Simon Playbook: Los Angeles Lakers

Primo appuntamento di dicembre con il nostro Playbook; oggi andiamo nella nuova casa del Re, a LA per vedere come giocano i Los Angeles Lakers.

Si è parlato tanto dell’arrivo di LeBron nella città californiana e non poteva essere altrimenti. Si è parlato tanto del roster che avrebbe trovato con Lonzo Ball, Ingram, Kuzma e Hart come nucleo giovane, un po’ in controtendenza rispetto agli ultimi anni ai Cavs, dove era circondato da molti veterani. Ecco, non mancano di certo, infatti McGee, Chandler, Rondo e Stephenson sono lì a fare compagnia al Re. Ma andiamo più nel dettaglio e subito troviamo una netta differenza rispetto ai Cavs: tanto, tantissimo gioco in area. Mentre in Ohio il gioco era principalmente perimetrale, con palla a LeBron e tutti fuori dall’arco ad aspettare lo scarico, qui a LA si cerca di aggredire il ferro con continuità. Per far questo pochi centri si muovono lontano dalla palla come McGee, nel miglior momento della sua carriera, nel miglior sistema della sua carriera; sempre in movimento, sempre pronto sia a rollare dopo un blocco sia a farsi trovare su, al ferro per chiudere un alley oop.
Chi invece deve migliorare nel gioco lontano dalla palla è Kyle Kuzma, ancora troppo poco costante nel farsi trovare nel posto giusto per concludere senza bisogno di costruirsi il tiro da solo.
Anche Brandon Ingram sta trovando qualche difficoltà con l’arrivo di LeBron: meno palloni giocabili, inevitabilmente, ma soprattutto palloni statici; raramente tira sugli scarichi, nonostante stia migliorando in questo senso, raramente riceve per concludere al ferro. Il più delle volte gioca un uno contro uno in post basso, sfruttando la lunghezza delle sue braccia e la capacità di chiudere sia tirando sopra il difensore, sia cambiando conclusione in avvicinamento a canestro tenendo il contatto col difensore.

Lonzo Ball è forse il più in difficoltà in questi nuovi Lakers: non si fida del suo tiro, ed è evidente, spesso non è troppo aggressivo offensivamente e si limita a passare la palla, eppure è una pedina molto importante per gli equilibri di questa squadra. L’atletismo e l’altezza lo rendono veramente efficace in difesa sui playmaker avversari, qualità molto sottovalutata in una squadra che ha come grosso punto debole proprio la difesa. Ma anche in attacco è molto utile, nonostante lo scarso rendimento: se McGee, Chandler e Kuzma sono gli indiziati principali per portare un blocco sulla palla, nelle squadre di LeBron anche il playmaker deve saper portare buoni blocchi per favorire i mismatch, e in questo Lonzo è uno dei migliori; in assoluto il suo meglio arriva quando deve bloccare per l’uscita di un tiratore: tempismo, tecnica e angolo di blocco sempre perfetti e Kuzma, Hart e Caldwell-Pope ringraziano.

In assoluto però, questi Lakers cercano come primissima opzione la transizione. Partendo da una difesa spesso lacunosa ma altrettanto spesso mascherata dalle innumerevoli stoppate di McGee e Chandler, chiunque degli altri 4 in campo può spingere la transizione offensiva e in questo caso avere due ottimi passatori come LeBron e come Lonzo fa tutta la differenza del mondo. Recuperato il pallone in due sono già pronti a correre a canestro pronti per essere serviti da un lancio lungo o da passaggi rapidissimi senza bisogno di alcun palleggio in mezzo. Lonzo in particolare è sempre uno dei primi a scattare, a volte anche un attimo prima che il pallone sia effettivamente controllato dai suoi compagni. Ottimo è anche il lavoro a rimorchio, meglio con Javale che con Tyson per caratteristiche atletiche e anche anagrafiche: con la difesa non ancora schierata McGee è estremamente efficace nel concludere ricevendo in corsa, fondamentale molto sottovalutato ma che lo rende il centro perfetto di questa squadra. Tutto parte da una sua stoppata e spesso finisce con una sua schiacciata. E c’è ancora chi lo vede solo come protagonista di gaffe.

Ancora molti limiti per una squadra nuova, non è detto che il nucleo di giocatori rimanga questo fino a fine stagione, ma per ora il record è positivo e recita 15-9, quinto posto nel selvaggio West a sole 2 partite dalla testa della Conference. Attenzione al Re nelle parti calde della stagione.

Simone

Simone

Giallo-Viola e Kobeiano convinto ma grande appassionato del basket in generale, con cui entra in contatto a 5 anni. Primo e unico colpo di fulmine della sua vita, ad oggi. Gioca e allena nelle Minors novaresi, nonostante le ginocchia suggeriscano di darsi alla Playstation. Nickname: Simo T.