Quo vadis Lakers?

Pausa All Star Week, in casa Los Angeles Lakers abbiamo un record che recita 28-29, 10^ posto nella Western Conference con 3 partite di distanza dall’ultimo posto valido per la post season. E adesso?

I miei focus sui Lakers di solito iniziano con una doverosa premessa, che prevede la mia dichiarazione di amore per i colori giallo viola, nato nella metà degli anni 70. Questa volta aggiungo che dal momento della firma di LeBron James mi ero ripromesso di non commentare in alcun modo su pagina e sito le gesta della squadra di cui sono fan, perché sapevo che questa stagione sarebbe stata avara di soddisfazioni sportive ma piena di polemiche che definire, personalmente, sterili e futili mi pare poco. Ed io tra tutti i fan Lakers della redazione, siamo la maggioranza, ero l’unico che l’aveva pronosticato con largo anticipo, e ne ero/sono molto contento.

Ci sono i miei pezzi della passata stagione a dimostrarlo. Ma, perché c’è sempre un ma anche in tutte le storie a lieto fine, sapevo perfettamente cosa sarebbe successo in questa stagione, perché, anche questa è chiaramente un’opinione personale, la firma del ragazzone di Akron mi sembrava fosse finalizzata di certo a vincere, ma non necessariamente quest’anno. E nemmeno il prossimo. E questo malgrado l’età, che potrebbe sembrare avanzata, cestisticamente parlando, ma che, se si pensa di chi parliamo, non lo è, soprattutto a livello mentale. Ed anche questo lo aveva scritto, perché solo degli ottimisti arrivati a vedere la NBA da Ottobre 2018 provenienti da Kronos potevano pensare diversamente di questi Los Angeles Lakers. Certo la stagione, iniziata con alti e bassi, è chiaramente svoltata verso il basso il 25 Dicembre ad Oakland con 8.17 da giocare nel terzo quarto della partita che tutti attendevano per colpa di quel brutto infortunio muscolare, a cui poi se ne sono aggiunti altri a giocatori comunque importanti nel roster, perché quando piove a volte grandina.

Ma se qualcuno avesse creduto possibile che questi Lakers fossero diventati improvvisamente una contender, forse stavano bevendo del vino di sangue con una bat’leth in mano. Il vero problema è che questo equivoco, possibile per alcuni tifosi e per qualche addetto ai lavori che dalle rivalità, anche quelle che non esistono o in divenire, trae inaspettati profitti, non avrebbe dovuto nascere e crescere in chi governa i Lakers, Magic Johnson e Rob Pelinka nello specifico. Perchè credo, senza averne chiaramente la contro prova, che non sia di certo sorto in LeBron stesso, che aveva le idee chiarissime su come sarebbe dovuta essere questa sua stagione a L.A. purple&gold, fondamentalmente da privilegiato osservatore per capire chi poteva/può/potrebbe avere le stigmate per giocare in una squadra che dovrà ambire all’anello.

La strada programmatica dei Lakers sarebbe dovuta essere questa, certo non una strada lunga, ma che doveva culminare nella free agency 2019, dove ci saranno ancora dollari da spendere, separando, in una stagione che poteva essere positiva comunque, i meritevoli dagli altri. Invece Natale è stato una spartiacque ancora più negativo rispetto all’infortunio James, cosa già nefasta di suo, e lasciatemi dire da fan anche un pochino sfortunatella visto che mai era rimasto così tanto al palo nella sua carriera NBA. Perchè le sconfitte successive, alcune inopinate, e, soprattutto, il modo di scendere in campo di questi Lakers ha scatenato la modalità PANICO nella dirigenza, specie quando la squadra è precipitata in lotta per la posizione #8. Da qui la madre, e pure il padre, lo zio, il nonno, di tutti gli errori, definibile l’affaire Anthony Davis!!

Rumors, voci di corridoio, oddio a volte più che di corridoio sembravano di bagno di un bar, bene informati si sono affannati nel tentare di spiegarci come è nato, credo che molti di voi che staranno leggendo ne sappiano anche più di me. Ma l’auto trappola in cui il duo Pelinka-Johnson si è andato a cacciare è l’apoteosi del commento del rag. Fantozzi sulla corazzata Potemkin. Perchè se anche si fosse arrivati a prendere Davis, calcolando che a più di metà stagione avresti gettato sull’altare dello scambio praticamente metà roster o giù di lì, che tipo di cast di supporto avrebbe giocato in maglia Lakers le restanti partite? Ed inoltre siamo davvero sicuri che il suo arrivo avrebbe cambiato le sorti di questa annata? Mi permetto di dubitare. L’errore è stato madornale, ha creato una spaccatura evidente dentro ad una squadra già in chiara difficoltà, e già sotto una pressione micidiale, giochi insieme al più forte giocatore di questa epoca, e non solo, nei Los Angeles Lakers, e potresti essere ricordato come uno che non è riuscito a fare i playoff giocando con LUI.

Che si è concretizzata nelle ultime terrificanti sconfitte, vedi Hawks, che mette, attualmente, a rischio la post season. E questo, ovviamente, ha creato ripercussioni anche alla gestione tecnica. Ma su questo io sto con coach Luke Walton. Uomo di basket se ce n’è uno. Ragazzo dotato di cultura ed intelligenza cestistica che il 90% di quelli che scrivono criticandolo non solo non hanno ma nemmeno stanno sullo stesso pianeta.
Walton è un signor coach e non voglio andare oltre, perché, come ho scritto, le facili e inutili polemiche le lascio altrove. Adesso sta navigando a vista nella nebbia di un management che gli ha lasciato una pentola di patate bollenti da gestire tecnicamente. Ed il fatto che quello che nel roster conta con il #23 non si sia mai espresso contro il figlio di Bill qualcosa mi fa pensare. Da giovedì notte inizia una nuova stagione per questi Lakers, che dovranno giocare dei pre playoff per poter sperare di entrare nelle otto elette, cosa non facile sia chiaro, che non sarebbe un impresa in caso di riuscita, ma che potrebbe creare quella unione nervosa che a volte ad un roster così serve per giocare di squadra e da squadra. E poi credo che a Mr. LeBron James l’idea di non giocare i playoff non alberghi nemmeno negli angoli sconosciuti della sua mente.

Occhi, riflettori, critiche ed eventuali peana di gloria sono già puntati e pronti. Credo che sarà un finale di stagione regolare davvero divertente nella Hollywood giallo viola. Chiudo scrivendo che non ho volutamente analizzato la parte tecnica perché mi sembra meramente superfluo. Da adesso la te(c)nica non conta più. Si va di nervi, di grinta e di ferocia cestistica fino alla fine. Chi ce l’avrà sa cosa lo aspetta a fine stagione, gli altri saranno gentilmente salutati, ringraziandoli per tutto il pesce.

Doc. Abbati

Doc. Abbati

Il diversamente giovane del gruppo, appassionato di motociclismo e, soprattutto, dello sport made in USA , fan dei Lakers, dei Raiders e dei Mets rigorosamente in quest’ordine, seguo il basket NBA fin dagli anni 70 Nickname: Doc.Abbati