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“With the 2nd pick in the 2015 NBA Draft, the Los Angeles Lakers select D’Angelo Russell, from Ohio State University.”

Ecco come comincia il viaggio di D’Angelo Russell, una scelta al primo giro del Draft, chiamato solo dopo Karl Anthony Towns e selezionato da una franchigia storica come i Lakers.
Un viaggio che continua in Summer League dove inizia a mostrare lampi di talento cristallino ma ancora un po’ grezzo, da coltivare e da far crescere. Un playmaker molto creativo all’università, un compagno di squadra piuttosto ingombrante come Kobe Bryant alla sua ultima stagione per il primo anno tra i Pro, un po’ di difficoltà a trovare il suo ruolo nel gioco: 13 punti e 3 assist nella stagione da Rookie, cifre modeste per una scelta numero 2 che però gli valgono la nomina nel primo quintetto delle matricole.

Poi l’addio di Kobe che appende le scarpe al chiodo e l’inizio di una nuova era per i Lakers che ripartono dai giovani e D-Lo inizia ad essere visto come possibile leader della squadra, punto di riferimento da cui ripartire.
Eppure, nel marzo del 2016, verso la fine della sua stagione da Rookie, D’Angelo è finito al centro di una bufera mediatica per aver spifferato su Snapchat il tradimento di Nick Young ai danni di Iggy Azalea, fatto che, all’interno dello spogliatoio, aveva suscitato malumori e aveva portato Russell ad essere un po’ allontanato dai suoi compagni di squadra.
Un errore di gioventù, un errore di inesperienza, un errore che il campo cancellerà. Ma non subito.

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La seconda stagione infatti non è delle più rosee: 15.6 punti, 4.8 assist, più possessi ma meno partite a causa di un infortunio al ginocchio che lo tiene ai box per una ventina di partite.
Con la stagione che prende la via del baratro e una scelta al Draft che acquisisce valore i Lakers iniziano a pensare al futuro. Libero dagli infortuni inizia a trovare continuità segnandone 40 il 19 marzo 2017 contro i Cavs, siglando il Game Winner contro i T-Wolves di Towns il giorno della scomparsa della nonna a cui D-Lo era molto legato.

In un batter d’occhio arriviamo però all’offseason dell’estate 2017. Lonzo Ball, spinto dal padre e dalle prestazioni a UCLA, è quasi certamente la scelta dei Lakers e la dirigenza non sa bene che farsene di Russell.
Ecco allora l’idea di Magic Johnson: un pacchetto, un fiocco, il fardello di Timo Mozgov che grava sul cap, un francobollo e si spedisce il tutto a Brooklyn in cambio di Lopez, in scadenza, e la scelta numero 27 al primo giro.

È il 22 Giugno 2017 e l’esperienza con i Lakers è già arrivata al capolinea con Magic che in modo piuttosto diretto commenta la Trade appena conclusa dicendo “Abbiamo bisogno di un leader e Lonzo Ball sarà il nostro leader; Russell è un buon giocatore ma non ha leadership.”
Al Draft i Lakers pescano Lonzo e il viaggio di D-Lo prosegue a Brooklyn.

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Ai Nets trova più serenità, un ambiente con poche pressioni, poche distrazioni, un agglomerato di giocatori in cerca di riscatto o con contratti che nessuno ha voluto nel proprio Cap, insomma, la situazione ideale per rinascere.
Inizia la stagione con il giovane play che inizia a far intravedere qualcosa di molto positivo ma ancora una volta il ginocchio scricchiola ed è costretto ad accontentarsi di giocare 48 partite viaggiando a 15.5 punti e 5.2 assist a partita.
Ma D-Lo è un essere particolare e sa di poter essere molto più di ciò che ha fatto vedere nelle prime tre stagioni.

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Inizia la sua quarta stagione, è il play titolare dei Nets ma non il Go-to-Guy, quello è ruolo che si è preso Caris LeVert con un inizio stagione davvero notevole. Poi il crack del piede di Caris e i Nets, sconsolati dopo un discreto inizio, si preparano ad un’altra stagione di fallimenti.

Ecco però che il giocatore ‘senza leadership’ inizia a grattare la superficie del suo talento e guida i Nets a vittorie pesanti che restituiscono morale e fiducia alla squadra e a D-Lo. Una prima parte di stagione pazzesca con triple da 9 metri, penetrazioni, alzate per Jarett Allen, canestri pesanti ed esultanze mostrando il suo “Ice in my Venis!”.
Il 18 dicembre incontra i Lakers che fanno visita ai Nets, i suoi Nets. Davanti LeBron James e i fantasmi del suo passato: 22 punti, 13 assist e la tripla che chiude i conti.
Il 21 gennaio scrive 30 per l’ottava volta in stagione superando le 7 volte delle 3 precedenti stagioni sommate.

I Nets volano, sono al sesto posto in una Eastern Conference spaccata a metà tra le Big e quelle che lottano per un biglietto nella post-season. LeBron e Giannis saranno i capitani All-Star, D-Lo non ha ricevuto abbastanza voti, ma Oladipo si rompe, Out per la stagione, ad Est c’è un posto libero e può essere solo di un giocatore: D’Angelo Russell.
Prima apparizione All-Star ma ancora moltissimo da fare e da dimostrare. Ora l’obiettivo sono i Playoff.

Qualche scivolone con squadre abbordabili, qualche lotta all’ultimo tiro contro squadre troppo più forti dei Nets complicano un po’ il percorso della squadra di Brooklyn, ma D-Lo non ne vuole sapere. A Sacramento contro i Kings l’emblema di questa stagione: Nets che iniziano il quarto periodo sotto di 25, Russell che ne spara 27 nel solo ultimo quarto e trascina i Nets al successo con una rimonta assurda in 12 minuti di gioco.
Il 22 marzo Brooklyn sbarca a LA, sponda Lakers. Lakers che hanno ormai lasciato andare la stagione e sono quasi matematicamente fuori dai playoff. La certezza matematica gliela fornisce proprioD’Angelo e i suoi, sempre più suoi, Nets.

La sua stagione ad oggi recita:
•74 partite giocate su 74 disponibili.
•All-Star.
•20.9 punti, 3.7 rimbalzi, 7 assist e 1.2 recuperi a partita.
•36.2% da 3 e 43.3% dal campo con 18.6 tentativi a serata, 7.8 dei quali da dietro l’arco.
•Offensive +/- di +3.8.
•Win-Shares di 4.4.

Tutti questi numeri significano molto perché sono tutti Career High, ma non dicono tutto quello che è davvero diventato D’Angelo Russell: un Leader, il Go-to-Guy di questi Nets che possono solo migliorarsi, che si stanno godendo il viaggio ma che non sono ancora arrivati.

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Simone

Simone

Giallo-Viola e Kobeiano convinto ma grande appassionato del basket in generale, con cui entra in contatto a 5 anni. Primo e unico colpo di fulmine della sua vita, ad oggi. Gioca e allena nelle Minors novaresi, nonostante le ginocchia suggeriscano di darsi alla Playstation. Nickname: Simo T.