Chi la dura la vince: la Reyer Venezia 2018/19!

Non ci credevo ad inizio Playoffs e non ci ho creduto fino alla Gara5 vinta a Cremona ma alla fine la Reyer Venezia ha zittito tutti conquistando il suo 2° scudetto negli ultimi 3 anni imponendosi con la sua profondità di roster ma soprattutto con una mentalità di ferro.

PERCORSO

La Reyer entrava nei Playoffs con la testa di serie #3 finendo nel lato della scatenata Vanoli Cremona di coach Meo Sacchetti con, tra l’altro, subito un avversario ostico se non il più ostico da incontrare ossia l’Aquila Trento; per molti, sottoscritto presente, l’upset era dietro l’angolo perché Trento dopo una partenza orribile in campionato ha conquistato all’ultimo i Playoffs, coach Maurizio Buscaglia sa come si fa e Venezia entrava in Post-Season con più dubbi che certezze, se contiamo anche i precedenti tra le due lo spettacolo e la tensione erano assicurate.
La serie è infatti massacrante, 2-0 Venezia al Taliercio, 2-2 dopo il viaggio a Trento e si va a Gara5. La Gara5 della Reyer contro Trento è una delle 3 patite perfette giocate dagli uomini di coach De Raffaele, ermetica in difesa ma soprattutto fluida in attacco mandando in subito in crisi la difesa ospite, aggiungiamoci il solito Michael Bramos versione “clucth” quando serve (22 punti) e il passaggio del turno è siglato.

Semifinale, arriva la Vanoli Cremona carnefice in 4 gare della mai doma neo-promossa Alma Trieste, la serie promette scintille e così è stato; Venezia gioca una G1 al PalaRadi da favola (la 2^ perfetta) con Julian Stone eroe sia di quella partita che della serie, annullerà dal campo niente meno che l’MVP del campionato Andrew Crawford che tirerà nell’arco delle 5 gare con 17/56 dal campo con 11,4 punti di media. La difesa perfetta di Stone su Crawford (vedi mia intervista) costringerà la Vanoli a trovare in Wesley Saunders e Pippo Ricci i terminali anche perché Trevis Diener pagherà la sua carta d’identità.

Anche stavolta si va a Gara5, Venezia aveva perso G3 all’OT e in G4 aveva rischiato grosso perché dal +20 si era fatta rimontare fino al +2 e possesso Cremona con Crawford che sbaglierà il canestro del possibile pareggio e, indovinate un po’, Bramos che segnerà un avventuroso ma cruciale layup del +4 a 14″.
Ero al PalaRadi quella sera, ci aspettavamo tutti una battaglia di 40′ ma la Vanoli era in riserva e la Reyer fece pesar la sua profondità di rosterr, troppi, troppo lunghi e tutti incisivi a partire da Brunito Cerella, passando per Tonut, Vidmar, Mazzola, Daye. Bramos mette ancora il gettone clutch realizzando 11 punti nei primi 3′ di Gara5 (chiuderà con 22) indicando la stradae e Cremona è piegata.

FINALE

Dopo l’eliminazione netta 3-0 subita dall’Olimpia Milano mi ero sbilanciato prepotentemente in favore della Dinamo Sassari per la conquista del titolo, vittoria dell’EuroCup, 22 vittorie consecutive, ogni sera un eroe diverso (Gentile, Polonara, Smith) quindi difficile da leggere, il basket giocato era quello di coach Esposito ma l’entusiasmo del gruppo innescato da Gianmarco Pozzecco è stato il NOS per l’incredibile cavalcata, un giocatore sublime come Rashawn Thomas e un guerriero indomabile con mani da pianista come Jack Cooley, aggiungete un pizzico di buona sorte e sembrava di rivivere la magica stagione 2015.
Sassari non ha il fattore campo ma è una variabile impazzita con grinta/carattere da vendere, Venezia ha dalla sua la difesa e un roster profondissimo oltre l’esperienza dei giocatori chiave (Hines in primis); la G1 per me ha segnato la serie anche se si è arrivati alla 7ima, Venezia ha tremato e non poco perché Sassari nel 4° periodo aveva il pallino del gioco (60-62 a 4′ dalla fine), i ragazzi di Pozzecco avevano l’inerzia ma sono crollati sul più bello ma non per calo fisico o scelte scellerate ma per 9 tiri liberi sbagliati, errori che sono costati la partita visto che poi la Reyer ha trionfato per 2 lunghezze.
In Gara2 Sassari fa il suo gioco e vince dominando, in Gara3 Austin Daye gioca LA sua miglior partita di sempre (22 punti in 31′) con due triple pazzesche come quella a 3’10” per il +7 (64-71) e poi la decisiva a 40″ per il 71-74 Venezia!
Le squadre rispetteranno il fattore campo con Pozzecco che si giocherà la “carta Mourinho” (a modo suo eh) dopo il KO di Gara5 con quella famosa conferenza stampa delirante ma ben mirata per vincere Gara6.

Per la terza volta nel suo cammino verso la gloria i veneziani vanno alla bella…e non falliscono.

