Simon Playbook: Denver Nuggets

Questa settimana con la nostra rubrica del giovedì andiamo dalla seconda della classe della Western Conference, i Denver Nuggets.

Dal 9° posto della scorsa stagione, con il treno per i Playoff perso all’ultima partita nello scontro diretto contro i Minnesota T-Wolves, i Nuggets sembrano una squadra totalmente diversa; 35-15 e record di franchigia nell’arco delle prime 50 partite della stagione, secondo posto ad Ovest dietro a Golden State e un legittimo candidato MVP in casa.

Nikola Jokic infatti è la ragione principale per cui i Nuggets sono così in alto. È rimasto il fulcro dell’attacco, di un attacco mobile, più in ritmo, meno monotematico e più vario: alternano giocate in pick and roll a giocate in pick and pop che permettono di liberare Jokic dalla marcatura del lungo avversario in modo che possa punire con un Jumper, aspettare tagli a canestro degli esterni dal lato debole oppure attaccare in palleggio trovando scarichi sul perimetro come un vero playmaker. Oltre a giocate a due, il gioco si sviluppa anche dal Post basso, dove Jokic comanda tutti i Nuggets; la sua elevata capacità di passaggio gli permette di trovare sempre l’uomo meglio posizionato poiché la difesa è preoccupata dal suo uno contro uno.
Oltre a punti, rimbalzi e assist, 20-10-7.5 di media, Jokic ha migliorato sensibilmente anche la qualità della sua difesa, non tanto a livello numerico ma dal punto di vista pratico: non subisce più passivamente gli uno contro uno avversari, è più mobile nel difendere il pick and roll e soprattutto è più reattivo nelle situazioni di aiuto difensivo, tutti aspetti che lo rendono necessariamente un candidato MVP per questa stagione, Barba permettendo.

Quando il tuo leader tecnico gioca così bene anche gli altri membri dei Denver Nuggets sono tenuti a fare lo stesso: è il caso delle due guardie, Gary Harris e Jamal Murray.
Il primo ha saltato 19 partite per fastidi fisici e sta faticando a trovare la migliore condizione, ma riesce lo stesso a portare il suo contributo con 15 punti di media, nonostante ricopra un ruolo leggermente più marginale nel gioco. È abile nel farsi trovare in taglio e dietro l’arco oltre a saper giocare in isolamento per costruirsi un tiro dal palleggio.
Murray invece, al suo terzo anno, sta facendo registrare il suo massimo in carriera in punti per partita, con 18.5, e in assist, quasi 5 di media. Molto responsabilizzato da Coach Mike Malone, il prodotto di Kentucky sta rispondendo al meglio e sarà certamente un fattore chiave nell’occupare il miglior piazzamento playoff possibile oltre che per vedere quanta strada faranno questi Nuggets nella post season.

In uscita dalla panchina la sorpresa di questa stagione per i Nuggets, Monte Morris. Dalla G-League ad essere un punto fisso in una squadra che punta in alto, fornendo prestazioni solide e guidando la squadra quando Jokic lascia il terreno, mettendo su numeri rispettabili con 10 punti e quasi 4 assist di media.

Nonostante tante buone qualità questi Nuggets qualche punto debole ce l’hanno, in termini di difesa, soprattutto perimetrale, 20° nella lega per Difensive Rating, e tiro da 3, 12° nella lega con il 35.4% ma con grosse lacune nello spot di ala piccola, con Torrey Craig che tira appena il 29.3%.
Con la Trade Deadline che si avvicina inesorabilmente, a Denver potrebbero pensare di andare a ritoccare proprio questi aspetti andando alla ricerca di un giocatore da rotazione, abile in difesa e con buone percentuali da dietro l’arco, senza però stravolgere gli equilibri della squadra in modo da affrontare i Playoff come stanno affrontando la stagione, da protagonisti.

Simone

Simone

Giallo-Viola e Kobeiano convinto ma grande appassionato del basket in generale, con cui entra in contatto a 5 anni. Primo e unico colpo di fulmine della sua vita, ad oggi. Gioca e allena nelle Minors novaresi, nonostante le ginocchia suggeriscano di darsi alla Playstation. Nickname: Simo T.