L’amara stagione europea dell’Olimpia Milano

Doveva essere (finalmente) il ritorno di Milano fra le grandi d’Europa. Sulla carta, il roster che Simone Pianigiani aveva a disposizione non aveva nulla da invidiare alla maggior parte delle altre big. Cosa è andato storto?

UNO SPOGLIATOIO PIUTTOSTO CALDO
Tralasciando la pressione e le aspettative che una piazza storica come Milano porta con sé, si può affermare che nello spogliatoio bianco-rosso ci sia stata più di qualche problematica.
Il leader indiscusso porta il nome di Mike James, un giocatore (che amo) di indiscusso talento e caratura. Nel caso in cui l’AX Armani Exchange avesse strappato un biglietto per la fase calda della stagione non sarebbe un’esagerazione parlare di lui come candidato #1 alla corsa per l’MVP.
Di questo giocatore, però, va presa anche l’altra “faccia della medaglia”. Mike è un agonista puro, un giocatore che non vede la vittoria come un’opzione. Il problema è che quando non vince, assume spesso e volentieri atteggiamenti a dir poco fuori luogo: se la prende con i compagni e rilascia dichiarazioni non appropriate. Il giorno della sconfitta a Desio contro il Panathinaikos (probabilmente per la brutta sconfitta, o forse perché è stato letteralmente cancellato dal campo da Nick Calathes), è il più recente esempio che testimonia quanto appena detto. Hanno fatto il giro del web le immagini in cui durante un time out è rimasto seduto in disparte in fondo alla panchina (cosa che a quanto pare accade frequentemente ai James), e questo non è stato d’aiuto in una situazione difficile come quella in cui si trovava/trova la compagine milanese.

Mike James seduto da solo in fondo alla panchina

La successiva sconfitta contro il Fenerbache non ha migliorato le cose. Al Forum si è visto un James assente, nemmeno parente di quello ammirato qualche settimana prima contro l’Olympiacos o contro il Real.
Se questo giocatore dovesse riuscire a lasciare da parte le “scenate” e a eliminare le situazioni di blackout totale come quelle viste contro Datome & co, allora Milano avrebbe fra le sue fila il miglior (opinione personale) giocatore al di fuori dell’NBA (oltre che molte più possibilità di raggiungere le tanto ambite Final 4).

LE ASSENZE IMPORTANTI
Per quanto l’Armani abbia parecchi talenti cristallini a disposizione (vedi James, Nedović, Micov…), il vero ago della bilancia aveva un nome e un cognome: Artūras Gudaitis. La sua perdita nella partita contro Gran Canaria il primo febbraio (partita dell’esordio di Nunnally, poi vinta 106-104) ha decisamente cambiato la rotta della squadra. Il lituano era infatti uno dei migliori, se non il migliore, centri dell’intera competizione: è dotato di ottimi movimenti sottocanestro, un gran senso della posizione, un tiro più che buono e una notevole intelligenza cestistica. Senza voler toglierli nulla, c’è da dire che il contributo dell’innesto Alen Omić non è stato nemmeno comprabile a quello di “Arturo”. Tutti in casa Olimpia si aspettano e sperano, dunque, in un finale (in caso di qualificazione ai playoff) in crescendo da parte dello sloveno.

Un altro giocatore tormentato dai problemi fisici (che per lui non sono una novità) è sicuramente Nemanja Nedović. Delle 29 partite giocatesi finora, il serbo ne ha disputate solamente 14 (realizzando 11.1ppg). Anche quando è sceso in campo non è mai stato al 100% della forma, ma ha comunque fatto vedere parecchie cose interessanti. Questa mancanza di ritmo gli ha condizionato notevolmente la stagione e anche per lui mi auguro che questo finale di stagione (tanto in Eurolega quanto in LBA) possa essere più roseo.

LE (TROPPE) SCONFITTE EVITABILI
Una delle pecche che questa squadra ha dimostrato di avere è la mancanza di concentrazione in certi momenti della partita o della stagione. Sconfitte contro squadre non irresistibili (vedi la doppia sconfitta contro il Bayern Monaco, ma soprattutto la sconfitta casalinga contro il Gran Canaria), infatti, se ne sono viste decisamente troppe. Quelle sconfitte le stanno pagando adesso che si trovano in bilico fra l’inclusione e l’esclusione dai playoff. Pianigiani è stato più volte il primo ad evidenziare la mancanza di mentalità e la troppa superficialità dimostrata in certe occasioni, ma non sempre ha ottenuto i cambiamenti sperati.

