Cover Month (Novembre 2018)

Secondo mese di Stagione Regolare archiviato con alcune conferme, molte sorprese e giocatori in rampa di lancio; ecco dunque il nostro nuovo appuntamento con il nostro Cover Month.

COVER MONTH

“Sì, ma c’è scritto Clippers…”
Ecco, sì, ci sarà anche scritto Clippers ma questi mica scherzano. Tobias Harris, Gallinari e Harrell che semplicemente stanno giocando la miglior pallacanestro della loro carriera probabilmente. Partito anche DeAndre Jordan l’era Lob City è solo un lontano ricordo: ecco quindi un gioco di squadra di tutto rispetto, senza nessuna vera superstar (per ora) ma tutti disposti a darsi una mano sia in attacco che in difesa. Dalla panchina si alza sempre il solito Lue Williams, macchina da punti e forte candidato al premio di Sesto uomo dell’anno insieme proprio al compagno di squadra Harrell, una dinamo di energia infinita in grado di non far rimpiangere per niente DeAndre.
Prendete tutto questo, metteteci altri due o tre giocatori che conoscono il loro ruolo come Beverley e Gortat, aggiungete il rookie da Kentucky Shai Gilgeous-Alexander, il tutto capitanato da Coach Doc Rivers e ottenete la prima forza della Western Conference con 15W e 7L. Eh ma c’è scritto Clippers…

Winter Is Coming.
In quante squadre di questo inizio di stagione potete trovare due possibili MVP della lega?
Semplice, in una solamente, e si trova in Canada. Infatti i Raptors stanno procedendo come una macchina schiaccia sassi, schiacciando chiunque incontrino sul loro cammino, campioni in carica compresi (anche se senza Curry e Green). Kawhi Leonard sembra piuttosto in forma dopo l’anno ai box e la telenovela Spurs: 25.5 punti, 8.6 rimbalzi e 3 assist a partita in aggiunta alla solita difesa. Lowry viaggia in doppia doppia di media con 15.4 punti e 10.3 assist e l’aggiunta di 4 rimbalzi abbondanti; ha le chiavi dell’attacco e lo sta gestendo al meglio.
A questi due perché non aggiungere anche giocatori di ruolo come Valanciunas, Ibaka, Danny Green e Pascal Siakam, candidato principale per il Most Improved Player, per ottenere la prima squadra della Eastern Conference e dell’NBA con un record di 20-4
Preparate i cappotti pesanti perché al Nord non scherzano affatto.

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Verde speranza.
Boston Celtics e come passare da essere la squadra più promettente e bella della Eastern Conference ad una mediocre squadra di metà classifica recuperando due delle proprie superstar. Dall’eliminazione in Gara 7 delle finali della Eastern Conference ad oggi molto è cambiato: è tornato Irving ed è tornato Hayward. Com’è possibile allora che i Celtics occupino appena la sesta posizione ad Est con un record di 13-10? Semplice, non è stato così semplice ed immediata la convivenza tra le star acclamate e le giovani stelle nate durante i playoff della scorsa stagione; meno palloni per l’1vs1 di Tatum, meno tiri per Rozier e meno giochi per Jaylen Brown. Questo, un Hayward non ancora al 100%, nonostante una partita da 30 punti nell’ultima uscita, e un sistema che deve essere ancora ben oliato soprattutto difensivamente hanno portato Boston a faticare molto più del previsto, in un Est competitivo, inutile dire il contrario. Coach Stevens ha già provato delle modifiche spostando l’ala ex Utah Jazz dal quintetto alla panchina, come sesto uomo extra-lusso, e registrando ritmo e difesa, mosse che hanno portato qualche risultato positivo.

Occhio a darli già per morti questi che di morto non hanno proprio niente.

Domantas, il Principino del Baltico.
Sarà il cognome, sarà la genetica, sarà qualcosa che mangiano ma anche questo Sabonis sta giocando a dei livelli altissimi. In uscita dalla panchina è la costanza fatta a giocatore: 14.5 punti e 10.3 rimbalzi ad allacciata di scarpe, il cambio perfetto per sostituire sia Turner da 5 sia Thad Young da 4. Conoscenza cestistica molto elevata, un solido Jumper dalla media, istinto per i rimbalzi e tanta tanta energia per sopperire all’assenza di Oladipo in questo inizio di stagione e competere per il premio di 6th Man of the Year insieme ai due Clippers sopracitati. Ah, questo ha appena 22 anni…

Allonzo e come essere un Undrafted.
Notte del draft. Aspetti 60 nomi in attesa del tuo che non arriverà mai. Chiamato dai Knicks in un progetto un po’ particolare, con tanti giovani non più giovanissimi che di spazio non ne hanno mai trovato molto. Un contratto più per la G-League che per l’NBA. Un posto in squadra conquistato giorno dopo giorno in allenamento e partita dopo partita. Allonzo Trier è una montagna russa, tutto ciò che non è da considerarsi costanza: prima una partita da 15 punti, poi una da 0/9, poi una da 8-7-9 e poi un’altra a prendere solo stoppate. Eppure a Coach Fizdale piace molto Iso-Zo: un non playmaker ma che ha bisogno spesso della palla in mano per essere efficace. Una non guardia perché il tiro se lo vuole costruire lui. Insomma un giocatore tutto particolare che non ha smesso di lottare e che ha un posto dalla panchina dei NY Knicks. Ho visto di peggio.

Simone

Simone

Giallo-Viola e Kobeiano convinto ma grande appassionato del basket in generale, con cui entra in contatto a 5 anni. Primo e unico colpo di fulmine della sua vita, ad oggi. Gioca e allena nelle Minors novaresi, nonostante le ginocchia suggeriscano di darsi alla Playstation. Nickname: Simo T.