Garat7, sin da subito Venezia impone il suo gioco, in difesa bracca bene Cooley ed in attacco trova ritmo nel capitano Marquez Haynes il faro in attacco, Sassari sembra aver perso la sua magia perché Thomas non ha appoggi, Cooley è ben tenuto, dagli altri (Smith, Pierre, Carter, Gentile, McGee) non arriva nulla e al riposo lungo è sotto 39-30…nel 3° quarto arriverà lui, Michael Bramos!
L’americano con passaporto greco gioca una terza frazione alla Klay Thompson, 17 punti su 30 di squadra, Sassari è come un pugile suonato nell’angolo, pure l’indomito Jack Cooley accuserà la stanchezza e solo l’orgoglio di Marco Spissu non fa lanciare l’asciugamano dal Poz.

Venezia dominerà Gara7, conquisterà lo scudetto e le parole di coach De Raffaele a fine partita sono state perfette per descrivere questo titolo, un “capolavoro” perché pochissimi scommettevano sui suoi ragazzi, hanno giocato tutte le gare decisive, 17 gare contro le 13 di Sassari, hanno espugnato 2 volte un fortino come Cremona, hanno domato la furia di Sassari soprattutto a livello mentale e quando è servito i suoi uomini chiave si sono fatti avanti

PROTAGONISTI

Mr.Clutch
Bramos è sempre stato l’ago della bilancia per Venezia, una sua partenza aggressiva ha sempre indirizzato le gare degli oro-amaranto, il suo contributo offensivo era il cardine della serata dei suoi, spesso non ha lasciato il segno ed era palpabile nell’economia della Reyer ma queste sono le sue statistiche nelle gare decisive:
• Vs Trento (G5): 19 punti
• @ Cremona (G5): 22 punti
• Vs Sassari (G7): 22 punti
Ricordiamoci che la firma sullo scudetto contro Trento del 2016 è stata la sua, se c’è da vincere non lo vuoi mai aver contro.

No Way Julian
Il mio personale MVP di questo titolo veneziano è Julian Stone, l’ex NBA è tornato in Serie A a Venezia, silenzioso, non si nota ma poi ti rendi conto che è ovunque; la sua Gara1 a Cremona è stata pazzesca per come ha difeso su Crawford e poi messo 5 punti con tripla e schiacciata in Tap-In nel momento chiave. Stone è anche un giocatore polivalente perché oltre a svolgere i suoi compiti si diletta anche come portatore di palla consentendo a coach DeRaffaele assetti lunghi e miss-match a favore. Il vero “cagnaccio” difensivo con quel guizzo offensivo che non ti aspetti nei momenti importanti.

MVP
Austin Daye è stato nominato MVP delle LBA Finals, si quell’Austin Daye che tante volte durante la stagione ci si interrogava se sarebbe rimasto visto il suo rendimento discontinuo e dispersivo, quell’Austin Daye vero motivo per cui Venezia ha vinto lo scudetto.
Senza l’ex Pesaro non avremmo avuto una serie, il suo impatto è stato devastante, un incubo per il Poz che non aveva nessuno con cui accoppiarlo, la capacità di inventarsi canestri da qualunque posizione è stato un rebus irrisolvibile per Sassari, la rivalità con Thomas lo ha motivato 

PANCHINA
Lo avevo detto nel video di presentazione della finale (CLICCA QUI per leggere), lo ha sottolineato Pozzecco a fine serie, la profondità di Venezia è stata la chiave della finale. De Raffaele ha ruotato in 10 tutti sempre presenti, decisivi con contributi importanti si in attacco che in difesa; Daye 6° uomo camuffato ma non avrebbe avuto questo impatto dalla panchina se non ci fosse stato un più che ottimo Valerio Mazzola, Bruno Cerella è l’esempio lampante della panchina veneziana, specialista difensivo ma con la tripla fatale, Andre De Nicolao che a personalità non è secondo a nessuno è stato un validissimo cambio di Haynes, Stefano Tonut con le sue penetrazioni ha fatto girare la testa alle difese, Gasper Vidmar con i suoi kg e tecnica è stato un signor cambio del fin troppo lezioso Mitchell Watt ma soprattutto è stato un vero copro da mettere contro Cooley. In tutto questo pensate che c’era anche Paul Biligha visto in campo negli ultimi 55″ di Gara7 causa dissidi interni.

MENZIONE D’ONORE

MarQuez Haynes ha giocato dei brutti Playoffs, nella serie contro Cremona ha spaccato il ferro più di una volta, tiri forzati o fuori contesto tanto che gli stessi giornalisti veneziani no potevano vederlo; Haynes era palesemente fuori forma ma dietro non mollava, dopo la Gara5 contro la Vanoli chiesi proprio a coach De Raffaele se lo allarmava questa situazione del suo capitano e lui mi rispose che le difficoltà offensive di MarQuez erano evidenti ma che era tranquillo proprio per l’impegno difensivo e per l’esperienza del giocatore.

Haynes ha fatto parlare il campo, le Finals lo hanno sbloccato, ha giocato con più sicurezza in attacco prendendosi delle responsabilità importanti, da capitano, ha nettamente vinto il duello con Jamie Smith e in Gara7 ha subito indicato la via per i suoi.

📸  Alessia Doniselli

F.M.B

F.M.B

Una vita passata nello sport specialmente nel mondo della pallacanestro, praticamente appassionato di tutti gli sport con una predilezione per quelli Made In USA. Non ho una squadra NBA preferita, tendo a simpatizzare quelli snobbati/odiati dalla comunità o i casi patologici, in NFL invece vi basti sapere TB12. Nickname: F.M.B