Due parole con...Biram Baparapè!

Non lo si è visto in campo quest'anno con Cantù se non per pochi istanti ma la storia di Baparapè è molto interessante, soprattutto le sue idee sui giovani che cercano di farsi strada

Scritto da Francesco Genolini  | 

Non lo si è visto in campo quest'anno con Cantù se non per pochi istanti ma la storia di Biram Bapararè (23 anni) è molto interessante, soprattutto le sue idee sui giovani che cercano di farsi spazio.

Settimana scorsa avevamo scritto un FOCUS pungente sulla situazione della Nazionale italiana di Pallacanestro evidenziando come si stia cercando un po' troppo il passaporto che lo sviluppo interno (CLICCA QUI per leggere), Biram Baparabè vince lo scudetto U20 da portagonisat nel 2016 con la Pallacanestro Cantù, da ì viee girato in Serie B ad Empoli (4.6 punti in 18' di media per un totale di 96 in 21 gare giocate) per poi tornare a Cantù per completare il roster della squadra principale allenata da Cesare Pancotto.

Come scritto nell'introduzione Biram in questa stagione non ha visto molto il campo ma è molto interessante capire come un ragazzo classe 1997 viva il sogno di giocare in Serie A con tutti gli ostacoli che ne consegue

Questa la nostra intervista realizzata da Francesco Genolini:

Come stai occupando le tue giornate in questo periodo di lockdown? Riesci a fare qualche tiro a canestro o ti stai dedicando solo alla parte fisica?

Dedico molto tempo a me stesso, è sicuramente una situazione difficile ma cerco di sfruttare questo periodo al meglio. Purtroppo non ho un canestro a disposizione quindi sto lavorando solo sulla parte fisica. Oltre a questo ho riscoperto il piacere della lettura e sto imparando qualcosa di più in cucina. Poi gioco alla play con gli amici.

Stai guardando o guardi qualche film o serie TV sullo sport?

Guardo molte serie tv ma al momento niente che riguardi lo sport tranne "The Last Dance"

Partiamo dall’inizio della tua carriera, le giovanili a Cantù e soprattutto lo scudetto U20 che ti ha visto protagonista, di quella squadra senti ancora qualcuno? Ci sono altri come ye che hanno proseguito la carriera professionistica?

Si, ci siamo persi un po’ di vista perché ognuno ha inevitabilmente preso la sua strada ma ci sentiamo spesso. La maggior parte giocano in A2 e in B, quando hanno partite in zona e sono libero cerco sempre di andare a vederli. Ultimamente sono stato ad una partita di Ruben Zugno che gioca a Bergamo. L’anno scorso sono andato a vedere Curtis Nwohuocha che gioca a Trapani e Matteo Fioravanti che giocava a Legnano e ora a Cassino, ho visto giocare anche Siberna quando giocava ad Olginate, ora è in a2 a orzinuovi. Purtroppo non sono mai riuscito a vedere Cesana che gioca a Casale Monferrato e Freri che è in c1 però ci sentiamo molto spesso.

Cosa ne pensi del settore giovanile italiano e cosa cambieresti?

Posso parlare solo del settore giovanile di cui ho fatto parte io. Progetto giovani Cantù. Credo sia un ottimo bacino in cui crescere che dia lo slancio giusto per entrare nel ‘mondo dei grandi’.  Quando c’ero io la maggior parte erano allenatori competenti che si preoccupavano più della tua crescita personale che del risultato sul campo e questo è stato molto importante per tutti noi. Io non so se ovunque in Italia la filosofia sia questa ma se così non fosse questa sarebbe l’unica cosa che cambierei. Credo sia importante dare priorità alla crescita tecnica e mentale di ogni giocatore prima ancora dei risultati che si ottengono sul campo. Quelli arriveranno di conseguenza.

Domanda piccate #1: Nel 2016 dichiarasti che “il sistema è sbagliato visto che molti talenti vengono persi per strada, senza che venga data loro l’opportunità di mettersi in gioco” aggiungendo che non avevi una soluzione, 2 anni dopo sei ancora dello stesso avviso o vedi uno spiraglio?

 Ho notato che ora gli allenatori tendono a dare un po’ più di fiducia ai loro giovani quindi qualcosa sta cambiando. Speriamo si continui così.

Dopo un anno a Cantù sei stato trasferito in prestito a Empoli in serie B raccontaci cosa ti ha dato quell’esperienza?

È stata la mia prima esperienza fuori da Cantù, ho avuto la fortuna di trovarmi in un bellissimo ambiente a livello societario. Ho visto come funzionavano certi meccanismi e ci ho messo un po’ a ingranare ma ho imparato molto da quell’esperienza soprattutto a livello emotivo. Da lì ho capito cosa potevo dare in campo e dove volevo arrivare.

Domanda piccante #2: tutto è ancora in divenire per la prossima stagione, tu hai già idea sul cosa vorrai fare? Se disposto a fare un altro anno di apprendistato a Cantù o ti guarderai in giro magari scendendo di categoria (A2)?

Ho ancora un anno di contratto, vedremo più avanti cosa succederà. La scelta non dipende solo ed esclusivamente da me.

Tornando a Cantù, quale giocatore di questa stagione ti ha impressionato di più e quale ti ha aiutato nella tua crescita?

Più che qualcuno in particolare mi ha impressionato il modo con cui abbiamo affrontato la stagione. La forza del gruppo ha fatto sì che raggiungessimo risultati importanti infatti è un peccato che sia finito tutto così presto. Personalmente mi sono trovato molto bene più o meno con tutti, ho appreso qualcosa da ognuno di loro.

Qualche aneddoto?

Meglio di no ahahaha

In un’intervista dicesti che volevi la grinta di Sasà Parrillo, la faccia tosta di Dominique Waters e l’attitudine di Tremmell Darden, di questo roster cosa ruberesti e a chi?

Quest’anno rispetto agli altri ho notato che c’era una particolare consapevolezza nei propri mezzi da parte un po’ di tutti. Ho rubato un po’ di quella.

Restando in ambito A1 quali sono i giocatori che più ti hanno impressionato vedendoli dal vivo?

Oltre a Teodosic e Rodriguez mi è piaciuto moltissimo Robertson della fortitudo Bologna e già dall’anno scorso anche Blackmon di Trento.

So che sei un gran appassionato di sneakers da cosa nasce questa passione?

Sì, è una passione che nasce un po’ a caso dopo aver visitato New York per la prima volta circa 8 anni fa. Mia mamma là mi ha comprato la mia prima Jordan, una 4 military blue e da lì mi sono interessato molto a quel mondo

Quali sono le tue scarpe preferite in campo?cosa ti piace indossare fuori dal campo e qual’è il tuo grail (scarpa che vorresti)?

carpe preferite per giocare sono state le kobe 4. Fuori dal campo indosso sempre le air force 1 low bianche e ogni tanto tiro fuori qualche sneaker più importante. Vorrei tanto una Jordan 1 x Travis Scott high.

Come sempre un ringraziamento a Biram e all'ufficio stampa della Pallacanestro Cantù per la disponobilità.


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