Simon Playbook: Brooklyn Nets

Appuntamento del giovedì con una squadra della Eastern Conference che sta vivendo un momento decisamente positivo, i Brooklyn Nets.

Da quella sciagurata Trade con Boston che ha permesso ai Celtics di rinascere dalle proprie ceneri dopo gli anni di Pierce, Garnett e Allen, e che invece ha affossato i Nets, finalmente si scorge una luce in fondo al tunnel. È inutile negarlo, è inutile girarci intorno, gran parte del merito va dato a Coach Kenny Atkinson che è stato capace di disciplinare giocatori con talento e di esaltare le qualità di chi ne ha meno. La società si è mossa sul mercato per ricevere tutti quei giocatori con contratti scomodi e pesanti e li ha affiancati a giocatori giovani poco considerati da altri.

È il caso di D’Angelo Russell quasi scartato dai Lakers e impacchettato insieme all’assurdo contratto di Mozgov nell’estate 2017, non convinti al 100% dal suo gioco e dai suoi comportamenti. Bene, a Brooklyn è rinato e guida la squadra nonostante un inizio abbastanza faticoso con molti dubbi su come utilizzarlo, se da playmaker o da guardia, arrivando poi alla conclusione che il ruolo non sia fondamentale, basta dargli minuti e palloni. Ed è quello che sta facendo Coach Atkinson: quasi 30 minuti di utilizzo e il 30% di usage, ovvero la percentuale su 100 possessi in cui il giocatore termina l’azione con un tiro, con un assist, o una palla persa, da cui derivano 18.7 punti e 6.3 assist a partita. Fa del pick and roll la sua arma principale da cui spara da dietro l’arco o trova assist per i compagni.

Il ritmo dei Nets è sempre molto alto e la transizione offensiva è spesso incentrata sull’utilizzo di blocchi rapidi per il portatore per generare subito un vantaggio e oltre a Russell anche l’altro playmaker sfrutta queste situazioni al meglio, Spencer Dinwiddie. Esploso la scorsa stagione sta mantenendo i suoi numeri, anzi li migliora arrivando a 16.7 punti a partita; calano leggermente gli assist, solo per merito di Russell che ha iniziato ad essere molto più disciplinato, ma ne serve lo stesso 5 a partita. Dinwiddie e Russell oltre a gestire l’attacco sono anche i giocatori incaricati per chiudere le partite: D-Lo che ha già castigato più di una squadra, tra cui proprio i Lakers, con la sua esultanza classica “Ice in my Veins“, e Dinwiddie che proprio nella notte ha battuto Houston forzando prima l’OT e poi chiudendo la partita.

Non solo esterni e giocatori giovani di “seconda mano”, anche buone scelte al Draft con chiamate non proprio tra le prime: alla 22 dello scorso Draft infatti Brooklyn ha pescato quello che è il suo centro titolare e che è diventato l’incubo di ogni schiacciatore; Jarrett Allen infatti è una delle variabili che hanno permesso ai Nets di fare un passo in avanti anche difensivamente; con 1.5 stoppate a partita infatti è spesso presente in aiuto per contrastare i tiri e poi prendere rimbalzi, 8.3 a partita. In attacco si limita quasi solamente a chiudere giochi a due con i palleggiatori ma con ottime percentuali e buoni risultati, 11.7 punti con il 61.9% da due, in particolare il 71.5% nei pressi del ferro.

Altra scelta al Draft che sta fruttando e non poco è certamente il lettone Rodions Kurucs, scelto con la numero 40 nello scorso Draft: 9.3 punti e 3.6 rimbalzi di media, posto in quintetto e buon innesto nel gioco dei Nets, mobile, veloce ma con braccia lunghe che gli permettono qualche anticipo per contropiedi rapidi.

I Nets però restano i Nets e la fortuna non li assiste spesso, li ha privati, anzi, di Caris LeVert per l’infortunio al piede; LeVert aveva iniziato splendidamente la stagione ma potrebbe tornare in vista dei possibili playoff. Brooklyn è attualmente al 7° posto nella Eastern Conference, dietro agli Heat ma con le stesse gare di distanza dalla vetta. Non sarà certamente una seconda parte di stagione semplice, ma dopo il mese di dicembre da 12 vittorie e solo 3 sconfitte che li ha lanciati in zona playoff il plotone guidato da Kenny Atkinson non vuole farsi scappare questa ghiotta occasione.

Simone

Simone

Giallo-Viola e Kobeiano convinto ma grande appassionato del basket in generale, con cui entra in contatto a 5 anni. Primo e unico colpo di fulmine della sua vita, ad oggi. Gioca e allena nelle Minors novaresi, nonostante le ginocchia suggeriscano di darsi alla Playstation. Nickname: Simo T.