Philadelphia 76ers, il grande enigma 2019/20

Scritto da FMB  | 
Una delle squadre più interessanti e da tener d'occhio nella prossima stagione sono i Philadelphia 76ers rei di una Free-Agency aggressiva che ci ha regalato una squadra forte ma difficile da decifrare. 📸  Parktsyon Con Kawhi Leonard tornato ad Ovest e Kevin Durant fermo tutto l'anno l'East è terra di conquista, i Milwaukee Bucks di Giannis Antetokounmpo e i Sixers sono oggi le favorite ad affrontarsi in un'ipotetica finale di Conference, entrambe castigate dai Raptors l'anno scorso soprattutto Philly con quel miracolo proprio di Kawhi in G7. Milwaukee è rimasta la squadra dell'anno scorso (perdendo il solo Brogdon) con l'esperienza della passata stagione e un Giannis in crescita costante, Philadelphia era una squadra molto pericolosa, con molto se non troppo talento, con ruoli ben definiti, la squadra che si presenterà ai blocchi di partenza della stagione 2019/20 non ha cambiato l'ossatura (Simmons-Embiid)e le novità sono da scoprire.

MOSSE

Tobias Harris - Philadelphia Facciamo un riepilogo della Free-Agency 76ers: subito il rinnovo al massimo per Tobias Harris (26 anni) con estensione da 5 anni per $180 milioni, poi dalla sign-and-trade con Miami è arrivato Josh Richardson (25 anni), il colpo Al Horford (33 anni) da 4 anni per $109 milioni, rinnovo per James Ennis III (29 anni), firmato Kyle O'Quinn e poi l'ultima mossa proprio di qualche giorno fa ossia il maxi-rinnovo di Ben Simmons (22 anni) da 5 anni per $170 milioni che merita un capitolo a parte. Chi si è perso? Boban Marjanovic (30 anni) finito a Dallas, J.J Redick (35 anni) che ha firmato con New Orleans un 2x25 e poi Jimmy Butler (29 anni) a Miami.

ROSTER

Una squadra difficile da decifrare, enigmatica, da un lato: Harris è un bel giocatore, polivalente, si sposa bene col gioco della squadra e ti assicura 20 di media, Richardson è un giocatore con punti nelle mani reduce dalla sua miglior stagione (16,6 punti) un giovane e promettente 3&D, Horford è stata una firma molto furba per una serie di motivi: 1) Hai tolto IL problema al tuo leader, l'ex Celtics è sempre stato l'incubo di Joel Embiid, nelle sfide tra Phila e Boston Embiid ha sempre sudato le proverbiali 7 camicie contro il prodotto di Florida 2) Horford sa giocare in tutte le posizioni/distanze con la stessa efficienza e questo può garantire sicurezza e diversi assetti per coach Brown 3) In difesa è un giocatore di livello assoluto che sa anche come dar fastidio al pericolo numero uno della Eastern Conference, il Greco. 4) Se Embiid sta fuori ha un sostituto degno 5) Uomo spogliatoio vero, l'unico a tenere in piedi il disastro Celtics l'anno scorso, aspetto non da poco per le aspettative di Philly. Inoltre, dettaglio non da sottovalutare, il quintetto base è uno se non il più lungo della Lega che non guasta soprattutto in difesa; Simmons 2,08, Richardson 1,98, Harris 2,06, Horford 2,15 ed Embiid 2,13 Dall'altro lato però: non hai profondità in panchina (Mike Scott e?), non hai più il closer nei momenti topici (Butler) o parafulmine nei momenti difficili ed Harris non è quel tipo giocatore, Richardson è una bocca da fuoco ma non è un tiratore puro in uscita dai blocchi come lo era J.J (35% da 3 contro il 39% e 41% nei Playoffs) e si trova in una nuova realtà dove non sarà il primo terminale, non c'è un vero tiratore ed infine la convivenza Horford-Embiid. Al da quando entrò in NBA con Atlanta e nel suo periodo ai Celtics non ha MAI giocato con un lungo come Embiid; agli Hawks era lui il #5 e conviveva benissimo con Paul Millsap, giocatore ordinato ed efficiente a livello tecnico/tattico, a Boston c'era un "mestierante" come Aaron Baynes che consentiva ad Horford di poter giocare ovunque in attacco e di essere il suo muro in difesa. Con Embiid come si fa che gioca ovunque con i suoi possessi che variano dal post-basso, al gomito, all'1-Vs-1 frontale da fuori area, tiro da 3, e momenti di scelte scellerate e forzature? Horford è un giocatore molto intelligente e credo riuscirà a trovare una chimica ma il fulcro dei Sixers, che lo vogliate oppure no, ha il #25 sulla schiena.

