Hard Drive Team 2019/20: Utah Jazz

Scritto da Marco Abbati  | 
Squadra che ogni anno è tra le protagoniste della sua Conference, ma che da sempre l’impressione che le manchi qualcosa per compiere l’ultimo passo. Ci occupiamo oggi degli Utah Jazz Le ultime tre stagioni degli Utah Jazz sembrano essere una la fotocopia dell’altra. Squadra che parte con qualche dubbio sulle reali capacità del roster per competere per i playoffs, stagione che smentisce il tutto ed in cui ci si avvicina alle 50 W, playoffs che finiscono al primo o secondo turno perché manca qualcosa, o qualcuno, per crescere definitivamente. Donovan Mitchell - Utah jazzE la scorsa stagione non si è discostata di molto rispetto a quanto scritto. Ad iniziare dal record, 50-32, per proseguire con dei playoffs giocati però leggermente sotto tono rispetto a quanto fatto vedere nelle post season precedenti, chiusi con un’eliminazione abbastanza secca, su cui non c’è stato nulla da recriminare. O magari invece qualcosa si, soprattutto nella composizione del roster, compresa la profondità dello stesso. Per cui nella off season si è deciso di tentare di correre ai ripari, per creare un gruppo che potesse essere compatibile con le idee del coaching staff. Per cui Justin Zanik e Dennis Lindsey, G.M. e Direttore delle Operazioni della franchigia di Salt Lake City, si sono mossi per portare nello Utah giocatori che avessero determinate caratteristiche, conservando, chiaramente, quelli che possono essere il presente ed il futuro di questa squadra. Perchè i Jazz danno l’idea di essere molto vicini a compiere quel salto che li (ri)porterebbe ai piani alti della Western Conference, ma come sempre salire di livello, risulta difficile, specie se intorno a te tutti si rinforzano a colpi di super star. COACH: Quin Snyder entra nel suo sesto anno sulla panchina degli Utah Jazz. Uomo di basket se ce n’è uno in questa lega, un coach che sa sempre cosa chiedere e cosa ottenere dai propri giocatori. In questa stagione avrà un roster molto interessante su cui agire, con ragazzi che potrebbero trarre grande giovamento dall’essere al suo servizio. Di certo c’è che gli verrà chiesto di migliorare qualcosa, andando oltre la qualificazione ai playoffs. CONFERMATI: Iniziamo da Donovan Mitchell, ormai diventato velocemente il leader incontrastato della squadra. Due stagioni in crescita, nulla che faccia pensare che possa esserci una involuzione, anzi. Quest’anno, con i nuovi arrivi, potrebbe esserci ancora più spazio per lui e le sue statistiche giovarsene. Rudy Gobert è ormai una certezza di questa franchigia. Sta diventando sempre più continuo e la sua maturazione cestistica, e come uomo, lo rende un vero leader anche nello spogliatoio. Altro leader indiscusso di questi Jazz è decisamente Joe Ingles. Giocatore che fa dell’intelligenza, e diciamo del gioco “sporco”, il suo must. Ma quando è in campo riesce a far giocare bene la sua squadra e male gli avversari. Royce O’Neale è diventato un ottimo giocatore in uscita dalla panchina. Sempre utile, sempre energico, piace tantissimo al suo coach. Dante Exum è reduce da un altro brutto infortunio. In questa squadra si sta ritagliando un ruolo da back up, che deve alzare il livello del gioco in uscita dalla panchina. Georges Niang ha dato l’impressione di potersi meritare più spazio nelle rotazioni. Vedremo come continuerà questa sua crescita. Tony Bradley potrebbe anche trovare minuti, anche se rimane ancora acerbo per tante cose. NUOVI ARRIVI: Reduce dalla sua miglior stagione nella lega, dalla free agency è arrivato Bojan Bogdanovic. In questa squadra uno con le sue caratteristiche, attaccante, tiratore, rimbalzista sottovalutato, diventerà fondamentale. Upgrade importantissimo per i Jazz. Porta i suoi servigi in Utah anche Ed Davis, veterano alla sua sesta squadra in undici stagioni. Dalla panchina uno con le sue doti di rimbalzista, intimidatore va sempre bene. Jeff Green è un altro veterano di lungo corso nella NBA. Attaccante, uomo con, potenzialmente, tanti punti nelle mani. Potrebbe diventare un giocatore di rotazione versione extra lusso. Emmanuel Mudiay ha trovato una stagione da protagonista nei disastrati Knicks della scorsa stagione. Comunque ha impressionato come mai aveva fatto nella lega. Qui come giocatore di rottura con talento offensivo, avrà molte cose da dire. Poi tre giocatori che arrivano dall’Europa, dove hanno giocato da protagonisti, e che i Jazz hanno voluto, probabilmente perché anche se rookie, faranno meno fatica ad entrare nelle rotazioni allungandole, William Howard, Stanton Kidd, Nigel Williams-Goss. Howard è un ala piccola, buona mano, fisico già pronto per questa lega. Il francese è stato fortemente voluto a Utah, tanto che si è provveduto a pagargli il buyout dal Limoges, Kidd ha fisico e voglia, ala muscolare e rimbalzista, Williams-Goss è una guardia con punti nelle mani che personalmente credo troverà spazio in questo roster. DUE PAROLE SU: Mike Conley. Arriva qui per alzare il livello dei suoi compagni e ritrovarsi come leader di una squadra che può puntare in alto. Lui ha tutte le caratteristiche per riuscire in questo lavoro, avendo, oltretutto, un coach che sembra perfetto per il suo modo di giocare, e viceversa. PCT. PLAYOFFS: 65%- Squadra che se dovesse amalgamarsi ed entrare in ritmo in fretta, per come è allenata e per il personale a disposizione potrebbe diventare un’autentica mina vagante.

Arrivederci a domani con i Philadelphia Sixers


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