmente dal mettersi un anello al dito. È in parte vero, perché per un sistema così particolare, che abolisce e ripudia il tiro dal mid-range, gli interpreti in campo sono fondamentali: Ennis non è Ariza, PJ Tucker non ha più le stesse libertà in angolo e Melo è stato messo ai box dopo 10 partite.

Ecco quindi la nota dolente: i Rockets hanno sovrastimato il loro sistema, convincendosi del fatto che fosse il sistema stesso ad averli fatti esprimere al meglio lo scorso anno quando la realtà è che sono stati i giocatori a rendere il sistema così efficace. Un pick and roll giocato tra Harden e Capela è sempre efficace perché il Barba è in grado di servire perfettamente lo svizzero, eccellente rollante, ma, nel momento in cui tutti sono preoccupati dal gioco a due e la difesa collassa in area per limitarlo, fa molta differenza avere sul perimetro Ryan Anderson o Chriss: nel primo caso la palla vola fuori dalle mani di Harden, non bravo, bravissimo a leggere queste situazioni, e un tiratore come Anderson non deve fare altro che tirare con metri di spazio, nel secondo caso la difesa dice “Ok, perfetto, scaricala pure fuori quella palla che abbiamo tutto il tempo per recuperare la posizione”.

A tutto questo si aggiungono altri due problemi: CP3 e la difesa.
Chris Paul è un problema, nel senso che non può permettersi di saltare partite. È troppo importante per dare respiro ad Harden e alternarsi con lui nel giocare con tantissimi palleggi. L’emblema di questo discorso è stata la sconfitta a Washington: 57 minuti di utilizzo per James Harden che negli ultimi minuti dei regolamentari semplicemente non ha azzeccato una scelta, se non l’alzata del pareggio per Capela ma arrivata più per colpe della difesa che per meriti dell’attacco. Tiri sbagliati, letture sbagliate e scelte sbagliate: questa pallacanestro può risultare immensamente frustrante se questi tre fattori entrano nella testa dei giocatori portando con loro anche svariate sconfitte (17 lo scorso anno, 11 nelle prime 20 questa stagione).

Arriviamo infine alla difesa: cambio sistematico su tutto e tutti, ma l’intensità è troppo bassa e ci sono una serie di giocatori che semplicemente non sanno come difendere, come Chriss e Hartenstein che hanno tempi di aiuto sbagliati e non sanno come usare il loro corpo in difesa. I cambi sono spesso in ritardo e non aggressivi quanto quelli della scorsa stagione e non può sempre arrivare Capela a cancellare gli errori.

È passato il primo quarto di stagione e niente è compromesso definitivamente, ma in una Western Conference con attualmente 14 squadre in lotta per 8 posti i Rockets devono ritrovarsi al più presto.
Cercasi Houston disperatamente.

Simone

Simone

Giallo-Viola e Kobeiano convinto ma grande appassionato del basket in generale, con cui entra in contatto a 5 anni. Primo e unico colpo di fulmine della sua vita, ad oggi. Gioca e allena nelle Minors novaresi, nonostante le ginocchia suggeriscano di darsi alla Playstation. Nickname: Simo T.