BEN TIME

E poi c'è Ben Simmons. Lasciato definitivamente da Kendall Jenner, dato forfeit all'Australia per i Mondiali in Cina per prepararsi al meglio per la stagione 2019/20 e fresco di rinnovo, sull'ex prodotto di LSU quest'anno la pressione si farà sentire e questo roster lo metterà alla prova. Simmons, come scritto più di una volta, NON è LeBron James, è un facilitatore di gioco e l'anno scorso aveva l'imbarazzo della scelta tra Redick, Butler nei momenti cruciali, Harris e poi Embiid, il che non richiedeva da parte sua un grande impegno in fase offensiva ma soprattutto era scarico da qualunque responsabilità.

Quest'anno la musica cambia.

Lo scrissi più di una volta, senza quel miracolo di Leonard Philadelphia avrebbe avuto grandi occasioni di battere i Raptors soprattutto se il suo leader fosse riuscito a giocare con continuità la serie, il discorso Embiid è sempre molto delicato; l'anno scorso senza peli sulla lingua scrissi che Joel era il problema dei 76ers perché non poteva garantire continuità di prestazioni ad alto livello causa un fisico problematico e nella stagione in arrivo senza Jimmy Butler per forza di cose lo spilungone africano sarà ancor di più al centro dell'attacco specie nei momenti clou. Simmons è chiamato a fare uno step avanti significativo, è chiamato ad essere un leader ed un giocatore più completo, si ironizza che i $170 milioni di rinnovo siano $10 milioni per ogni tripla tentata l'anno scorso (17 in totale) e proprio dal tiro da 3 e long-two ci aspettiamo miglioramenti e personalità contando che le difese lo battezzano anche irrisoriamente lasciandogli più di 2 metri di spazio.  Non scopriamo l'acqua calda, Embiid non ti fa 92 partite e ai playoffs non ti gioca una serie al 100% (vedi con Toronto), senza Butler serve un giocatore che si prenda in mano la squadra e questo deve essere Simmons, siamo al 3° anno da PRO, il contratto pesa, se la scorsa annata è stata "interlocutoria" questa DEVE essere LA SUA stagione, per Phila che ci ha appena investito molto ma soprattutto per lui. Tanto della stagione di Philadelphia dipenderà da questo step. Tornando a Philadelphia ho la stessa sensazione dell'anno scorso, squadra che potenzialmente può battere chiunque e allo stesso tempo farsi del male da sola, il quintetto base volendo è anche più forte ed equilibrato di quello dell'anno scorso ma bisogna trovare l'alchimia tra i due lunghi, ambientare J-Rich, sperare che Simmons faccia lo step e allungare di qualità la panchina, tante piccole cose che alla lunga possono essere la croce o la delizia. L'anno scorso i Sixers cominciavano la stagione ed entravano in Post-Season con la nomea di "Dark Horse" il che li rendeva più pericolosi ed affamati senza nulla da perdere, nell'annata che sta per arrivare partono favoriti con Milwaukee per la conquista dell'East, anche questo step mentale sarà fondamentale sia per la squadra che per coach Brett Brown quasi sull'uscio dopo l'eliminazione contro Toronto e poi confermato.

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