Golden State Warriors e la legge di Murphy

«Se qualcosa può andar male, andrà male.» Si può riassumere così la stagione dei Golden State Warriors, iniziata con l’attesa di vedere DeMarcus Cousins in campo in un quintetto tutto da All Star e conclusa con Curry e Green gli ultimi a restare in piedi. Letteralmente.

È il 26 gennaio del 2018 quando DeMarcus Cousins, ancora con la divisa dei Pelicans, cade a terra e sarà costretto a saltare il resto della stagione, cosa che non potrà che far diminuire le offerte per la stagione successiva in quanto Free Agent. E così è stato; nessuna squadra ha deciso di scommettere sul rientro del Big Man da Kentucky durante la scorsa estate e lui, frustrato, ha deciso di offrirsi all’unica squadra che avrebbe potuto affrontare una stagione senza di lui, i Golden State Warriors. 5.3Mln $ per un anno con l’unico obiettivo di recuperare per giocarsi le chance di titolo a giugno.
In effetti i Warriors non hanno bisogno di lui durante la Regular Season e quindi può recuperare comodamente per essere pronto ai Playoff. Ma la sfiga ci vede molto molto bene e pare avercela con Cousins recentemente: scatto per recuperare un pallone e il quadricipite fa crack durante Gara 2 del primo turno contro i Clippers. Tempi di recupero incerti, forse out per tutta la Post Season.

Ma Golden State è una corazzata, può sopportare l’assenza di DeMarcus anche durante i Playoff.
Infatti i Clippers vengono superati, non senza qualche difficoltà a dire il vero, e di fronte ci sono gli altri pretendenti al trono della Western Conference, gli Houston Rockets, in cerca di rivincita dopo la bruciante eliminazione della passata stagione con Chris Paul che abbandona i suoi per la decisiva Gara 7.
Ma questa stagione i Rockets sono al completo e sentono di potercela fare. Ma Golden State non si batte da sola e sul 2-2 vincono Gara 5 per avere il match point. Sì, ma a 2.05 dalla fine del 3º periodo Kevin Durant lascia il campo con un infortunio al polpaccio.
Molti pensano che senza KD i Warriors non possano portare a casa la serie, ma sbagliano perché Steph e Klay chiudono la pratica in Gara 6. 4-2 e manca solo la pratica Trail Blazers prima della quinta volta consecutiva alle Finals.

4-0 contro Portland e le Finals sono alle porte, ma KD sarà sicuramente out per le prime due sfide in Canada, riesce invece a recuperare Cousins e si parte.
Ritorno alla Oracle 1-1 e anche Klay Thompson e Kevon Looney saranno ai box per Gara 3: stiramento al bicipite femorale per il primo, infortunio tra sterno e clavicola per il secondo. Entrambi stringono i denti, entrambi giocano in Gara 4, ma Toronto va sul 3-1.

Gara 5 è decisiva, non si può sbagliare. KD è arruolabile e tutto sembra mettersi per il meglio. Sembra.
11 minuti di Durant da Durant, 11 anche i punti e l’impressione che questo sistemi finalmente tutto e che Golden State possa rientrare nella serie. Ma com’era il discorso della sfiga? KD a terra, salta il tendine d’Achille. Fine delle Finals per lui, non per i Warriors che strappano Gara 5 e si torna alla Oracle per l’ultima partita dell’Arena, che chiuderà i battenti.
Klay Thompson è determinato a non fare chiudere qui la serie e ne segna 28 prima di atterrare male dopo un contropiede. Si tiene il ginocchio, si teme il peggio mentre prende la via degli spogliatoi ma non ci sta, deve battere due liberi. 2/2, 30 punti e uscendo per farsi controllare dallo staff medico dice a Coach Steve Kerr “Dammi due minuti di riposo e poi sarò pronto per tornare“.
Ecco, non proprio. Perché se qualcosa deve andar male, andrà male. Saltato il crociato e Toronto festeggia il titolo NBA.

E ora? Sì, ora che la stagione si è conclusa e KD, Klay e Cousins sono Free Agent, cosa si fa? Perché è vero, questi infortuni hanno compromesso questa stagione, ma non solo. Durant salterà tutta la prossima stagione, si parla di 12 mesi almeno e il gigantesco punto interrogativo sulle sue condizioni al rientro: alcuni dello staff medico ritengono che KD difficilmente potrà giocare più di 28-30 minuti a partita durante la stagione se vuole essere in grado di giocare da protagonista i Playoff, certamente faticherà a giocare tutte le 82 partite, e dovrà, verosimilmente, evitare i back-to-back una volta rientrato. Si corre il rischio di non vedere mai più questo Kevin Durant.
La questione per Klay Thompson è meno drastica ma comunque complessa: si parla di un rientro solo verso febbraio-marzo 2020, quindi per la fine della stagione.

I Warriors dovranno prendere decisioni importanti e gli scenari che si aprono sono sostanzialmente 3:
Lasciar perdere entrambi, concentrandosi su altri top player di questa Free Agency e provare a mantenere la squadra competitiva il più possibile.
Firmare uno solo dei due e cercare di rinforzare la squadra nei reparti più deboli, in particolare la panchina.
Firmare entrambi e provare ad aspettarli per una stagione in modo da tornare fra due ad essere il gruppo che ha dominato l’NBA per gli ultimi 5 anni.

La dirigenza pare voglia ‘maxare‘ entrambi e quindi intraprendere ciò che è stato riassunto nel terzo punto. KD sembra aver mandato un messaggio a Klay per dirgli che hanno ancora del lavoro da fare insieme, ma il futuro è, per la prima volta, davvero poco roseo.

E Cousins? Sì, perché c’è anche Cousins in scadenza. Riguardo a DeMarcus la dirigenza non si è espressa in modo netto, ha parlato Steve Kerr elogiando il suo giocatore ed evidenziando il dispiacere per come si è conclusa la sua esperienza.
Green e Curry sembrano comunque ottimisti e fanno notare che non è ancora finita la dinastia. Avranno ragione?
Appuntamento al 30 di giugno quando inizierà una delle Free Agency (CLICCA QUI per la Top 10 Free-Agents) più complesse degli ultimi anni.

Simone

Simone

Giallo-Viola e Kobeiano convinto ma grande appassionato del basket in generale, con cui entra in contatto a 5 anni. Primo e unico colpo di fulmine della sua vita, ad oggi. Gioca e allena nelle Minors novaresi, nonostante le ginocchia suggeriscano di darsi alla Playstation. Nickname: Simo T.