LO SCARSO UTILIZZO DEGLI ITALIANI
Apro e chiudo una breve parentesi. C’era da aspettarselo, ma il minutaggio degli italiani è stato veramente scarso (quanto meno in Eurolega). Burns, Fontecchio e Della Valle non hanno trovato lo spazio necessario per mettersi in gioco e dimostrare il proprio valore. Ciò è un peccato sia per loro, sia per la nazionale italiana. Un campionato come l’Eurolega, infatti, è un’esperienza unica che arricchisce parecchio il bagaglio tecnico di un giocatore. Non so se decideranno di estendere il contratto, ma sono dell’idea che (salvo un miglioramento fenomenale in estate) di minuti continueranno a trovarne pochi. Milano, d’altronde, vuole vincere e ha bisogno di un alto livello di qualità in campo; qualità che attualmente questi ragazzi non riescono a garantire. Mi auguro che facciano la scelta giusta e che riescano a trovarsi in un ambiente favorevole alla loro crescita.

È vero, la stagione di Milano è stata probabilmente una delusione. Non sarebbe corretto, però, non vedere ciò che di buono è stato fatto fin qui.

LE BUONE PARTITE DISPUTATE CONTRO LE GRANDI
Una cosa che è doverosa riconoscere a Milano è stata la capacità di disputare delle buone (talvolta ottime) partite nella quale era stata data come netta sfavorita. Mi viene in mente la doppia vittoria ai danni dell’Olympiacos (che è oltretutto una diretta avversaria nella lotta PO) oppure le vittorie contro Zalgiris, Baskonia ed Efes. Nonostante non sia poi arrivato il foglio rosa, va evidenziato come abbia saputo farsi onore anche contro squadre del calibro di Real Madrid, CSKA e Barcellona.
Seppur contro una squadra decisamente più modesta, va ricordata la super vittoria portata a casa alle Canarie. Per come si erano messe le cose, era difficile pensare che l’Olimpia potesse portare a casa la vittoria: a pochi minuti dall’inizio del secondo quarto, Gudaitis ha subito una lesione del crociato anteriore e nel quarto periodo Mike James ha dovuto abbandonare il campo dopo aver commesso il 5° fallo. A quel punto sono definitivamente saliti in cattedra Vlado Micov e l’esordiente James Nunnally. La partita si è decisa all’overtime, dopo che la tripla acrobatica di Eriksson aveva tenuto a galla i suoi allo scadere dei tempi regolamentari.

L’INSERIMENTO DI NUNNALLY
Tutto l’ambiente dell’AX sapeva di aver messo le mani in un vero e proprio gioiellino dopo aver inserito nel roster James Nunnally. Un ambientamento così rapido, però, non se lo aspettava nessuno. L’americano, infatti, è stato in grado fin da subito di dimostrare tutto il suo talento e ciò ha giovato parecchio alla squadra. A quel punto della stagione, Micov era ormai stremato e l’acquisizione del numero 21 gli ha concesso molti più minuti di riposo e, di conseguenza, maggior lucidità nei momenti chiavi del match. L’Olimpia era (anche se in parte lo è tutt’ora) troppo dipendente da James, ma grazie a questo innesto sa di poter contare anche su un’altra stella nei momenti chiave di un match.

EPILOGO

Alla fine la (ardua) sentenza è arrivata: anche quest’anno l’Olimpia i playoff li vedrà solamente in televisione. Dopo un primo tempo da favola (conclusosi 53-42), i bianco rossi sono scesi in campo con un’altra faccia e l’hanno pagata cara. Il 3° parziale ha visto tornare in testa i turchi che in pochi minuti hanno completamente ribaltato il risultato. Al suonare della sirena finale, il punteggio recitava 101-95 per l’Efes, dando la conferma che a questa Milano manca ancora più di qualcosa. James, pur tirando male, il suo lo ha fatto, ma nel finale ha girato a vuoto (fallo in attacco a parte).

Nunnally, invece, ha rifiutato molti tiri che in altre circostanze si sarebbe preso (soprattutto la tripla del possibile +1, che ha invece portato al fallo con canestro valido degli avversari). Si è dimostrata, inoltre, rivedibile la gestione della partita di coach Pianigiani, che non chiamando dei time out in certe situazioni ci ha messo del suo.

Uno dei pochi, se non l’unico, salvabile è stato Nedović. Nei 23′ di utilizzo ha dato tutto ciò che aveva, concludendo con 16 punti e 18 di valutazione.

Questa stagione è stata la conferma di un trend che ormai va avanti da troppo tempo: pur con ottimi roster (sulla carta) e grandi allenatori, a livello europeo l’Olimpia non riesce a dire la sua. Una “maledizione” che ci auguriamo possa essere interrotta al più presto.

Scritto da: MARCO TARTINI