Evolution Awards Race (21/12/2018)

Scritto da Marco Abbati  | 
Puntata pre Natalizia della nostra Evolution Awards Race, con classifiche che subiscono variazioni importanti, qualche nuova entrata sorprendente, due ragazzi che più che all’M.I.P. potrebbero ambire a classifiche più importanti, ed il greco che si riprende prepotentemente la vetta dell’MVP race. MVP 1) Giannis Antetokounmpo (MIL) 41.7: Settimana in cui il greco è tornato a giocare da Giannis, da vero leader in campo, alzando la voce in diversi momenti della partita. 2) Anthony Davis (NOP) 39.8: Anche per lui settimana ad alto livello, magari meno per quello che riguarda i suoi Pelicans. Continua ad essere in un grande momento di forma. 3) Nikola Jokic (DEN) 39.4: Quando accende la spina è talmente bello da vedere in campo che non sembra nemmeno parente di quello che ogni tanto la spina la spegne. Ma in questo momento è la luce della miglior squadra della Western Conference. 4) Kevin Durant (GSW) 38: Alla fine Durant resta sempre nei cinque, sfoderando prestazioni di una continuità imbarazzante, senza alzare troppo la voce. 5) Kawhi Leonard (TOR) 37.4: Anche per lui la continuità e la costanza di rendimento sono i punti di forza di chi sta dimostrando tanto ai suoi detrattori, saliti di numero lo scorso anno. R.O.Y. 1) Deandre Ayton (PHO) 21.7: Ha fatto ricredere il proprio coach sull’idea di dover uscire dalla panchina per essere utile. In doppia doppia praticamente ogni sera, decisivo in questo buon momento Suns. 2) Luka Doncic (DAL) 20.2: Flessione dei suoi Mavs, dove lui resta comunque il giocatore decisivo nei momenti importanti. Leggera flessione abbastanza preventivabile, ma siamo sicuri che si riprenderà immediatamente. 3) Marvin Bagley III (SAC) 18.1: Arriva sul podio dopo un ottimo periodo, caratterizzato da una settimana in cui ha fatto vedere ancora qualcosa in più rispetto a quelle precedenti. Sta crescendo davvero. 4) Jaren Jackson Jr. (MEM) 17.4: Calo di rendimento importante per il rookie dei Grizzlies, che comunque non sembra perdersi d’animo, continuando a giocare il suo basket. 5) Shai Gilgeous-Alexander (LAC) 15: La buona notizia per lui e per coach Rivers è che nel momento peggiore della stagione Clippers il rookie da Kentucky non ha fatto calare il rendimento, anzi. SIXTH MAN 1) Domantas Sabonis (IND) 28: Il lituano gioca un’altra settimana con grande voglia, facendo sempre la cosa giusta in campo, da leader della second unit, e conquistandosi anche i minuti decisivi sul parquet. 2) Montrezl Harrell (LAC) 25.6: Avrebbe potuto essere un momento di calo, visto il periodo non roseo dei Clippers, invece Harrell sta facendo sempre bene, risultando determinante quando entra dalla panchina. 3) Julius Randle (NOP) 22.7: Infortunato, resta nella nostra classifica sul podio per questo motivo, ma sarà da valutare sulla base delle partenze in quintetto. 4) Jonas Valanciunas (TOR) 22: Anche lui nella injuried list, dove dovrebbe restare per un mese circa, motivo per cui potrebbe uscire dalla classifica. 5) Derrick Rose (MIN) 20.5: Sta partendo in quintetto causa infortunio del titolare, Jeff Teague. Ma questa possibilità de l’è guadagnata grazie alle prestazioni, sempre solide, in uscita dalla panchina. D.P.O.Y. 1) Paul George (OKC): Stagione del definitivo rilancio, in questo momento i Thunder sono suoi, e non solo per l’energia che ci mette in difesa, dove sta giocando magnificamente. 2) Mike Conley (MEM): E’ tornato il giocatore di due/tre stagioni fa, quello che era davvero difficile da battere in uno vs uno, e che toccava tutti i palloni. Buone notizie per questi Grizzlies. 3) Giannis Antetokounmpo (MIL): Piovra tentacolare, con quelle smisurate braccia e quella velocità di piedi, unita alla voglia di piegare la schiena in difesa, è un arma terribile nella sua metà campo. 4) Steven Adams (OKC): I Thunder stanno crescendo, e molto, in difesa, e Adams sta giocando una stagione solida, fatta di aiuti, di taglia fuori, di capacità di essere presidiatore della zona pitturata. 5) Joe Ingles (UTA): Ai Jazz serviva una scossa soprattutto difensiva, e l’australiano ha risposta presente. Giocatore che riesce ad essere sporco e fisico, senza averne le stimmate. Ma sta alzando, e bene, la voce in difesa. M.I.P. 1) Pascal Siakam (TOR) 30.9: Settimana semplicemente spettacolare del camerunense, trascinatore di questi Raptors, e che sta facendo vedere cose che non si immaginavano fossero nella sua faretra. 2) Domantas Sabonis (IND) 28.3: Giocare come ha fatto in figlio di Arvidas e perdere il primato di questa award, significa che qualcuno ha fatto meglio, e molto, di te. Ma qui stiamo avvicinandoci a statistiche degne di un’altra corsa. 3) Julius Randle (NOP) 22.7: Come abbiamo detto è infortunato. Resta l’ottima stagione giocata fino adesso. 4) JaVale McGee (LAK) 22.3: Prima di infortunarsi era ulteriormente cresciuto non solo statisticamente. Ma è da infortunato che sta facendo vedere quanto sia importante in questi Lakers. 5) Juancho Hernangomez (DEN) 21.2: Dopo una stagione difficile per i problemi di salute noti, è tornato, ha conquistato a furia di ottime prestazioni lo starting five, ed è protagonista positivo di questi bei Nuggets. C.O.Y. 1) Nick Nurse (TOR): E se questa classifica avesse già un vincitore? Certo è Dicembre, ma quello che sta dimostrando coach Nurse è davvero impressionante. Anche quando i suoi leader sono fermi al palo. 2) Michael Malone (DEN): Coach di una intelligenza sopraffina, si infortuna Millsap? Nessun problema, giochiamo senza Harris? Idem. Chiunque entri in campo sa sempre cosa fare. 3) Mike Budenholzer (MIL): Se i Bucks hanno un record così positivo molto lo si deve al loro coach, ed alle nuove idee cestistiche portate sul campo. 4) Nate McMillan (IND): Classifica che premia i coach che sanno allenare, che danno impronte chiare ai loro giocatori, che riescono a far rendere tutti al massimo delle loro possibilità. Proprio quello che sta facendo coach McMillan ai Pacers, proseguendo il discorso iniziato la scorsa stagione. 5) Billy Donovan (OKC): In tanti storceranno il naso, ma non importa. I Thunder, dopo anni, hanno un’identità che non sempre ha il #0 sulla maglia. Anzi molte volte è la difesa a dare il via ai bei momenti di OKC. Ed il merito perché non dovrebbe essere di un signor coach come Donovan?

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