Hard Drive Team 2019/20: Golden State Warriors

Scritto da Marco Abbati  | 
Per la prima volta dopo quattro anni non saranno i grandi favoriti per la corsa all’anello, e già questo è un incredibile cambiamento. Ci occupiamo oggi dei Golden State Warriors. Golden State Warriors anno zero, o quasi. Diciamo che la cocente sconfitta subita nelle scorse Finals da parte dei Raptors, per certi versi comunque sorprendente malgrado tutti gli accadimenti che conosciamo bene alla voce infortuni, e quanto accaduto nella off season, porta la franchigia della baia per la prima volta dalla stagione 2015/16 a non avere gli assoluti favori del pronostico, anzi. Anzi secondo molti addetti ai lavori, e speranze di quella parte di fans che personalmente con il basket hanno poco a che vedere, sarebbe in discussione addirittura la loro partecipazione alla post season. Stephen Curry - Golden State WarriorsMa al di là del mai sottovalutare il cuore dei campioni, e che piaccia o meno in questa franchigia di campioni ce ne sono parecchi, prima di dare per morti i Warriors aspetterei di vedere dopo 30 minuti l’elettrocardiogramma piatto, così come previsto dai protocolli internazionali in materia. Certo, come abbiamo detto, la scorsa stagione è stata decisamente una delusione per chi si pensava potesse vincere tutto in una maniera imbarazzantemente facile. Ed è parso così per gran parte della stagione, con una regular season chiusa con un 57-25, e serie playoffs superate con l’idea di giocare al gatto con il topo, o quasi. Poi tutto si è inceppato nelle Finals contro Toronto. E se in tanti recriminano per gli infortuni successi, io non vengo meno alla mia teoria che questo è comunque un aspetto del gioco che va tenuto in considerazione sempre. E non credo che se qualcuno fosse andato a dire allo spogliatoio Warriors la frase “...avete perso per colpa degli infortuni….” sarebbe stato accolto con benevolenza. Da lì l’estate in cui si è deciso di rinunciare a qualche giocatore, qualcuno si è ritirato, un altro che indosserà, non subito, la #7 se n’è andato vicino ad un famoso ponte sull’East River. E così, anche per la franchigia che ha deciso di trasferire le sue partite casalinghe a San Francisco oltrepassando un altro altrettanto famoso ponte, si tratta di ripartire. Ma non esattamente da zero, al netto di un infortunio abbastanza grave che terrà il figlio di Mychal fermo fino a primavera inoltrata. Sarà una stagione molto curiosa per questa nuova versione di Golden State. COACH: Cinque stagioni, cinque Finals raggiunte, tre titoli. Direi che il bagaglio che coach Steve Kerr si porta all’inizio della sua sesta stagione sulla panchina dei Warriors è interessante. E quest’anno la sfida che lo attende è decisamente forte, perché in tanti lo attendono al varco, convinti che allenare una squadra di quel tipo sia comunque facile. Dimenticandosi totalmente la stagione di esordio da head coach dell’ ex Bulls e Spurs, 2014/15, in cui non partiva da grande favorito ma condusse una stagione notevole, facendo rendere tutti di più. Avrà un roster con due/tre certezze notevoli, e altri da far crescere per inserirli nel sistema Warriors. Attenzione perché, magari, in questa stagione potrebbe riuscire a convincere anche i più scettici. CONFERMATI: Stephen Curry avrà gli occhi di tutta la lega puntati addosso. Passa da sopravvalutato a Goat nel giro di un secondo, ma la cosa non sembra averlo mai preoccupato. Personalmente prepariamoci ad una stagione come quelle pre Durant. Draymond Green sarà come sempre l’anima di questa squadra. Quest’anno dovrà prendersi maggiori responsabilità, specie offensive, e dirigere il coro difensivo, con meno spazio alle sue scenette che poco aiuterebbero chi deve inserirsi. Klay Thompson è il fulcro della stagione. Perchè non si sa quando recupererà dall’infortunio, gli ottimisti dicono per la pausa dell’ All Star Game, altri Marzo, i pessimisti Aprile, in tanti addirittura, compreso il sottoscritto, ma con cognizione di causa pensano dovrebbe stare fermo tutta la stagione. E questo è chiaramente un problema. Rientrasse al 100% e riposato le quotazioni di questa squadra salirebbero velocemente verso l’alto. Alfonzo McKinnie è una storia bellissima, e quest’anno potrebbe scriverne un nuovo capitolo. Conosce questo sistema e sa come rendersi utile. Kevon Looney ha dimostrato di poter dare tanto, specie in difesa, in una squadra che gioca per vincere. Anche per lui bisognerà vedere come recupererà dall’infortunio. Ma ha kg, muscoli e conoscenza del gioco per migliorarsi ulteriormente. Jacob Evans e Damion Lee possono allungare le rotazioni, piacciono a Kerr per l’impegno che mettono ogni volta che chiamati in causa. NUOVI ARRIVI: Willie Cauley-Stein arriva qui per avere tanti minuti ed il ruolo da titolare. Per come sta giocando, maturando anno dopo anno, sembra fatto e finito per questo gruppo. Andrew Harrison torna nella lega, ed è un giocatore che qui potrebbe fare bene, avendo talento e capcità in regia. Jordan Poole è stato scelto con la #28. Come sempre nelle ultime scelte degli Warriors, anche questo ragazzo sembra perfetto per questo siatema. Avrà tanto spazio e dovrà sfruttarlo subito. Alen Smailagic, scelto con il #39, e Eric Paschall, #41, anche loro dovrebbero, come sempre nella gestione Kerr, trovare minuti velocemente. Vediamo come risponderanno. Alec Burks potrebbe ritrovare la sua verve offensiva, qui dalla panchina avrà modo di ritrovarsi. Omari Spellman è un altro giocatore potenzialmente bidimensionale, un lungo che ha mano da fuori. Marquese Chriss è entrato nella NBA giocando da rookie con grande enfasi, poi si è un pochino perso. Qui potrebbe rendere meglio, visto il sistema, e la sua fisicità. Glenn Robinson III è alla ricerca di se stesso da anni in questa lega. Chissà se qui riuscirà a trovare il posto giusto per esprimersi. DUE PAROLE SU: Chiaramente su D’Angelo Russell. Arriva dopo una stagione fantastica ai Nets. Qui avrà molte responsabilità, giocando un basket diverso da quello Warriors, ma che potrebbe aumentarne la pericolosità, e farla aumentare a tutta la squadra. Giocatore che comunque non ha mai avuto paura di mettere in mostra le sue capacità tecniche e morali. Credo che sarà la stagione del definitivo rilancio ad altissimi livelli. PCT. PLAYOFFS: 65%- Io credo che non avranno problemi a raggiungere la post season, comunque anche al netto degli infortunati, hanno un roster, un sistema di gioco e un coach che possono fare la differenza per trovare un posto nelle otto elette, anche nella Western Conference.

Arrivederci a domani con i Toronto Raptors.


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