Simon Playbook: Philadelphia 76ers

Smaltite le fatiche del Natale è tempo di tornare in campo con la nostra rubrica. Oggi andiamo a casa dei Philadelphia dei 76ers per mettere in evidenza pregi e difetti di una squadra molto particolare.

76ers che sono cambiati molto dalla scorsa stagione, perdendo Ilyasova e Belinelli in uscita dalla panchina, e anche dall’inizio di questa stessa con la Trade che ha portato a Jimmy Butler. Proprio Butler sembra poter dare a Phila la spinta in più, la spinta giusta, per arrivare a contendersi la Eastern Conference: ottimo gioco senza palla, buon gioco in post basso contro giocatori più piccoli di lui, e tantissimi ‘attributi‘ nel finale di partita, fondamentale per una squadra che non è sempre stata efficace quando la palla inizia a pesare molto di più. Anche difensivamente ha portato il suo contributo, nonostante i meri numeri non siano totalmente concordi, dando la possibilità a Simmons di concentrarsi solo sulla fase offensiva e di svolgere il lavoro di Covington come “stopper” molto meglio.

Ecco, offensivamente abbiamo poi Ben Simmons, talento sconfinato di playmaking con la palla in mano, potenziale da tripla-doppia tutte le sere ma contro difese organizzate diventa un gigantesco problema. Nessun raggio di tiro al di fuori del pitturato, è questo il problema principale di Phila quando Ben calca il parquet: oltre a togliere tantissimo spazio alle iniziative in post di Embiid e di portare sempre un difensore extra sulle penetrazioni di Butler, risulta lui stesso un mezzo difensore quando i 76ers giocano un pick and roll con un palleggiatore che non sia proprio Ben Simmons. Proviamo a fare chiarezza: poiché non risulta pericoloso sul perimetro, occupare spazio fuori dall’arco dei 3 punti è totalmente inutile ai fini dell’attacco, perché va ad occupare una posizione al posto di un tiratore, quindi Coach Brown ha pensato di sfruttare nel miglior modo possibile le sue caratteristiche; pick and roll con Simmons posizionato sulla linea di fondo, quasi invogliando il suo difensore ad andare a chiudere la penetrazione o il taglio del rollante per lasciare Ben libero vicino a canestro o innescare una rotazione difensiva a 4 o addirittura a 5 giocatori. Scelta molto particolare che non sempre sta pagando, soprattutto contro le difese organizzate e pronte ad un eventuale cambio proprio sul pick, o, ancora peggio per Phila, efficaci nello spingere il palleggiatore sullo stesso lato di Simmons in modo da avere un difensore in grado sia di aiutare sia di anticipare il passaggio sotto. Insomma, in un modo o nell’altro bisogna trovare una soluzione che possa dare una continuità di gioco migliore. Come per esempio giocare sfruttando il post di Embiid e i tagli lontano dalla palla, in modo da liberare spazio e tenere la difesa concentrata su chi taglia e non sull’uno contro uno di Joel, da cui molto spesso escono 2 punti.

Potenziale spropositato e una quantità di talento molto superiore a svariate squadre ma questi 76ers sembrano ancora un passo indietro rispetto a Raptors e Celtics e non sono così nettamente favoriti in un’eventuale serie contro i Pacers, che fanno della difesa e dell’organizzazione un loro punto di forza.

Cosa manca a questi ragazzi per colmare il gap?

Simone

Simone

Giallo-Viola e Kobeiano convinto ma grande appassionato del basket in generale, con cui entra in contatto a 5 anni. Primo e unico colpo di fulmine della sua vita, ad oggi. Gioca e allena nelle Minors novaresi, nonostante le ginocchia suggeriscano di darsi alla Playstation. Nickname: Simo T.