Hard Drive Team 2019/20: Denver Nuggets

Scritto da Marco Abbati  | 
Squadra in continua crescita, con tanta voglia di diventare da subito una contender. Ci occupiamo oggi dei Denver Nuggets. Potrebbe sembrare strano, visto da dove partivano, ma la stagione 2018/19 dei Denver Nuggets può comodamente entrare sotto la dicitura rammarico. Perchè questa squadra ha avuta una grande occasione per le mani, sfuggita per inesperienza a giocare a questo livello, ansia da prestazione e, forse, mancanza di profondità nel roster. Per la franchigia di The Mile High City la scorsa regular season è andata sempre più in crescendo, chiusasi con un 54-28 che è valso il secondo posto nella Conference. Poi sono arrivati i playoffs, con le difficoltà del primo turno, comunque risolte, e la bellissima serie contro i Blazers, dove tutto è andato bene per cinque partite, per poi finire male, con la sconfitta interna in gara 7. Sconfitta che ha lasciato parecchio amaro in bocca a Denver, l’idea che si potesse/dovesse fare qualcosa di più. Perchè quando non ottieni un risultato che sembrava raggiungibile, tendi a farti domande su come sia stato possibile fallire. Anche se all’inizio dell’anno una stagione come quella messa in piedi dai Nuggets non era preventivabile nemmeno dal loro fan più ottimista. Però devi anche mettere da parte la delusione e dagli eventuali errori ripartire per migliorarsi, perché è così che si diventa una grande squadra, soprattutto quando c’è un gruppo giovane che deve proseguire un percorso di crescita. Ed un gruppo che è stato riconfermato praticamente tutto, tentando di aggiungere qualcosa che possa trasformarsi un un upgrade importante, sia come rookie che da altri contesti tecnici. I Denver Nuggets sono una squadra da seguire con grande attenzione, perché in assenza di stelle di assoluta e prima grandezza, o presunte tali, ha un roster di ragazzi a cui è evidente che piaccia giocare insieme. Più uno. COACH: Uno dei migliori allenatori della lega. Ogni anno lo scrivo e continuerò a farlo, probabilmente, fino a che coach Michael Malone siederà su una panchina NBA. Questo è davvero un uomo di basket, lo allena, lo insegna, lo vive. Sono curioso su come gestirà i suoi ragazzi, perché da quando è arrivato a Denver, stagione 2015/16, ogni anno si sono visti miglioramenti, giochi nuovi, giocatori usati in maniera diversa ma sempre utile al gioco, e allungamenti nelle rotazioni, facendo diventare importante anche chi ne sembrava ai margini. Avrebbe meritato il Coach of the Year almeno un paio di volte da quando allena nella lega, e credo che anche in questa stagione sarà lì, a dimostrare di poterlo essere. CONFERMATI: Iniziamo da Jamal Murray, leader emotivo della squadra. Giovane, chiaramente con ampi margini di crescita. Quest’anno avrà molti più occhi, e difese, addosso. Vediamo come se la caverà in questa nuova dimensione. E discorso simile lo si può fare per Gary Harris. Che ha beneficiato tantissimo della cura Malone, e che lo scorso anno ha subito un leggero calo causa multipli infortuni. Questo duo quest’anno dovrà comunque alzare il volume della radio e dimostrare di poter giocare liberi da pressioni anche quando queste emergono. Paul Millsap è tornato sui suoi livelli standard, che sono elevati. Fondamentale a rimbalzo, spalle a canestro e nel ruolo di veterano in un roster così giovane. Will Barton ha perso buona parte della stagione scorsa per infortunio. Iniziando a giocare questa dall’inizio non potrà che tornare utilissimo, in un contesto che ha bisogno di attaccanti e che lui conosce molto bene. Mason Plumlee ha trovato qui la sua dimensione, uscendo dalla panchina, dando energia sotto canestro. Rimbalzi, stoppate, difesa, capacità di servire assist le specialità che lo rendono importante qui. Poi un poker di giocatori, Malik Beasley, Monte Morris, Juancho Hernangomez e Torey Craig, che si sono rivelati decisivi per allungare le rotazioni, che hanno anche trovato spazio nello starting five, facendo sempre cose importanti, ma, soprattutto, che sanno farsi trovare pronti sui due lati del campo. Jarred Vanderbilt ha fatto la sua stagione da rookie in cui il campo lo ha visto poco. Tanta gavetta, tanti allenamenti, tanto lavoro con l’obbiettivo di essere pronto ed avere spazio magari già in questa regular season. Discorso diverso per Michael Porter Jr., che dovrebbe esordire quest’anno cosa che desta molta curiosità. Giocatore di infinito talento, su cui pesa l’incognita schiena. Se sano, ed il se è grosso come un palazzo a trenta piani, farebbe salire il tasso tecnico e atletico di questa squadra di parecchi punti. NUOVI ARRIVI: Jerami Grant è un acquisto importante in una squadra comunque poco atletica vicino a canestro. Oltretutto, ultimamente, ha ampliato il suo raggio di tiro. Qui avrà parecchio spazio. Vediamo cosa riuscirà a fare Vlatko Cancar, giovane sloveno a detta di tutti con grande talento, che però dovrà sgomitare parecchi per trovare un minimo spazio. Tyler Zeller può anche lui allungare le rotazioni, anche se da l’idea di essere nella fase calante della carriera. E poi ci sarebbe Bol Bol. Il figlio di Manute. Al di là dell’interesse che c’è intorno al nome, qui ci sono punti nelle mani, capacità di andare a rimbalzo e voglia di giocare a questo livello. Non lo prenderei solo come un fenomeno folkloristico. DUE PAROLE SU: Le spendiamo sul più uno, che di nome fa Nikola Jokic. Chiaro il perché del più uno, perché lui è il più di questi Nuggets. Ad un passo dal diventare uno dei primi cinque di questa lega, se continua a giocare per quello che ha fatto vedere la scorsa stagione e cresce ulteriormente ne vedremo delle belle. Questo ragazzo interpreta il basket in una maniera assolutamente personale, ed è uno spettacolo vederlo giocare. Lui la chiave fondamentale di questa squadra. PCT. PLAYOFFS: 70%- Squadra ben allenata, si conoscono tutti, i nuovi sono facilmente integrabili. Certo c’è sempre lo spinoso problemino di giocare ad ovest, ma i playoffs sono a portata. Arrivederci a domani con i Milwaukee Bucks.

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