Simon Playbook: Oklahoma City Thunder

Rubrica del giovedì, a poche ore dalla Trade Deadline, andiamo a scoprire gli Oklahoma City Thunder.

Da Big Three falliti la scorsa stagione al terzo posto nella Western Conference questa stagione, cambiare rimanendo gli stessi, o quasi, non è affatto facile, eppure è quello che è successo ai Thunder.

Nel bene e nel male tutto passa dalle mani di Russell Westbrook, motore della squadra, metronomo della squadra, principale motivo se alla fine della partita, con il cronometro a zero, il referto da portare a casa sia rosa o giallo.
I numeri sono, anche questa stagione, mostruosi: 21-11-11, un’altra stagione in tripla-doppia di media e sarebbe la terza consecutiva, tuttavia, nonostante gli 11 assist, il dubbio che trapela guardando le sue prestazioni è sempre quello che possa non fidarsi completamente dei suoi compagni, soprattutto nei finali di partita con il punteggio in bilico; troppo spesso cerca di risolverla lui, di essere lui il protagonista, lui il risolutore, troppo spesso commette errori proprio a livello di scelte: la più recente l’1vs3 a casa dei Boston Celtics con Irving che ringrazia, scippa il pallone e la partita, ma spesso queste scelte sbagliate si trasformano in tiri forzati da 3 dal palleggio in isolamento senza far toccare la palla a nessuno. E dire che questa stagione sta ricevendo una bella mano…

Infatti il rinnovo di Paul George è stata manna dal cielo per i Thunder, soprattutto perché dopo averlo annunciato come “Unfinished Business” alle parole sono seguite i fatti: 28-8-4, con il 40.6% da 3, serio candidato per la corsa all’MVP, serissimo candidato al premio di Difensive Player of the Year nonché leader NBA per recuperi, 2.3 a gara. Insomma, un contributo su entrambi i lati del campo che sta permettendo a OKC di puntare davvero in alto.

A completare il terzetto dei Thunder c’è sempre il neozelandese silenzioso, Steven Adams. Solito lavoro sporco per lui, relegato a giocare pick and roll da bloccante per concludere al ferro: 15 punti con il 60.7% dal campo, numeri che si sommano a i rimbalzi, quasi 10 a partita e ai recuperi, 1.5 a gara.
Se si parla di lavoro sporco non si può dimenticare Jerami Grant: atleta spaventoso anche per i canoni NBA, specialista difensivo con numeri limitati in attacco ma estremamente utile a questi Thunder che si sono riscoperti ottimi nella metà campo difensiva: 4° per Defensive Rating con 105.1, 1° per recuperi con più di 10 a partita.

Quando non basta la difesa e gli avversari si concentrano sulle due star della squadra, il lavoro sugli scarichi di Terrance Ferguson diventa fondamentale per portare a casa le partite. Sempre in sordina, senza far mai troppo rumore, ha sviluppato una buonissima capacità di sfruttare gli spazi liberati da Russ e PG per scoccare triple con molto spazio, lui che non è un tiratore naturale ma che sta convertendo da dietro l’arco con il 38.9%.

Insomma, senza scordarci di Schroder che dalla panchina porta 15 punti abbondanti di media alla causa e che anche lui, per necessità, si è dovuto scoprire un po’ tiratore da 3 da 36.1%, questi Thunder possono davvero ambire ad essere una delle prime 4 forze ad Ovest e giocarsi i Playoff più a lungo possibile. Che possano essere loro gli anti-Warriors?

Simone

Simone

Giallo-Viola e Kobeiano convinto ma grande appassionato del basket in generale, con cui entra in contatto a 5 anni. Primo e unico colpo di fulmine della sua vita, ad oggi. Gioca e allena nelle Minors novaresi, nonostante le ginocchia suggeriscano di darsi alla Playstation. Nickname: Simo T.