Hard Drive Team 2019/20: Memphis Grizzlies

Squadra in totale ristrutturazione, che sta cercando una sua identità, e che non si aspetta assolutamente niente da questa stagione. Ci occupiamo oggi dei Memphis Grizzlies.

La stagione dei Memphis Grizzlies sembra già abbondantemente segnata. Si parte per la più classica delle annate di transizione, modo simpatico per dire che sarà una stagione totalmente perdente. L’essere nella condizione di avere una marea di spazio salariale per la free agency 2020, crea la possibilità, però, di poter giocare una stagione dove valutare il roster, per avere indicazioni chiare su chi avrà un futuro nei Grizzlies e chi no. La scorsa stagione non era nemmeno iniziata male, anzi. Poi però è finita con un 33-49, che non è stato nemmeno il male maggiore. E’ stato chiaro che un’epoca fosse terminata.

Ja Morant - Memphis GrizzliesPer cui tra dead line ed off season gli ultimi rimasti dell’epoca d’oro della franchigia del Tennessee se ne sono andati. Spazio quindi alla ricostruzione. Che passa anche attraverso le scelte, con conseguente costruzione di un ambiente che diventi appetibile per i free agent di livello. Quando sei in questa condizione non devi cadere nell’errore di spaventarti quando le cose andranno male, e le cose andranno male a livello di risultati in questa regular season, e creare caos andando magari contro le tue idee. Servono sempre delle certezze su cui poter lavorare, e mi pare che in questi Grizzlies qualcosa ci sia.

COACH: La scelta di Robert Pera, governor dei Grizzlies, è caduta su Taylor Jenkins. Carneade, chi era costui? In tanti se lo saranno chiesto. Ma Jenkins ha una storia da assistant coach, e non solo di un certo livello, malgrado la giovanissima età. Nato nel 1984, è entrato nel mondo del coaching staff della NBA nel 2008, entrando nell’orbita degli Spurs. Ma è da assistant agli Hawks prima e la scorsa stagione ai Bucks, che si è creato una certa notorietà. Infatti a lui era delegata la responsabilità di far crescere i giovani, e di motivare il roster a cercare di dare sempre il massimo in ogni partita.
E le sue doti di motivatore, oltre che comunque la sua conoscenza del gioco, con una particolare predilezione per la fase difensiva, sono piaciute allo staff dirigenziale di Memphis. Il compito non sarà facile. Dovrà far crescere questo gruppo, valutandolo, senza farsi mettere in discussione dai suoi giocatori. Qui va davvero (ri)creata una struttura, e lui sembra l’uomo giusto per riuscirci. Ed ha iniziato bene, volendo a tutti costi allenare la sua squadra già dal primo torneo della Summer League.

CONFERMATI: Iniziamo da Jaren Jackson Jr., al suo secondo anno, che sarà già il giocatore chiave di questa squadra. Stagione da rookie fino all’infortunio al di sopra delle già rosee aspettative. Ha sorpreso per concretezza e continuità. Già pronto a fare il leader, anche offensivo, di questi Grizzlies. Jonas Valanciunas, arrivato nella trade Gasol, avrà il compito dell’essere in pratica un semi veterano in questa squadra. Resta un centro old style, anche se ultimamente ha allargato il suo raggio di tiro, che avrà ruolo nello starting five anche in maniera produttiva. Anche Kyle Anderson, se dovesse essere fisicamente a posto, avrà un ruolo importante in questo roster. Sa come si fa la gavetta per arrivare a giocare quando conta, e può essere d’esempio.
Avrà minuti e spazio per far vedere il suo valore, dove la voglia supera il talento. Da Dillon Brooks ci si aspetta che continui a far vedere i progressi messi in mostra due anni fa nella stagione da rookie, e che si sono fermati al momento dell’infortunio. Altro ragazzo che sa cosa vuol dire lavorare per migliorarsi, e che potrebbe essere una delle basi del futuro di Memphis. Dopo stagioni passate a sventolare asciugamani e scaldare panchine, Bruno Caboclo qui è finalmente riuscito a far vedere le sua capacità sul parquet. Anche lui ha l’età, e la voglia, dalla sua parte. E quanto a età e voglia, Ivan Rabb non è secondo a nessuno. Dinamico, lungo che è sempre in movimento, rimbalzista. Uno di quei giocatori che rovista nella spazzatura della partita per trovarci qualcosa di buono. E chissà se anche Yuta Watanabe riuscirà a trovare un posto al sole in Tennessee.

NUOVI ARRIVI: Draft: con la #2 è stato preso Jamel “Ja” Morant. Che entra nella NBA dalla porta principale, tanto che per molti sarebbe dovuto essere lui la prima scelta assoluta. Per le mere statistiche è il primo giocatore nella storia NCAA a finire una stagione con più di 20 pt. e 10 ass. di media a partita. PG che sa come si segna e come si crea gioco. Già pronto per giocare in questa lega. #21 Brandon Clarke, ala forte, che potrebbe rivelarsi una signora presa viste le sue caratteristiche. Rimbalzista e attaccante dinamico, qui avrà sicuramente spazio e minuti. Da Utah nella trade che ha coinvolto Conley sono arrivati Jae Crowder e Grayson Allen. Crowder farà il veterano in questa squadra. Giocatore che si è fatto una fama da solido, difensore, che sa anche segnare.
Allen, malgrado la giovane età e l’altrettanto giovane carriera, qui è già ad un bivio. O riesce a dare l’impressione di poter fare qualcosa di utile in questa lega, oppure arrivederci e grazie. Tyus Jones è arrivato da free agent. Avrà un ruolo da back up point guard, magari all’inizio anche nello starting five. Sembrava poter ambire a qualcosa di più, ma attenzione perché talento ne ha tanto e chissà che non serva posto giusto e momento giusto per mostrarlo. Solomon Hill e De’Anthony Melton arrivano via trade con due storie diverse. Il primo, complici i molteplici infortuni, sembra già in fase calante, il secondo minuti qui dovrà conquistarseli. Marko Guduric desta curiosità, come tanti europei prima di lui. Tiratore, attaccante, che conosce il significato del lavorare in palestra. Se saprà superare le difficoltà di ambientamento lo spazio lo avrà. Nel roster ci sarebbe anche Miles Plumlee, corpaccione eventualmente da gettare in campo se si necessita.

DUE PAROLE SU: Le spendiamo su Andre Iguodala. Sembra già un separato in casa, che non ha nemmeno disfatto la valigia quando è arrivato. Chiaro che ricominciare da capo in una squadra giovane per lui, vista l’età ed il fisico, non deve essere facile, e le richieste da luoghi più vincenti abbondano. Ma se dovesse decidere di restare?

PCT. PLAYOFF: 20%- Come abbiamo scritto anno di transizione.

Arrivederci a domani con i New Orleans Pelicans

Doc. Abbati

Doc. Abbati

Il diversamente giovane del gruppo, appassionato di motociclismo e, soprattutto, dello sport made in USA , fan dei Lakers, dei Raiders e dei Mets rigorosamente in quest’ordine, seguo il basket NBA fin dagli anni 70 Nickname: Doc.Abbati