Simon Playbook: New York Knicks

Appuntamento del giovedì che ci porta nella Grande Mela per far visita ai New York Knicks.

Squadra che questa stagione ha ben poche ambizioni, e il record rispecchia perfettamente questo: 13-54, peggior record di tutta l’NBA e quindi l’obiettivo stagionale è da considerarsi quasi raggiunto. Infatti la franchigia era perfettamente consapevole che questo sarebbe stato un anno all’insegna del Tanking sfrenato nella speranza di ottenere la scelta #1 al prossimo Draft con un occhio ben puntato su Zion Williamson. Ecco, per arrivare ad occupare una delle ultime tre posizioni che avrebbero dato la possibilità di ottenere la #1, il percorso è iniziato in estate: con Porzingis fuori per la riabilitazione dopo l’infortunio al crociato e conseguente operazione, la dirigenza ha adottato una politica abbastanza particolare, ovvero andare a firmare con contratti annuali molti di quei giocatori che sono stati scaricati da altre squadre. Ecco allora che i Knicks trovano spazio per Noah Vonleh, Mario Hezonja ed Emmanuel Mudiay; dal Draft arrivano Kevin Knox, giocatore molto acerbo ma che lascia intravedere un buon potenziale e un lungo, sparito dai radar perché ha lasciato il College per potersi allenare in privato, Mitchell Robinson.

Il gioco stenta a decollare, Knox trova poco ritmo nonostante qualche buona partita, Mudiay non convince, il francese Frank Ntilikina non riesce a trovare la sua dimensione nè come playmaker nè come esterno; difensivamente ha impatto, con un valore positivo di Difensive Win Share nonostante i Knicks perdano spesso, ma in attacco non sa davvero cosa combinare e lo dimostrano i suoi numeri: 5.9 punti, 2.8 assist con il 34.2% dal campo e addirittura il 29.1% da 3.

Dopo aver infilato 31 sconfitte in 34 partite, 18 delle quali consecutive, alla Trade Deadline si muove qualcosa, anzi, più di qualcosa: Porzingis, ancora fuori, vola a Dallas con Tim Hardaway Jr. in cambio di Dennis Smith Jr., DeAndre Jordan e Wesley Matthews, che viene tagliato poco dopo. Intanto anche Kanter viene tagliato e la squadra cambia ancora: i Knicks finalmente hanno un playmaker e Dennis Smith Jr. sembra in parte rinato dopo essere uscito dall’ombra ingombrante di Luka Doncic. I numeri dicono 14.5 punti e 6 assist in 17 partite, in crescita rispetto a quelli tenuti a Dallas. Il gioco non è eccelso ma i Knicks con voglia e a volte anche un po’ di fortuna riescono a vincere qualche partita e a perdere dignitosamente le altre.

DeAndre Jordan decide di non optare per il Buy-Out come Matthews ma resta a NY fino a fine stagione anche per fare da chioccia a Mitchell Robinson che, tra alti e bassi, inizia a mettere a referto qualche prestazione molto positiva: contro i Magic scrive 17-14 con 6/9 dal campo e 6 stoppate, contro i Clippers 16-13 con 7/8 dal campo e 4 stoppate. In generale viaggia a 6.8 punti, 5.4 rimbalzi e 2.4 stoppate di media e lui stesso ha dichiarato che “se giocassi di più viaggerei a 6 o 7 stoppate di media”. Effettivamente la lunghezza delle braccia e la mobilità gli permettono di arrivare davvero ovunque e, lavorando su molti aspetti del suo gioco, potrebbe in futuro diventare davvero un giocatore utile a squadre che puntano abbastanza in alto.

Ecco, sul puntare in alto per ora non ci siamo decisamente ma qualcosa di positivo questa stagione lo lascia; oltre ad una possibile #1, i Knicks hanno lo spazio salariale per poter portare a casa 2 superstar in questa Free Agency e possono contare su un appeal che nessun altro può vantare, quello di New York City.
Basterà?

Simone

Simone

Giallo-Viola e Kobeiano convinto ma grande appassionato del basket in generale, con cui entra in contatto a 5 anni. Primo e unico colpo di fulmine della sua vita, ad oggi. Gioca e allena nelle Minors novaresi, nonostante le ginocchia suggeriscano di darsi alla Playstation. Nickname: Simo T.